18 aprile 2009

La Biennale di Venezia, secondo Birnbaum. Illustrata a Faenza…

 

di

Da Saturno alla Terra. Dopo l’esperienza più “astrale” della Triennale di Torino, svoltasi nel 2008, Daniel Birnbaum racconta ad Angela Vettese e per la prima volta al grande pubblico, aprendo la seconda edizione del festival dell’arte Contemporanea di Faenza, la sua Biennale di Venezia “Fare Mondi/Making Words/…”. Il titolo, tradotto in molte lingue del mondo, acquista innumerevoli significati dal più metaforico ed evocativo in italiano, di matrice quasi rinascimentale, al più pragmatico francese che acquista l’accezione sensoriale della manualità; tante le sfumature, quante sono i significati e le realtà componibili che saranno oggetto della mostra. Una mostra che Angela Vettese definisce intergenerazionale e che spazia da presenze di giovani, a illustri seniors, fino ad artisti scomparsi che vanno a rappresentare diversi gradi di temporalità e che diventano un modo di interpretare e costruire la storia. Fare mondi – spiega Birnbaum – non significa necessariamente rifare qualcosa di nuovo, ma anche rimontare il passato in senso innovativo, come fece Marcel Duchamp, guru della contemporaneità, quando ideò il ready made, attivando una sorta di detournement che oggi ritorna, sempre attuale. “Non devo inventare nuovi modi espositivi – prosegue Birnbaum – perché sono già li per essere usati. Bisogna dare il giusto spazio al giusto artista”. Non si è parlato solo di Venezia e dei suoi contenuti, che andranno ad intersecarsi con una splendida location in cui si insedieranno molti progetti, molti tra l’altro site specific, ma anche del ruolo del curatore e della sua responsabilità di essere invisibile, ma di rendere l’arte visibile, anche perché la parola non arriva, fin dove giunge la potenza di un’opera d’arte.

link correlati
http://www.festivalartecontemporanea.it

[exibart]

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui