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Durante la conferenza stampa il Presidente Alois Lageder ha reso noti i nomi dei quattro nuovi membri del consiglio, ovvero l’imprenditrice Magdalena Amonn, l’imprenditore e grande collezionista Josef Dalle Nogare, il commercialista Heinz Peter Hager e Robert Veneri, architetto e docente universitario.
La decisione è assunta per anticipare i tempi e permettere al prossimo consiglio di progettare al meglio i prossimi anni e prendere le importanti decisioni in merito all’indirizzo, alle strategie e alla direzione futura dell’istituzione.
La prima decisione è stata la riconferma di Letizia Ragaglia alla guida di Museion fino a tutto il 2010.
Approvato poi il programma delle mostre per il prossimo anno, che avrà come cardini la collezione del museo, la scultura nelle sue diverse declinazioni e le produzioni in collaborazione con altre interessanti realtà del settore.
In primavera gli spazi si apriranno ad una delle più importanti collezioni private italiane, con la mostra Che cosa sono le nuvole? Opere della collezione Righi, mentre in autunno gli artisti Stefano Arienti e Massimo Bartolini rileggeranno la collezione di Museion e realizzeranno un nuovo allestimento, che verrà ospitato nel secondo e terzo piano del museo.
Fra le mostre in programma, in febbraio il quarto piano vedrà l’inaugurazione di Fomuška, di Micol Assaël, mentre a maggio spazio a una doppia inaugurazione per gli artisti Gabriel Kuri e Nico Vascellari.
link correlati
www.museion.it
[exibart]












peccato per la conferma della Ragaglia
mmmm sono invidiosissssssimo…. ; )))
Va bene micol assael (anche se ultimamente al palis di parigi ha lasciato alquanto a desiderare), ma Vascellari dovrebbe iniziare a fare mostre all’estero. In italia abbiamo capito. Poi accusano me di autoreferenzialità, “prezzemolismo” e autismo da ripetizione. Quì ci sono le stesse cose, ma presentate in modo più subdolo. Abbiamo chiaro il mood di vascellari, e quindi una sorta di matthew barney “de noarti”,con spruzzatine punk tanto per essere chiaro che stiamo parlando in termini interdisciplinari. La vitalità della fase performativa stona con un certo feticismo da paglia sudata. Perchè alla fine rimane il solito feticismo che rientra dalla porta quando la fase performativa lo aveva buttato giù dalla finestra. Strade troppo percorse. Se non tagliamo veramente alcuni fili con il 1900, si rischia di perdersi nelle stesse cose. Si rischi una stagazione inconsapevole. Ok. Non si può dire che il re è nudo. Ma forse il re potrebbe trovare vestiti nuovi.
Dimenticavo. Non male Gabriel Kuri. A volte il dato formale testimonia d’altro. Anche se rimaniamo a dimenarci dentro un linguaggio ormai esausto. Mentre Arienti e Bartolini non faranno altro che fare quello che ha fatto Gabriella Belli al vicino Mart. Sono contento che stia maturando una certa consapevolezza.
Bartolini poi è veramente il modello perfetto di artigiano del contemporaneo. Tipico di questo inizio 2000. Una grande perizia formale e concettuale nel sostenere tutto e il contrario di tutto. Ovviamente attraverso citazioni coltissime e una postproduzione perfetta. Bartolini può fare tutto, mentre il tutto potrebbe appartenere a centinaia di artisti. Fenomeno non da dispezzare, ma su cui bisognerebbe avere consapevolezza e togliere una certa pretenziosità (rimando alla recente intervista su flash art).
ancora in bocca la lupo a Letizia
Ma perchè i musei italiani continuano a promuovere Arienti, Bartolini che all’estero non se li caga nessuno.
Basta, non sarebbe ora di passare ad altra generazione artistica?
Il monopolio Guenzani- De Carlo-Sandretto-Rivoli- Bonami etcc ci ha già provato abbastanza con i suoi prediletti.
Mostra Nico Vascellari al Museion di Bolzano
Questa personale di nico vascellari appare “corretta” nella misura in cui la conosciamo già, o avremo sempre voluto conoscerla. Si tratta dell’ennesima declinazione dell’arte povera. Dopo micol assael (che potrebbe essere la figlia “ricca”, che può viaggiare e parlare con ingenieri, di per paolo calzolari) il Museion sceglie ancora l’arte povera 2000. Si tratta di “immaginari trappola”, assolutamente interessanti, ruffiani e rassicuranti. “Trappola” perchè trovano già gli anticorpi per diventare spuntati.
Il frammento di montagna che diventa campana di bronzo, il rituale, il ritorno alla terra, la casa; tutto in salsa musica elettronica punkeggiante, ammiccante. Vascellari asciuga intelligentemente mat. barney e jon bock, e rimane, ovviamente, la declinazione giovane dell’arte povera. Nulla da dire, nella misura in cui vorremo vedere cosa potrebbe fare il figlio di giuseppe penone.
