24 dicembre 2008

L’ultima (video)gaffe del Madre. Con un moralista che si sveglia solo il giorno dopo…

 

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64070Come prima reazione, ci verrebbe da ringraziare. Se non ci fosse stato il Madre, di che avremmo parlato, in questi stanchi giorni in cui tutto si assopisce fra pandori e spumantini? Sì, perché il museo napoletano pare aver deciso di infilare una gaffe dietro l’altra, in una cupio dissolvi di credibilità che di questo passo finirà per metterlo definitivamente alla berlina. L’ultima è il video Sett’eHot, di DJ Claudio Cerchietto (sic!) – al secolo Ciro Cacciola, il protagonista del già discusso Madrenalina -, pubblicato sul website del quotidiano Il corriere del Mezzogiorno. Una sorta di “gioca joueur” alla pummarola con varia umanità scatenata in “raffinati” balli fra un Francesco Clemente, un Warhol e una Rebecca Horn. Fin qui la cronaca. Alla quale però si affianca l’allarme, con invito all’indignazione, lanciato via email circolare da chi? Proprio da quel Gigiotto Del Vecchio che evidentemente si scopre moralista solo a scoppio ritardato, dopo esser stato messo alla porta dal Madre. “È questa la cultura che produceva il Museo Madre con gli eventi Madrenalina?”, si chiede ora il curatore. Eppure Madrenalina va avanti da molto tempo… In quello stesso museo in cui Del Vecchio ha accettato un incarico (assieme alla sua attuale moglie) senza ancun concorso pubblico o selezione. In cui ha gestito in maniera piuttosto personalistica lo spazio che gli era stato dato (l’unica esperienza positiva, quella dell’evento “N.Est”, è stata proposta da altri, cui non è andato il minimo riconoscimenti). Ed in cui non trasparivano davvero i disaccordi con Eduardo Cicelyn, che invece adesso viene criticato via e-mail circolare. Il video Sett’eHot sarà pure di pessimo gusto (cliccate qui sotto per averne riprova), ma chi è senza peccato…

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[exibart]

39 Commenti

  1. Caro Gigiotto, che caduta di stile… e che zappa sui piedi che ti sei dato. Basta cercare un po’ il tuo nome in rete associato a quello del da te (ora) tanto aborrito Ciro Cacciola per ricordare le tue scorribande ad Apemadre. Allora quelle erano operazioni culturali, ora no? Che cosa sarà mai cambiato? Perché non ti sei indignato all’epoca, quando avresti potuto constrastare dall’interno un museo che ha foraggiato le tue festicciole pre e post opening e le mostre dei tuoi amici (vogliamo parlare delle cozze, dei piccioni, della stanzetta coi souvenir?) e che ha assunto d’ufficio te e la tua ragazza, alla faccia di ogni familismo? Gigiotto, ora non trovi un po’ di cattivo gusto sputare nel piatto dove hai mangiato?

  2. Perchè poi di “tipi alla gigiotto” ce ne sono tanti in italia. Sinistrosi frustratti che odiano
    berlusconi e che in scala minore commettono le stesse azioni come conflitti d’interesse e arroganza.

  3. A parte che gigiotto è un voltagabbana senza troppa fantasia (poteva aspettare qualche mese in più per lanciare le sue stupide accuse!), concordo con i due commenti precedenti e aggiungo dicendo che finchè ci saranno queste persone nella direzione del museo, potremmo solo aspettarci video squalificanti e stupidi come l'”attualissimo” gioca jueu di cacciola…sono tristissimi i tizi che fanno finta di divertirsi dentro le sale di un museo potenzialmente così bello:
    non era meglio mandare le telecamere di una qualsiasi tv locale in una delle serate?(di quelle che vanno nei locali?)…sarebbe stato più coerente visto che il risultato di un’operazione come madrenalina e il cd è lo stesso.
    è vergognoso inoltre che ad ogni conferenza stampa diano ai giornalisti partecipanti un BIGLIETTO OMAGGIO affinchè questi rientrino nel conteggio generale degli ingressi!

  4. Bando alle polemiche con topo gigio(tto) e parliamo del video. Ma l’avete visto? Una roba così trash manco er monnezza se la sognava

  5. attenzione. il problema non è ciro cacciola: il suo video è trash, ma cacciola fa il dj e il pr, non l’artista. e non è il direttore del museo. cacciola si vende onestamente per quello che è. il problema, se vogliamo, non è neppure gigiotto, per quanto il suo atteggiamento sia a dir poco squallido (e non serve tacciare ALTRI di squallore e, in un parossismo narcisistico, gridare all’attacco “personale” e accusare altri di faziosità). il problema è QUEL museo. il problema è un museo che ormai è buono solo come set di video e di ‘un posto al sole’. questi sarebbero i punti di forza cui affida la propria immagine? il problema sono le pessime mostre che si fanno in quel museo (l’avete vista Ceal Floyer? inguardabile). il problema è che quel museo è diretto da una persona che non ha alcuna ‘chiara fama’ per aver guadagnato quel posto; che scimmiotta la linea di Amelio e ha piazzato in mezzo a Kounellis, Kiefer, Fabro e Kapoor gente come Gianni Pisani ed Ernesto Tatafiore (senza spiegare ‘che ci azzeccano’). il problema è un museo che si trasforma con cadenza regolare in galleria di Mimmo Paladino, con opere dello stesso e dei suoi amici (vedi il lounge bar di Brian Eno). il problema è un capocuratore dall’oscuro curriculum, di cui si stenta ancora a capire altro ruolo che non sia quello di intermediario o di traduttore dall’inglese, e che per giunta non ha alcun problema a piazzare quale curatrice di mostre un’altra figura dall’altrettanto oscuro curriculum, il cui unico merito è quello di vivere sotto il suo stesso tetto coniugale. provate a cercare i loro nomi in Rete, vedrete che non hanno fatto altro. il tutto, con sfacciata e UMILIANTE arroganza. ora tutta questa faccenda di Madrenalina, dei video eccetera è ridicola, patetica. ma è una brutta figura con cui il museo si sta suicidando. sono altre le cose per le quali bisogna indignarsi, e sono cose ben più gravi. cerchiamo di non perdere di vista tutto questo, altrimenti facciamo il loro gioco.

  6. chi sa i fatti, certo non chi commenta così violentemente e personalmente e basta, sa che i due ex curatori della project room del madre, non collaborano più con il museo perchè non erano in sintonia con tante cose che la direzione decideva, inclusa madrenalina. Non sono più lì per questo motivo certo non per i risultati (ogni loro progetto è stato un successo di pubblico, poi i gusti di ognuno sono un’altra cosa). Poi strano, exibart denigra del vecchio in maniera così volgare mentre Frieze lo inserisce tra i 18 curatori a cui chiedere opinione più degni in questo momento. strano paese il nostro. Non esistono più le mezze misure…. e l’italia è un brutto paese. vi meritate beatrice e buscaroli al padiglione italia della prossima biennale.

    http://www.frieze.com/issue/article/biennials_and_survey_shows

    ma poi: ma che ne pensate di madrenalina e del video???

  7. oltre a tutte le polemiche, inutili su Giggiotto, credo che l’argomento era un altro ! la pochezza e il bassissimo livello culturale del video. Rappresenta una “napoletanità” stereotipo pizza e mandolino e dialetto, che può essere ben usata per un prodotto commerciale, ma inserito in un contesto culturale, quantomeno di vetrina per la città, è quanto di più “squallido” possa esserci. Insomma il video della macarena era girato con un blueback e altri dello stesso livello si proponevano come VideoClip divertenti.
    Ok al madre ci si diverte.. era questo il messaggio ? capito , ma hanno chiesto agli artisti ospiti nelle sale se le loro instalazioni potessero essere usate come coreografia? senza criticare le opere dei singoli, forse veder’ ballare un OUN DOJE TRHE E QUATT all’interno delle loro opere non è il massimo.
    Sfido qualsiasi amministrazione museale con coscienza di se’ ad autorizzare un prodotto simile, sarebbe stato cassato subito.
    Forse questo ci fà pensare come la direzione di un museo, forse non abbia piena coscienza delle proprie responsailità.
    E non dimentichiamo che il MADRE riesce a “succhiare dalla mammella” pubblica una quantità di Euro inquantificabile, con quei fondi si potrebbe quantomeno chiamare un direttore dalle reali capacità, anche curatoriali.
    Il madre purtroppo acquista mostra a pacchetto, niente spinta curatoriale al proporre progetti, niente scambi culturali, non è una sede espositiva ne museale, è uno spazio “pubblico” che assolve funzione di canalizzatore di fondi e esposizione di “prodotti espositivi”.
    Al Madre con la project room si sono visti dei progetti realmente interessanti dal punto di vista della pratica curatoriale, per quel che è concesso in uno spazio 8x8m.
    Ma l’idea di base c’era, il Madre, ahimè è morto sul nascere con la scelta di un direttore che per quanto di “spessore” non è nel luogo giusto.
    Altra realtà napoletana, il PAN che haimè non ha grandi possibilità, propone mostre di gran lunga più interessanti, scambio con giovani curatori, artisti etc.
    La Draganovich, giusto per rimanere in tema Napoli, al madre avrebbe già fatto grandissimi cose.
    Insomma il video è imbarazzante.
    Il “personalismo” di Giggiotto si chiama curatela, e i curatori sono sempre personalisti con uno sguardo al pubblico, e pare che Del vecchio l’abbia avuto.
    Mio modesto parere.

  8. Meno male che c’è del vecchio invece che certe cose le dice. E che significa, aver gestito l’attività della project mica significa fare madrenalina o essere daccordo! Mica erano i direttori del museo. Comunque exibart è di parte e personalizza. Tono dell’articolo e titolo sconcertante
    Orribile il video che vergogna! Maglio il Pan!

  9. Sono stomacato. Ma perchè le cose che nascono a Napoli sono sempre destinate ad andare a PUTTANA?
    Forse perchè IL MADRE nasce con un gravissimo vizio di forma:
    Il compromesso Politico/Intellettuale dove la politica usa critici e curatori disponibili al mercicomio dell’arte giusto per ottenere UN POSTO AL SOLE?
    Perchè un ex-giornalista diventa direttore di un museo d’Arte contemporanea?
    Ma perchè non si fanno concorsi internazionali per affidare l’incarico di Direttore Artistico?
    Ma perchè si da tanto “guazzo” ai dailers locali nel gestire ed imporre acquisizioni e donazioni varie?
    Ma perchè qualche artista “internazionale” influenza e determina scelte curatoriali e mostre varie?
    E poi ancora: Ma perchè?, ma perchè?, ma perchè?………
    Ma il Del Vecchio, oltre a sposarsi, il diploma di scuola media secondaria l’ha poi conseguito?
    Ma perchè,talvolta, exibart cerca di scimmiottare Dagospia proponendo squalliducci pseudo CAFONAL-aricoli chiarificatori di piccole miserie “intellettualoidi” dell’italietta artistica che continua imperterrita a far male al vero “Genio” italico?
    BUONE FESTE A TUTTI!!!!!!!!!!!!

