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Con l’abituale decisione e veemenza, Vittorio Sgarbi interviene sulla notizia, diffusa da pressoché tutti gli organi di stampa – della presunta vendita dell’Archivio Giorgio Vasari ad una società russa. Notizia seconda la quale il Ministero per i Beni Culturali e la Soprintendenza Archivistica Toscana avrebbero comunicato la vendita dell’archivio del Vasari – “di proprietà privata ma ‘dichiarato di interesse storico particolarmente importante… nonché gravato dal vincolo pertinenziale iure publico’” – ad acquirenti privati per 150mila euro.
“Un archivio – tuona Sgarbi -, pubblico o privato che sia, soprattutto se di un grande artista come Vasari, ha un doppio vincolo, patrimoniale e pertinenziale. Quindi è indifferente chi lo possegga. Altro per modalità di tutela e di gestione, dal momento che non può che stare dov’è, e magari, come nel caso del Codice Hammer, se ne faccia carico un privato, italiano, americano o russo che sia. Il fatto è che non esiste al mondo grullo che per un uso impossibile di un archivio, con tutti i vincoli e le limitazioni della tutela dello Stato, spenda 150 mila euro”.
[exibart]












L’Archivio Vasari costa 10 mila euro in meno dei sacchi di sabbia della Favaretto?
Poveri noi…
Sul quotidiano di Cremona “La Provincia” c’è scritto 150 milioni di euro, non 150 mila. Se fosse 150 mila, credo persino un comune mortale come me potrebbe essere interessato. Nonostante i vincoli , se qualcuno ama l’arte la protegge e non è un grullo. Noi italiani abbiamo troppo e forse dovremmo abituarci all’idea di vendere all’estero una piccola parte del nostro patrimonio.. facendolo uscire dagli archivi “impolverati” o dagli scantinati dei musei.
Ho letto che l’enorme cifra offerta dalla holding russa Ross Engineering che lavora nel campo dell’edilizia, ha insospettito perché il valore commerciale, attestato da una perizia è di circa 2 milioni e mezzo di euro.
Ora che si sa che è una bufala, sorrido. Giorgio Vasari con le sue Vite rimane comunque accanto al mio letto. Lo amerei sempre dovunque vada, ed è bello che improvvisamente tutti i giornali si mettano a parlare di lui. Emanuela Grande