19 aprile 2009

Da Manifesta 2010 alla crisi del modello biennale, ferve il dibattito a Faenza

 

di

Hedwig Fijen, Flavia Fossa Margutti, Barbara Vanderlinden, Adam Budak, Fabio Cavallucci. Questi i protagonisti del dibattito, svoltosi nell’ambito del festival dell’arte Contemporanea di Faenza, che proponeva una meditazione sulla tappa italiana di Manifesta, gettando un occhio a Murcia 2010. “Che esplorerà – stando ad Hedwig Fijen – la complessità geopolitica dell’Europa. Una complessità il cui asse sembra oggi spostarsi da Est/Ovest a Nord/Sud”. Il dibattito ha affrontato inoltre il tema del ripensamento del modello biennale. Il motto, in quest’epoca di incertezze e di messa in discussione del modello biennale, per Adam Budak è “Fail, fail better, fail again!”.E mentre si affronta lo schema della mostra ricorrente in senso critico, la discussione tra Jannis Kounellis e Achille Bonito Oliva si è spostato sulla necessità di creare un’arte che trasmetta energia e vitalità, un’energia che per Kounellis purtroppo fa fatica ad emergere nella nuova generazione d’artisti e che, inoltre, secondo Bonito Oliva, potrebbe essere anche dettata da una caduta d’ideali.

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http://www.festivalartecontemporanea.it

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3 Commenti

  1. ahahahahah!!!caduta di ideali!!!
    che ridere questa affermazione, quando è un secolo che i curatori tolgono ogni spinta emotiva verso la ricerca della bellezza e della vera arte, per promuovere piccole scimmiette addestrate con un indirizzo esterofilo a fare cose brutte così loro possono abbinarci uno scritto psicocritico per far sembrare tutti scemi!
    E i giovani a bersele le stupidate di tutti questi professoroni!
    è come il rapporto tra genitori e figli, se l’arte è malata è perchè non ha avuto dei buoni genitori, troppo facile adesso dare la colpa alla società!
    comunque gli artisti buoni e motivati ci sono, non appaiono nei musei e sui giornali, ma sono nelle case dei grandi collezionisti e della gente!
    sono i critici in crisi, non l’arte!

  2. Oggi, l’arte non ha bisogno di teorici di critici, di oracoli che attribuiscono, arbitrariamente valore alla cultura e all’arte; perchè il valore della cultura, che poi genera le opere d’arte è finito irrimediabilmente da un tempo tra le fauci fameliche della finanza monetaria e tra l’esofago incontenibile delle migliaie di fiere/ supermarket che si svolgono continuamente, in ogni angolo del mondo omologato, dove troviamon una galassia di oggetti ingombranti che qualcuno si ostina a decretare come arte di grande valore. Mentre è completamente assente un’arte che sia in grado di cambiare i codici comunicativi di una cultura oramai alla frutta. A partire dall’inizio del secolo scorso, l’arte ha perso la sua natura rivoluzionaria, progettuale, ideale e alternativa, per diventare quella che è oggi: la rappresentazione mortificatoria e becera della nostra società consumistica, a cui è saldamente legata. Rimango allibito, quando si parla di un’arte che trasmette “energia e vitalità”. Mi chiedo a chi? E se le idee dell’arte possano ancora suscitare entusiasmo interesse nel singolo e nella collettività.

    Savino Marseglia
    Spirito dell’arte indipendente

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