  10. …E
    DOMENICA 24 FEBBRAIO 2008 dalle 19.00 alle 24.00

    APEMADREThe N.EST Party
    progetti, visuals, proiezioni & finger food

    DJ’S: Gigiotto Del Vecchio (lounge electronics)
    + Claudio Cerchietto (70’s flavour)

    In occasione della chiusura della mostra N.EST 2.0 / disegna la tua città, curata da Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo, prevista per lunedì 25 febbraio, la domenica lounge firmata Ciro Cacciola si contagia della creatività site specific del progetto/database N.EST.
    Nato in rete all’indirizzo napoliest.it nel 2004 ad opera di architetti e giovani imprenditori napoletani (Danilo Capasso, Giovanni Ferrarelli, Massimiliano Rianna e Diana Marrone), N.EST ha abitato per sette settimane la project room del Museo Madre, organizzando visite guidate nella zona orientale di Napoli, workshop con artisti da tutta Italia e un tabloid sulla città di Napoli che sarà allegato ad alla rivista olandese Volume.
    Al termine del talk con i paesaggisti francesi Coloco (dalle 18 alle 20 nella Chiesa di Donnaregina Vecchia), in console, nelle insolite vesti di DJ, ci sarà lo stesso Gigiotto Del Vecchio, critico d’arte e curatore con Stefania Palumbo dell’attività dello spazio curatoriale indipendente Supportico Lopez e della project room del Museo Madre.
    Tutti i video del database N.EST (in particolare le opere ricevute in queste settimane) saranno in videoproiezione.

    (liberamente tratto da: http://www.julienews.it/notizia/2559_aperitivo-domenicale-al-museo-madre.html
    anche questo sito ce l’ha col povero, coerentissimo Gigiotto o sta semplicemente riportando un FATTO che molti non hanno interesse a ricordare? elencate a memoria tutti i progetti di qualità che lì si sono visti nelle Project Room, N.Est a parte…)

  11. l’anno scorso grazie all’attività della project il madre ha avuto un’ottima annata. come il vino. non so se si ripeterà quest’anno con i due curatori pezzotti attuali. Lo sgarbiano Viola e l’insulsa Rispoli. entrambi guido cabibiani!!! ma vi rendete conto? dalle stelle alle stalle. Claudio cerchietto dj mi hai davvero imbarazzato.

  12. La cosa più patetica è Gigiotto che si intrufola anonimamente nei commenti, per mostrarci il link di Frieze, denigra Viola e Rispoli (prima che abbiano avuto modo di fare una sola mostra al madre), e poi capovolge la frittata dicendo che noi anonimi commentatori siamo brutti, sporchi e cattivi.

    Qui se c’è uno che trama tutti i giorni nell’oscurità e che sparge veleno a destra e sinistra, quello è proprio Gigiotto, lui pensa che nessuno se ne accorge, mentre ormai lo sanno tutti.
    D’altro canto la storia parla chiaro: non riesce a rimanere in un posto più di 2-3 anni, perchè l’unica abilità che ha, è quella di farsi terra bruciata intorno.

    Ma poi, quali grandi mostre ha fatto il nostro prode Gigiotto? Chi se ne ricorda una?
    Personalmente, quelle che ricordo, sono tutte legate al mefitico potere che governa questa città sfortunata: i video dei napoletani a pechino, la collettiva dei napoletani alla mostra d’oltremare a Napoli, le mostre dei napoletani (con i testi dei napoletani) nella Project Room del Madre (a Napoli), Sempre a Napoli la mostra collaterale alla Biennale dei giovani del mediterraneo.
    Per un certo periodo ha curato la collezione privata di un napoletano (ma anche lì il rapporto si è rotto).
    Degli artisti passati a supportico lopez non me ne ricordo uno. Una cosa che ricordo invece è la mostra della sorella di Gigiotto (Adele Del Vecchio), curata a Prato dalla moglie di Gigiotto (Stefania Palumbo), proprio come le mostre al Madre curate da Mirta D’Argenzio che è la moglie di Mario Codognato. Ecco in fatto di nepotismo e familismo è veramente avanti, è un contemporaneo. Per il resto non credo che passerà alla storia.

  13. ricordiamo a diana M che preferisce restare anonima, ma ti abbiamo scoperta!, che quella era la festa di fine mostra nest, che chiudeva di domenica. Che si inseriva, con nostro rammarico, così ci comunicarono, in un’organizzazione già definita (apemadre, per volere della direzione non nostro. ma si ha memoria corta, vedo). così come di domenica si tenevano gli incontri con gli ospiti project room/nest. ricordo alla smemorata, che ripeto credo, dico credo, sia la diana M, che ogni domenica, dopo gli incontri portavamo ed offrivamo da bere nella project room e li rimanevamo, ci sono decine e decine di testimoni, proprio perchè volevamo metaforicamente manifestare il nostro dissenso con una serata che non solo non teneva mai conto di coloro che venivano ospiti per le conferenze (quasi mai, dico quasi mai, neanche un bicchiere di vino veniva loro offerto dal bar del Madre, in quel momento apemadre) ma che, e tutti daccordo, non solo non ci apparteneva, ma da cui ci faceva piacere prendere le distanze. (io sarò stato forse tre o quattro volte al madre in occasione di madrenalina o apemadre e mi è bastato!) Ma adesso vi lascio soli di nuovo, mi sono inserito in questa giostra di commenti solo un attimo. Saluto tutti, amici e nemici (mamma mia quanti ne ho!!!!) . Mi fa piacere ci si sbatta così tanto a parlare di me, non me lo aspettavo.
    A Morimura: so chi sei, mi hai fatto vedere il tuo lavoro più volte, non mi è mai interessato, te l’ho detto, all’epoca ti arrabbiasti parecchio e, da quanto vedo, lo sei ancora! Stammi bene.