Il problema sta nello sprecare l’opportunità di essere diversi. Risuona quel “grazie” di luca trevisani, in un recente flash art, a bruno munari. Una generazione che non riesce a svincolarsi dal 1900. Un secolo che insieme alle luci, ha portato tante ombre. Si indugia in queste luci, senza la capacità di entrare nelle ombre e superarle; semmai anche tornando inidetro, procedendo obliqui.
Poi permane questo “ego”, questo narcisimso esasperato. Ancora debitore del 900, dei ritorni pop che, nolenti o volenti, continuano ad avere grande appeal sul pubblico. Anche ascoltando la presentazione di Letizia Ragaglia del Museion, la proposta “nico vascellari” sembra un contentino “giovane” per rassicurare la platea. Queste proposte corrette ed intelligenti risultano totalmente spuntate ed inefficaci: è come se un certo ordine abbia ormai sviluppato gli anticorpi per certe soluzione intelligenti che appaiono totalmente funzionali a questo ordine. Questo succede nel rideclinare l’arte povera in salsa giovane.
Credo che Nico Vascellari sia sincero nel suo lavoro, forse si trova nel meglio che si possa trovare in giro. Il problema sta in un sistema che fatica nel confronto e nel grado di apertura. Questo perchè il sistema-italia ha paura; tra la necessità di compiacere il pubblico e il desiderio di partecipare a un sentire internazionale. Vascellari è un artista assolutamente italiano, non ha un riscontro internazionale. Volendo essere ingenui e pensando solo al suo lavoro: come viene visto il suo lavoro dall’estero? A mio parere come ennesimo revival dell’arte povera+performance standard, e nel migliore dei casi come una copia di cose già successe sulla scena internazionale. Vascellari dal 2006 al 2010 ha fatto 10 personali in italia, e nel 2008 un passaggio a manifesta a trento. La prima personale, nel 2006, è stata a Viafarini che dovrebbe già essere motivo di svalicare le alpi. Apparte questa ultima al museion di bolzano (dopo 4 anni siamo ancora al di quà delle alpi), il suo lavoro, soprattutto in una prima fase, era la fusione di barney e bock in salsa punk. Con una grande dipendenza dal feticcio glamour-pop (lo zoccolo di legno, le foto della performance, la rivista glam, la paglia sudata, ecc ecc).
C’è una sistema che deve subito trovare il giovane “appetibile”, senza dare adito a tempi di riflessione e decompressione (come dice la mia amica-vittima-di-questo meris angioletti). In questo modo si perpetua semplicemente la moda, senza arrivare mai a quello sfasamento di cui parla giorgio agamben. La storicizzazione precoce a cui è stato sottopostao vascellari come altri prima e con lui, assomiglia tanto all’eiaculazione precoce. Il sistema suggerisce sommessamente, e in modo matrigno, una stabilizzazione del lavoro in uno stadio ancora “non maturo” e non pronto al confronto sovranazionale. Questi artisti sembrano tronchetti sacrificali affinchè, ogni anno, il sistema possa bruciare, possa proporre le proprie proposte giovani, esattamente come vascellari al museion (parole di letizia ragaglia), esattamente come sta succedendo per altri giovani, tadiello, rubbi, di massimo, calò (ora alla biennale di carrara con l’estrazione “a mano” di un blocco di marmo, quel blocco sembra tanto il frammento di montagna di vascellari, per non parlare dell’opera-percorso di richard long) ecc ecc.
In altri sistemi esteri questo non avviene per diversi motivi:
operatori meno affaticati e meno frustrati da sistemi più aperti al contemporaneo, maggiore competizione e confronto tra artisti, assenza di paura al confronto tra diversi operatori, maggiore capacità di osare e di mettere in discussione alcuni codici e alcune convenzioni, maggiore denaro (anche se si potrebbe fare molto con poco).
In italia, il giovane artista è attento specializzarsi come artigiano colto del contemporaneo, secondo un vago sentire internazionale. E anche nella recente lista dei 30 giovani artisti migliori per hans ulrich obrist, non ci sono italiani. E se andiamo ad analizzare questi 30 giovani capiamo perchè.
Queste dinamiche, unite ad un sistema chiuso al confronto (io lo sto vivendo, e lo posso assicurare), non permettono alcuna riflessione su linguaggio, ruolo e format. Quindi, per bypassare questa situazione, mi sembra utile sintetizzare ogni livello del sistema ed ogni ruolo del sistema in un solo punto. Autorefenziale certo (me lo hai insegnato tu). Questo in modo non didattico, ma con il desiderio di giocare con i pezzi; senza intenti programmatici e narcisistici ma esattamente come potrebbe fare un bambino con i pezzi di legno colorati.