31 gennaio 2019

La Collicaligreggi si divide. I fondatori della galleria di Catania ci dicono di più

 

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Era il 2011 quando Massimo Ligreggi e Gianluca Collica inauguravano la loro galleria d’arte contemporanea a Catania. Nasceva così la collicaligreggi presso il SAL-Spazio avanzamento lavori, una zona dell’archeologia industriale dove un tempo si raffinava lo zolfo. Fin dagli esordi, la loro partecipazione a fiere importanti, come ABC Berlin, MiArt, Artissima. Il programma della galleria ha sempre puntato su artisti giovani che non collaborano ancora con altre gallerie italiane, ma con gallerie straniere. La scelta degli artisti, nella maggior parte dei casi, è stata effettuata in collaborazione diretta con quelli già in scuderia. E oggi, a inizio 2019, il divorzio tra i due soci, che abbiamo intervistato. 
Massimo e Gianluca, qual è il motivo di questo divorzio? 
«Nulla da ripiangere in questi 8 anni passati insieme. Abbiamo lavorato in modo complementare e costruito una galleria con una chiara identità, condividendo una precisa strategia di mercato e le scelte artistiche. E riscuotendo successo e riconoscimento nazionale e internazionale. Oggi le idee sullo sviluppo del progetto non sono più le stesse, e ognuno di noi desidera portarne avanti uno proprio, nel quale si possa riconoscere pienamente». 
Massimo, con quale progetto riparti? 
«Inauguro sabato 2 febbraio una personale di Zara Calzia. La mia galleria rimane nello stesso spazio della collicaligreggi. La prossima mostra sarà di un artista olandese, Eelco Brand. Quanto alle fiere, credo che siano fondamentali e credo di proseguire a parteciparvi. Posso dirti, però, che in galleria spesso funziona meglio delle fiere». 
Tu Gianluca, invece, con quale progetto riparti? 
«A me il compito di implementare e dare maggiore struttura al gruppo di artisti cresciuti con la vecchia galleria, con lo stesso spirito di ricerca che ha caratterizzato il mio lavoro nel passato. Ritenevo poi molto importante recuperare una storia personale che è iniziata a metà degli anni ’90, periodo un po’ dimenticato dal mercato e durante il quale fui molto attivo. Anni caratterizzati da esperienze e relazioni che rappresentano un patrimonio su cui lavorare. Quelle esperienze e quegli anni diventeranno oggetto ulteriore su cui concentrerò gli sforzi della nuova attività. Questi anni di Collicaligreggi sono stati molto utili anche per individuare quali sono i miei punti deboli. 
Quindi, oltre che dare continuità a un programma che ho già definito per i prossimi due anni, in questa prima fase mi concentro su aspetti di galleria che ritengo carenti: la comunicazione, lo staff interno, lo spazio in sé che deve riflettere il mio modo di vedere l’arte, ben lontano quindi dallo spazio fino a oggi occupato che è stato molto simile a un white cube, e tante altre piccole, ma importanti cose che mi consentiranno di fornire agli artisti e ai collezionisti non solo un programma interessante, ma anche dei servizi più qualificati. Il 2019, pertanto, sarà un anno importante nel quale costruire le fondamenta per i prossimi anni, comunque come dicevo ho già un programma fitto che si svilupperà in spazi itineranti fin tantoché non aprirò la mia nuova sede. 
Quest’anno realizzerò, in collaborazione con la Fondazione Brodbeck, una mostra con Christoph Meier, Ute Müller e Nicola Pecoraro ad aprile. A giugno co-produrrò una residenza con Lois Wainberger, sempre in fondazione Brodbeck. Poi, un progetto nuovo con Alfredo Pirri, spero che la sede sarà la nuova galleria in autunno. In cantiere, poi, la mostra di Alice Cattaneo e di Rä di Martino e, nel 2020, una grande mostra retrospettiva di Andrea Santarlasci ma non è tutto, le “prime” non le annuncio ancora. 
Continuerò con il programma fieristico in linea con quanto fatto nel passato per ora. E giusto per non farmi mancare il lavoro, ecco l’Orientalesicula, un ulteriore sviluppo della mia ricerca. Per non smentire la mia indole, ho chiuso un accordo con un giovane gallerista locale, bravo e appassionato, col quale sviluppare un nuovo e ambizioso progetto. Uno spazio sperimentale dedicato principalmente al linguaggio della pittura e della fotografia. Un percorso che vuole raccontare diverse generazioni a partire dagli anni ’80 fino alla ricerca dei nostri giorni. Diverse scuole di pensiero di matrice anglosassone, tedesca, est europea saranno messe a confronto con la pittura e la fotografia italiana, nelle quali, peraltro, sono presenti diverse anime, ivi compresa quella sviluppatasi nel contesto siciliano. 
Parto proprio da alcuni pittori siciliani e ad Arte Fiera 2019, presento Giovanni Iudice. La considero per ora come la project della nuova galleria. Infine, non escludo l’ingresso di nuovi soci scelti per competenze e condivisione di idee. Io ho molto chiaro quali sono i miei limiti e ho sempre pensato che condividere sia non solo bello, ma indispensabile…perdonami dimenticavo, la nuova galleria si chiamerà col mio nome». (Cesare Biasini Selvaggi
In home: Rä di Martino, On Making a Circle to Swim Under Water 
In alto: Andrea Santarlasci, Sotto di noi, immobile scorre il tempo dell’acqua, 2018

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