  14. Per quel che so il Museo Madre è un progetto del suo attuale direttore. Non esisteva prima di lui e chissà se esisterà dopo. Il palazzo, l’architetto, il nome, il progetto curatoriale, la collezione sono stati pensati, decisi e organizzati dall’ex giornalista. Si potrà dissentire ma perché non voler riconoscere l’importanza (forse addirittura storica) del Museo Madre a Napoli e i meriti inidiscutibili del suo direttore e del suo capocuratore? Tra l’altro mi pare anche evidente che questo museo è aperto a mille collaborazioni (vi hanno curato mostre anche Celant. Rosenthal, Fuchs, Chiodi e altri giovani curatori). Non vuole essere l’ultimo inutile spazio che finge di far tendenza per meglio posizionarsi nel rapporto con il mercato (come vorrebbero tanti giovani curatori più o meno accorsati). E’ un museo che cerca di raccontare e far vedere un po’ storia dell’arte contemporanea ma cerca anche di coinvolgere la città e i suoi diversi pubblici nella vita quotidiana del museo: i bambini del quartiere, i ragazzi di Madrenalina, gli insegnanti, gli anziani e tante altre persone. Anche questo video che voi tanto criticate rispecchia in modo onesto e dichiarato un pezzo della città che frequenta e ama il museo Madre. Anche in questo video è possibile capire qual è l’idea di museo di Eduardo Cicelyn: una struttura pubblica amichevole, aperta, semplice in tutti i suoi livelli di fruzione, benché sia rigorosissima ed elitaria nelle scelte artistiche. E questo è il vostro vero problema: molti di voi, giovanotti di brutte speranze (artisti e curatori), formati su internet e su pessime pubblicazioni di settore, senza letture e conoscenze, infarciti di luoghi comuni desolanti, avete scambiato l’arte con i vostri desideri esistenziali, Il Mueo Madre vi dice: venite a studiare la storia dell’arte. E agiunge, il Museo: però potete venire qui anche per divertirvi, stare insieme, bere qualcosa, leggere e chissà mai magari imparerete qualcosa. Se solo imparaste un po’ d’umiltà…..

  15. L’oggetto della questione era un altro. ma se sul piatto c’è una realtà imbarazzante come il video di ceerchietto e dall’altro un curatore in gamba che prova a lanciare una riflessione il linciaggio è al curatore. Chissà perchè, ho la sensazione che tutti gli attacchi arrivino da persone che non conoscono o che sono state, professionalmente parlando, respinte da Del Vecchio. Per quanto riguarda il Pan la Draganovich potrebbe aver fatto molto bene al Madre se avesse avuto i bugets del direttore cicelin che invece fa tutto quello che gli dice paladino

  16. Mi pare che alle mostre di Gigiotto&Stefania si entrasse gratis e dunque ecco il grande successo di pubblico. Mi pare che alle mostre di Gigiotto&Stefania il Museo offrisse tarallucci e vino per tutti (forse per mantenersi all’altezza del lavoro curatoriale dei due). Mi pare che nessuno ricordi gli artisti della Project room di G&S e soprattutto che nessuno abbia fatto caso che i due sono marito e moglie e non si è ancora capito se la direzione del Museo avesse scelto l’uno o l’altra. Questo per queli che si sentono offesi dell’unica mostra curata al Madre dalla moglie del capocuratore. progetto peraltro cogestito dal Madre insieme con un museo portoghese e uno tedesco. La Project room di Gigiotto è rimasta purtroppo molto e solo napoletana

  17. per Ornella Tomei, i miei commenti portano la mia firma mi dispiace deluderti.
    p.s. ho cliccato il tuo nome su google per immagini, ma sei l’artista dei paesaggi?
    Brava! Gli artisti fatti a supportico? Luke Fowler, Sebastian Hammwohner, Scott King, Susanne Burner, Tom Burr, Luigi De Simone, Kirsten Pieroth, Matthew Antezzo, Sean Snyder, David Wojnarowicz, etc etc

  18. Noto con piacere che è già cominciato il tiro al bersaglio contro Viola-Rispoli, tipico sport napoletano questo massacro preventivo…
    In quanto alla Draganovic, il paragone tra Cicelyn e lei non si dovrebbe neppure fare . Stiamo parlando di una curatrice internazionale, che parla tre lingue, viaggia in continuazione e ha contatti pure in Uzbekistan. E che, molto professionalmente, ascolta la situazione locale e visita le gallerie (non solo quelle che le sono simpatiche o con cui potrebbe essere “in affari”).
    E Del Vecchio in un sussulto di umiltà farebbe meglio a chiedersi come mai ha tanti nemici, o meglio come mai tante persone lo disistimano…

  19. Nel sondaggio “Musei: qual è il migliore della stagione?” stravince il Madre su Mart, Rivoli, ecc. Magari avranno votato molti napoletani, non so. Fatto sta che già nel 2007 – anno di riferimento del sondaggio- il direttore era Cicelyn e il capocuratore Codognato. Poi hanno perso smalto o – devo pensare – una cosa è il pubblico di Exibart e un’altra i suoi collaboratori e i commentatori? Come mai ai vostri utenti piace moltissimo il Madre e a voi no? Potreste per cortesia mettere a confronto le mostre di Rivoli, Mart, Pecci, Mambo e quelle del Madre e poi cominciare a discutere con un po’ di serietà?

