04 maggio 2009

Turner Prize 2009, una shortlist dominata dalla pittura

 

di

Stephen DeucharTre finalisti su quattro scelti per la pittura. È questa la novità più rilevante nella shortlist 2009 del Turner Prize, il premio inglese che resiste – a livello di prestigio e di appeal – agli assalti di nuovi anche più ricchi riconoscimenti. Ma anche l’assenza di superbig in finale: nessuno dei prescelti – Enrico David, Roger Hiorns, Lucy Skaer, Richard Wright – vanta un nome che è già una certezza a livello internazionale, e in grado di far immaginare un risultato, come accaduto pressoché sempre nelle precedenti edizioni. David è stato selezionato per le sue mostre How Do You Love Dzzzzt By Mammy? al Museum für Gegenwartskunst di Basel, e Bulbous Marauder al Seattle Art Museum, Hiorns per Seizure alla Artangel e per la sua personale da Corvi-Mora, a Londra, Skaer per la personale alla Fruitmarket Gallery di Edinburgo per A Boat Used as a Vessel alla Kunsthalle Basel, Wright per l’opera esposta alla 55th Carnegie International di Pittsburgh e per la mostra alla Ingleby Gallery di Edinburgo. La giuria, presieduta da Stephen Deuchar, direttore della Tate Britain, era composta da Charles Esche, direttore del Van Abbemuseum di Eindhoven, dalla scrittrice Mariella Frostrup dal critico del Guardian Jonathan Jones e da Andrea Schlieker, direttore della Folkestone Triennial.

[exibart]

8 Commenti

  1. Invece in Italia tutti fighi,cool e creativi, che provincialmente la snobbano e scrivono articoli senza averla mai ne vista e conosciuta…I pittori sanno fare parecchie altre cose,a differenza di chi fa il nulla perchè vuoto di idee,concetti e talento.
    Come ovunque,è meglio gestire un creativo vuoto da vestire con gli abiti che più aggradano e non un uomo che i vestiti sa toglierli lasciandoci nudi.

  2. Questa storia di doversi sempre porre quesiti tra pittura e non pittura. Invito tutti, collezzionisti compresi, a distinguere tra qualità e non qualità pensando che l’oggettività esiste, ed è come la democrazia.

  3. segnalo questo ottimo articolo di Luca Beatrice sui finalisti del Turner Prize:

    http://www.libero-news.it/articles/view/540325

    a dire il vero leggendo l’incipit entusiasta per la Controriforma in atto, ci si aspetterebbe un qualche Verlato o Galliano in salsa albionica…e invece scopriamo che, su quattro finalisti, due fanno installazioni e occasionalmente qualche disegno “concettuale”, uno è “più grafico che pittore” e l’ultimo sarebbe un pittore (49enne) ma poi si scopre che i suoi “non sono esattamente quadri ma installazioni effimere, wall drawing, installazioni ambientali”.

    Allora io mi chiedo: è già il caso di far partire la fanfara per il ritorno al figurativo quando invece il panorama è così evidentemente frastagliato da non permettere previsioni né categorizzazioni? La giuria è stata coraggiosa, certo, nel rispedire al mittente orrorismi vari e new new new sensations, ma nemmeno mi pare che ci troviamo di fronte ad uno dei salons ufficiali dell’800…
    Come sempre le barricate trovano terreno fertile solo nelle polemicuzze de noantri, mentre non ha senso etichettare “chi nella pittura non cerca emozioni ma distacco e approccio mentale”. Perchè forse l’approcio mentale non esclude le emozioni…

  4. La pittura è pure sempre più del 75% del mercato dell’arte, poi ci sono le fondazioni che si fanno un bel 90% di false fatture con il concettuale. L’arte dov’è? nelle false fatture o in quelle vere?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui