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Una statua funeraria acefala femminile – con mantello in nenfro del I secolo a.C., epoca repubblicana, probabilmente proveniente dall’antica Lavinium, un blocco in travertino, di epoca tardo repubblicana, sul quale appare un’iscrizione che si riferisce a una via porticata che conduceva al Foro romano, un cippo di epoca imperiale con iscrizione in latino dedicata a Giove Sabazio, una lastra in marmo, con iscrizione in greco dedicata a Eracle, figlio di Zeus. Sono questi alcuni degli oltre seicento reperti archeologici rinvenuti a Roma e nel sud della provincia grazie alle indagini tra i mesi di dicembre 2007 e gennaio 2008 del Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Ma il pezzo più importante è una riproduzione settecentesca della Forma Urbis di Settimio Severo, la grande pianta di Roma antica, incisa su lastre di marmo, realizzata in età severiana su una parete del Tempio della Pace nell’ambito dei Fori Imperiali (203 – 211 d.C). Per prevenire e monitorare la presenza di scavi clandestini e danneggiamenti di beni archeologici a Roma e su tutto il territorio laziale, il Reparto dei Carabinieri ha attivato servizi di controllo dei siti archeologici maggiormente sensibili al fenomeno. Già nel 2006 i Musei Capitolini e Villa Torlonia avevano festeggiato il ritorno a casa di due importanti sculture – una statua acefala di togato ed una testa marmorea – da dove mancavano dagli anni ‘80.