  20. Ecco perchè Napoli resta la più Internazionale delle città italiane: è sufficiente accennare alle sue istituzioni culturali che si scatena il carosello delle verità svelate. Prima dell’Era del “Governatore” si piangeva perchè non esistevano luoghi strutturati ove proporre Arte contenporanea.C’erano solo gallerie che si lamentavano di operare in una città totalmente priva di grandi istituzioni a supporto del loro immane ed internazionale “Lavoro”. Poi il “Fiat Lux” e come per incanto Piazza del Plebiscito, Il Madre, il Pan, Sant’Elmo, critici, curatori, artisti, e bla,bla,bla. Ma ci si rende conto che “così fan tutti” e che non esiste una verità assoluta?
    Bravi ed allo stesso tempo Non-Bravi: Cicelyn con la sua direzione ed illuminazione; Del Vecchio con il suo vagabondare intellettuale sempre alla ricerca del “novissimo”;exibart puntualissima nel riportare notizie, critiche, ingiuci e quant’altro; tutti noi che nel bene o nel male alimentiamo e vivifichiamo la teatralità di un qualcosa che sembra ma non è. E basta con polemiche, accuse e giustificazioni siamo tutti contemporanei e relativi.
    A proposito giusto per una rispolverata nei nostri IMMENSI studi:
    “Il relativismo gnoseologico”:

    In particolare, nel campo della conoscenza intellettuale, si nega che ci sia o ci possa essere una verità oggettiva, perché la mente umana conosce la realtà non come è in se stessa, ma come è percepita da essa nella sua attività conoscitiva. Questa si svolge secondo propri schemi e proprie regole, cosicché la realtà conosciuta non è la realtà oggettiva o la realtà «in sé», ma è la realtà qual è percepita dal soggetto conoscente. Ciò significa che la verità non è – come per il pensiero antico (Platone e Aristotele) e medievale (san Tommaso e la Scolastica) — la «conformità dell’intelligenza alla realtà qual è in se stessa» (adaequatio intellectus et rei) (6), ma al contrario è la «conformità della realtà alla mente, al soggetto conoscente». In altre parole, non è l’intelletto che si adegua alla realtà in sé, all’oggetto (verità oggettiva), ma è la realtà che si adegua alla mente, al soggetto (verità soggettiva). Non è la realtà che si rivela alla mente e da questa è accolta e interiorizzata, ma è l’intelligenza che pensa la realtà e la coglie secondo le leggi che regolano il proprio atto conoscitivo.

    È «reale» quindi quello che è pensato e nella forma in cui è pensato; non è pensato quello che è reale. Per tale motivo, l’intelletto umano «crea» e «modella» la realtà, nel senso che le dà la propria forma e la propria impronta; ma non si adegua ad essa. L’uomo – siamo qui nel cuore della filosofia moderna – è essenzialmente un essere «pensante» (Ego cogito cartesiano e Ich denke della filosofia trascendentale tedesca), per cui è reale quello che egli pensa e nella maniera e forma in cui lo pensa: non è reale quello che l’uomo non pensa o che la sua ragione non può pensare, in quanto è ad essa superiore, come sono, ad esempio, i «misteri» rivelati. «Il razionale è reale e il reale è razionale» afferma Hegel, includendo tutta la realtà nella razionalità umana, cosicché non è reale quello che la ragione non pensa o non può pensare.

    La verità è dunque qual è pensata dall’intelligenza umana. Essa è quindi sempre «soggettiva». Ma l’intelligenza umana non è unica per tutti gli uomini, e i modi di pensare e di ragionare cambiano secondo i luoghi e i tempi. Perciò la verità non è una sola, ma le verità sono molte, diverse e contraddittorie; inoltre gli uomini vivono in tempi, in luoghi, in culture differenti, in momenti storici e in condizioni culturali e sociali diverse. Perciò, sotto l’aspetto cognitivo, il relativismo è segnato dal soggettivismo e dall’individualismo: ognuno ha la propria verità.(liberamente tratto da internet con un semplice Copia/Incolla).
    BUONE FESTE A TUTTI

  21. Pirandello l’aveva detto senza attaccare questo pistolotto: semplicemente così è, se vi pare. ma appellarsi al relativismo è una furbata. che a qualcuno potrebbe servire per scrollarsi di dosso le proprie responsabilità.
    per mimmo: per favore, puoi lasciare su questa pagina il link con i dati delle mostre? (ovviamente teniamo presente che nel conteggio dei biglietti finiscono anche quelli staccati alle inaugurazioni, alle conferenze stampa e alle serate di Madrenalina) vorrei consultarlo, grazie,

  22. Il video mi diverte e mi sembra anche intelligente. Qualche volta sono stata al Madre di Napoli che mi è sembrato un bellissimo museo. Non capisco perché i napoletani siano sempre in guerra tra loro. O meglio penso che ci siano diverse tribù di napoletani o forse diversi clan sempre in lotta per il potere. Credo però che il Madre con il suo profilo chiaramente distante sia dalle gallerie locali sia dalle conventicole pseudoartistiche (da cui certamente provengono le voci critiche più rancorose) ha imposto un concetto di cosa pubblica finalmente non provinciale e colluso.
    PS. Sfogliando il Venerdì di Repubblica vedo che l’unica mostra di arte contemporanea dell’anno citata tra gli eventi significativi è proprio quella attualmente in corso al Madre e cioè Rauschenberg. Sarà anche la redazione del Venerdì imparentata con il direttore o con il capocuratore del museo napoletano?

  23. Sovrapporre Pirandello al Relativismo gnoseologico è proprio da terza media e poi:
    “per favore,Mimmo, puoi lasciare su questa pagina il link con i dati delle mostre? (ovviamente teniamo presente che nel conteggio dei biglietti finiscono anche quelli staccati alle inaugurazioni, alle conferenze stampa e alle serate di Madrenalina) vorrei consultarlo, grazie.” Se vale Pirandello ma – che te’ nè fotte? – Mamma mia che “ficatielli” girano su questo sito.

  24. Non entrerò nella discussione sull’opportunità o meno, da parte di Gigiotto Del Vecchio, di criticare il video prodotto a seguito dell’iniziativa Madrenalina. Non mi sentirei in grado di valutare se si tratta di critica “interessata”, o sia invece scevra da pregiudizi e trascorsi di sorta. Non conosco personalmente Gigiotto Del Vecchio – a parte il ricordo della rassegna Filmen, a Castel Sant’Elmo, che mi parve un consapevole connubio tra arte visiva e musica elettronica, in una formula che sapeva coniugare in un unico evento mostra e discoteca, l’esperienza estetica e la socialità.
    Tuttavia non mi pare che il punto sia questo. Se Madrenalina è diventata un caso è perchè ha aperto improvvisamente uno squarcio sulla gestione del più importante museo d’arte contemporanea della città e sul suo programma culturale. Ma passiamo ai fatti.

    Non sono mai stato ad una serata di Madrenalina – ma quando mi è giunta notizia della denuncia a carico del direttore Eduardo Cycelin, per esercizio abusivo dell’attività di discoteca, e dopo aver letto la sua lettera di difesa sul Mattino, sono andato alla conferenza stampa da lui indetta al Madre. E ci sono andato sia per curiosità verso l’attualità culturale napoletana, che in questa circostanza mi offriva una succulenta opportunità di essere testimone diretto di un conflitto nostrano tra libertà d’espressione e potere istituzionale – sempre interessante dai tempi del processi intentati dalle autorità ecclesiastiche contro Paolo Veronese, contro Caravaggio, fino a Marcel Duchamp che si batteva in giudizio contro le autorità doganali di New York che non volevano riconoscere come sculture le opere di Brancusi, o alle interrogazioni parlamentari in occasione delle esposizioni dei sacchi di Burri e della Merda d’artista di Piero Manzoni – sia anche perchè spinto da un principio che ritengo valido, nell’ambito del vivere civile, in base al quale non spetta certo alla polizia giudicare della natura culturale o meno di un evento o di un’attività all’interno di un museo. Sopratutto quando la polizia medesima è mandata (come fosse una pretoria privata) da una singola parte politica, senza seguire tutto l’iter del dibattito e del dialogo nelle sedi competenti e deputate. Come se la polizia medesima non avesse – a Napoli! – ben altro di cui occuparsi. Ma tant’è.
    Una volta in conferenza stampa, che non è stata – e naturalmente non doveva essere – l’occasione per un dibattito, ciò che ho poi udito mi ha lasciato abbastanza perplesso: in prima istanza il direttore Cycelin ha sottolineato, conti alla mano, l’indispensabilità strategica dell’evento all’interno della programmazione del museo. In altre parole – ci è stato chiaramente spiegato – Madrenalina fattura annualmente una cifra tale da coprire le spese di illuminazione del museo (che mi risulta non avere ancora un adeguato sistema di risparmio energetico). E già siamo partiti male, perchè una motivazione simile non basta certo a giustificare l’opportunità culturale di un’attività all’interno di un museo, ma semmai serve solo a metterne a nudo la precarietà a livello finanziario. E tantomeno poi basta il principio che “il ballo è una forma di espressione artistica” lanciato lì per lì e un pò ingenuamente dal direttore, a mò di slogan, sempre in conferenza stampa, salvo poi sconfessarlo pochi minuti dopo con un dietro-front che ricorda il passo del granchio, “che in fondo dei 500 invitati a serata a ballare erano solo in pochi e quindi…”. Evabè: fin qui niente di particolarmente scandaloso – ho pensato –, si tratta solo di attendere i risultati delle le indagini e vedere se queste autorizzazioni – si intende quelle specifiche per tale attività – ci stanno o no, e poi facessero quello che diavolo vogliono nelle sale del museo, messe nere e riti satanici compresi.

    Ma la cosa che in assoluto mi ha fatto fare veramente un salto sulla sedia – e prego tutti gli occasionali e cortesi lettori di rivolgere, a queste mi parole, uno sguardo pietoso alle condizioni di violenza, di degrado, di sopraffazione, di criminalità, di constatare l’entità della piaga ormai fattasi cancrena di una guerra civile non dichiarata che da decenni ormai imperversa nella nostra città, opponendo una parte della comunità all’altra, come due fazioni divise ed ostili – è stato sentire il direttore Cycelin difendere l’iniziativa Madrenalina come un esempio di “integrazione”, poichè – a detta sua – essa porta giovani del Vomero o di Chiaia a trascorrere la serata a ballare in discoteca in Via Settembrini (leggi zona degradata), mettendosi in lista al prezzo di 10 euro (consumazione compresa).
    Ora: io capisco pure la necessità da parte di un intellettuale di difendere il proprio operato e le proprie scelte di direzione, ma apporre l’adesivo di integrazione alla discoteca del Madre, quando negli stessi giorni in cui si verificavano tali fatti a Secondigliano un gruppo di ragazzi tra i 12 e i 16 (nostri concittadini, che lo si voglia o meno) sono stati gambizzati a colpi di arma da fuoco, è una porcata tale che farebbe vomitare qualsiasi sociologo urbano o antropologo degno di questo nome.
    L’integrazione tra le diverse classi, gruppi e realtà sociali a Napoli è una cosa seria, la parola stessa ci induce al collegamento con realtà e fatti assai dolorosi per la nostra città, così che il direttore di un museo d’arte contemporanea, che della città e della sua comunità resta l’espressione prima e più visibile, non dovrebbe francamente permettersi di tirarla in ballo per una puttanata del genere.

    In tale circostanza ho dovuto altresì constatare inoltre – senza peraltro meravigliarmi molto – anche il pietoso conformismo di tutti i giornalisti culturali presenti, obbligati a registrare senza alcun contraddittorio ciò che veniva loro detto perchè lo riportassero sulle rispettive testate. Un silenzio da autocensura. Sono persone che nella maggioranza dei casi scrivono senza alcun compenso, tranne quello della firma e la possibilità ottenere il costoso catalogo della mostra in corso – il che naturalmente risulta indispensabile in una città dove manca la possibilità di consultare una biblioteca d’arte contemporanea degna di questo nome. Infatti quella promessa dal Museo Madre è rimasta, appunto, una promessa.

    Allora, per dovere di cronaca, il giovedì successivo mi sono fatto mettere in lista e sono andato a vedere in cosa consisteva questo tanto vituperato Madrenalina. E puntualmente mi sono trovato di fronte al solito carnaio, con Ciro Cacciola (in veste di DJ, nonchè di direttore artistico dell’intero format) che faceva ballare la gente al ritmo di Madonna o di Michael Jackson, con hit vecchie di 10 anni. Questo perchè sul comunicato stampa avevano scritto che non mettevano “Mai” musica commerciale. Forse non ho ben colto la raffinatezza della scelta vintage, ma non credo che il criterio che distingue la musica commerciale da quella non commerciale sia, come in enologia, la stagionatura. Sconsolato mi sono aggirato tra le sale del museo, che ho spesso frequentato nel più completo silenzio, e che ora pullulavano di ragazze eccitate, urlanti e discinte e giovanotti tronfi e arrossati, il cui unico motivo di soddisfazione era quello di dimenarsi e bere cocktails accanto alle opere d’arte, facendo la stessa cosa che fanno abitualmente in una qualsiasi discoteca dell’interland – eccetto (mi auguro) di sniffare cocaina nel cesso. E sinceramente non credo che la semplice contiguità fisica tra quella folla urlante e le opere presenti possa – sempre che si voglia avere un minimo di credibilità e di onestà intellettuale – essere considerata come una forma avvicinamento del grande pubblico all’arte contemporanea, i cui valori e i cui linguaggi sono notoriamente molto complessi, difficilmente veicolabili e comunicabili già in circostanze normali, trattandosi di opere quelle d’avanguardia – che disorientano i più perché rompono con convenzioni e abitudini visive radicate nella cultura occidentale e vecchie ormai di secoli, se non di millenni. Opere da assimilare con calma, attraverso approcci cauti, esperti e guidati. Piuttosto mi sembra che in una situazione del genere avvenga esattamente il contrario: il fallimento del museo, che con simili iniziative tradisce una delle sue missioni scientifiche principali, stabilito dalla moderna museologia: la didattica del suo patrimonio. Salvo poi – certo – inventare l’ennesima scusa, l’ennesimo slogan presuntuoso del Museo che mira ad innovare l’idea stessa di museo contemporaneo – che puntualmente è arrivata, quando Cycelin, sempre in conferenza stampa ha detto che Madrenalina si deve fare perché lo fanno a New York e ad Amsterdam e quindi noi non dobbiamo risultare provinciali. Il che mi è sembrato – paradossalmente – il discorso più provinciale del mondo, che mi fa venire in mente Totò e Peppino che si presentano a Milano vestiti in pelliccia in piena estate, perché così gli aveva consigliato il vicino Mezzacapa.
    Ciò a cui ho assistito quella sera è stata dunque la fiera del fraintendimento, il disincanto palese di un distorto mito di modernità, il defilè volgare di una giovane borghesia che fa il pari, per stupidità, con il proprio doppio speculare: il sottoproletariato napoletano feroce e violento dal quale vorrebbe disperatamente distinguersi, fermo ad un era preindustriale ma sempre ansioso di acaparrarsi la tecnologia all’ultima moda.
    Da chi proviene l’idea, l’esempio, il modello di falso privilegio del poter ballare nelle sale del museo usando come set le opere d’arte, fingendo di vivere a New York, illudendosi di andare al party nella factory di Andy Warhol? Questa idea è discesa, in questa gioventù disillusa, direttamente dall’immagine del governatore, del viceré che ha urlato con veemenza i suoi proclami politici dal podio del museo con alle spalle la monumentale istallazione del grande artista. Quando la città aveva bisogno di un normale amministratore che parlava semplicemente nel suo ufficio, con alle spalle l’umile scrivania e, casomai, la pianta di ficus. E’ l’idea dell’arte contemporanea – e dell’arte in generale – utilizzata come lustrino e come coccarda della politica, come viatico visivo per la modernizzazione di facciata. Idea puntualmente rivendicata dal direttore stesso, per il quale Madrenalina esprime la volontà del museo di “non fare cultura elitaria”. Che sembra l’ennesimo mediocre slogan per i palati facili, per chi fraintende entusiasticamente la cultura Pop, ignorandone la natura storica essenziale di materiale secondario filtrato (E. Paolozzi), ignorando i rigorosi studi sulla comunicazione di massa che ne permisero nascita e diffusione. Non vale nemmeno la pena di parlarne: vale solo la pena di sperare e pregare che il museo torni ad essere il luogo della cultura elitaria, anzi della cultura selettiva e della selezione culturale. Che diventi un’istituzione in grado di offrire qualcosa di concreto – in termini di opportunità e formazione – ai ragazzi che intendono professionalizzarsi nell’ambito dell’arte contemporanea, attraverso seminari, conferenze, tirocini, incontri con artisti e con storici, critici d’arte, curatori, intellettuali di ogni provenienza. Che diventi un’istituzione in grado di fronteggiare lo spaventoso degrado urbano e di opporsi, con idee di cultura e creatività e pratiche di cittadinanza libera e condivisa, alla forza irresistibile che tale degrado esercita sulla coscienza dei cittadini, poiché – si sa –, viviamo in una terra in cui un pensiero indipendente ha un prezzo molto, molto più alto di mille forme di acquiescenza e di servilismo.

  25. Sono stata al Madre sabato, cioè ieri. Mi è sembrato un museo bellissimo, pieno di gente, pieno di opere, pieno d’allegria. Non sono un’esperta di arte contemporanea ma ne ho visitati molti di musei di questo tipo in Europa e in America. Ebbene non credo che il Madre abbia nulla da invidiare a nessuno dei musei più famosi. In Italia io credo proprio che sia il migliore. Non capisco perché tante polemiche. Credo che a Napoli ci sia molta gente invidiosa che fa del male a tutti noi. Che peccato!

  26. Che c’è, qualcuno è infastidito dal fatto che il Museo Madre ha pubblico e Capodimonte e altri molti di meno? In meno di tre anni il Madre è diventato uno dei più importanti musei italiani di arte contemporanea venendo su dal nulla, che forse Cicelyn e Codognato, con o senza curricula, non sono proprio gli ultimi arrivati? A me pare che gente così dovremmo averla anche in altri settori della vita pubblica napoletana e che invece gente come Gigio e Gigetta meglio perderli che trovarli: presuntuosi, arroganti e fondamentalmente un po’ arrampicatori e ignoranti

  27. Oggi è lunedì, entro al museo gratis e magari se si potesse fumerei una bella siga dinanzi al Cucchi. ciao a tutti, belli e brutti, anzi solo ai brutti.

  28. Nicola Spinosa è l’unico che sta facendo un lavoro serio. molto serio. il resto è fuffa, il madre è un posto brutto, ma brutto davvero

  29. Come no, Il Madre è il miglior museo al mondo e Cicelyn è il suo profeta, Napoli è la città dove si vive meglio, Codognato è un grande curatore (e la moglie pure).
    La Camorra non esiste, ma nel caso fa solo dell’ottima Land Art.
    Dj Cerchietto è una intelligente operazione culturale, di più, è l’avanguardia.
    E adesso tutti gli altri musei al mondo prenderanmno le contromisure producendo concept all’altezza di Cacciola.

    Hai voglia di imbellettare la pupù. Merda è e merda resta.

  30. Napoli e l’arte contemporanea. O meglio il madre e l’arte contemporanea, come il cavolo a merenda. lo squalo cicelyn, il baronetto codognato, la moglie del baronetto e rauchenberg che è morto di collera quando ha saputo che esponeva a napoli.
    vi voglio bene, ma se vi incontro per strada non vi saluto. giro la faccia dall’altra parte. anzi non vi voglio neanche bene.
    ciao
    vi auguro un pessimo 2009

  31. A proposito, anche Luciano Fabro è morto mentre si organizzava la sua grande personale al Madre!
    Mi sorge un dubbio… ma non è che il Madre porti sfiga??

  32. Ma Nicola Spinosa è un professionista, ja. Uno con le contropalle. Uno studioso. Può risultare discutibile negli atteggiamenti, o antipatico, ma è uno che organizza le Mostre. Secondo me quando Cicelyn è entrato nella Sala Causa con le opere della Bourgeois ha avuto un travaso di bile… Per favore, date più soldi a Capodimonte…

  33. Ingredienti per 4 persone:
    4 etti di pasta secca (formato ditaloni)
    6 etti di patate vecchie mondate e ridotte a cubettini
    1 bicchiere d’olio d’oliva
    ½ cipolla affettata – 1 costola di sedano a tocchetti
    1 etto di pancetta tesa tagliata a listarelle
    2 foglie di basilico
    1 litro di brodo di dado
    4 etti di provola affumicata tagliata a dadini
    1 dado da brodo vegetale
    1 spicchio d’aglio schiacciato
    Sale e pepe q.b.
    ½ etto di pecorino grattugiato

    Ponete a fuoco vivace una pentola provvista di coperchio.
    Versatevi tutto l’olio e fatevi imbiondire cipolla ed aglio; l’aglio poi lo tirerete via. Aggiungete la pancetta ed i tocchetti di sedano e lasciate rosolare lentamente; aggiustate di sale e pepe; aggiungete alcune mestolate di brodo preparato precedentemente con un dado vegetale versare tutte le patate tagliate a cubetti e portarle a cottura badando che cuociano, ma non si disfino.
    Portare poi a cottura la pasta come per un risotto aggiungendo a mano a mano altre mestolate di brodo; a cottura ultimata spezzettate a mano le foglie di basilico e rimestate velocemente; alzate il fuoco, versate sulla pasta la dadolata di provola, rimestate ancora, incoperchiate e lasciate che la provola cominci a sciogliersi e filare; impiattate e cospargete con il pecorino grattugiato ed il pepe nero.

  34. Questa preparazione è chiamata “alla luciana” in quanto trae la sua origine dalla zona di Santa Lucia, popolare quartiere napoletano di pescatori. Per l’esecuzione pulire accuratamente con acqua corrente 1 kilo di polipetti, indi metterli in un tegame senza olio nè liquidi e porre sul fuoco a fiamma alta. Trascorsi 10 minuti, versare 1 bicchiere di vino bianco, far evaporare, indi unire 1 bicchiere di olio extravergine, 2 spicchi d’aglio ed 1 kg di pomodori pelati precedentemente schiacciati con una forchetta. Far cuocere per 10 minuti, aggiungere 100 gr di olive nere di Gaeta snocciolate e tagliate per metà e far cuocere ancora per 5 minuti. A fine cottura cospargere con abbondante prezzemolo tritato. Servire con crostini di pane.

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