05 gennaio 2010

170mila euro al giorno. Già rimossi i palloni di Carsten Nicolai a Napoli…

 

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71123(1)Mentre l’attenzione di mezza Italia, malgrado il periodo festivo, resta puntata sul Piemonte e sulle note vicende della direzione del Castello di Rivoli, notizie sconcertanti arrivano da mille chilometri più a Sud. Ovvero da Napoli, dove l’installazione ideata da Cartsen Nicolai per Piazza del Plebiscito, già partita in ritardo per problemi di sicurezza legati alle condizioni atmosferiche, dopo neanche tre giorni di “vita” è stata definitivamente rimossa.
Motivi di sicurezza”, ha spiegato il curatore Eduardo Cicelyn, che indiscrezioni filtrate nel frattempo identificano in un allarmante principio di incendio verificatosi per lo “sgonfiamento” causa pioggia delle tre mongolfiere che costituivano l’opera, gonfiate ad elio e quindi altamente infiammabili.
Motivazioni che non paiono aver lenito l’arrabbiatura dei napoletani, visto che il costo dell’operazione – stando alla stampa locale – si aggira sui 500mila euro, finanziati con denaro del contribuente che a detta di molti avrebbe potuto trovare ben più seri impieghi.
500mila euro. Una cifra con cui, a Merano o a Monfalcone, si mandano avanti per un anno interi centri d’arte contemporanea…

[exibart]

25 Commenti

  1. L’arte contemporanea va così, ricordate la grandissima figura di m***a fatta da Lara Favaretto con il ridicolo crollo della sua opera mal progettata e peggio costruita? In quel caso si volatilizzarono 160 mila euro.
    Ma alla fine l’importante e che si parli di un evento, e quasi quasi un direttore di museo è più contento così, piuttosto che vedere il suo lavoro scivolare nell’anonimato.

    una notizia tecnica, l’elio non è infiammabile.

  2. La notizia si commenta da sola…
    …inettitudine e pressapochismo al potere…mettiamo Cicelyn sulla mongolfiera, sperando non torni mai più!

  3. Più che un commento, tra l’altro inutile, perchè non richiedere all’artista, curatori e quant’altri coinvolti in questa imbarazzante performance artistica la restituzione dei soldi e le scuse ai “Napolitani”?
    Conoscendo il loro enorme cuore, più grande delle tre mongolfiere messe insieme, sicuramente i “napolitani” saranno disponibili al perdono aspettando l’evento del dicembre 2010.
    “Adda passà a nuttata”

  4. alcuni galleristi e collezionisti di Milano hanno informato il direttore Cicelyn di una istallazione elettronica con 4 palloni di 6 m ciascuno del 1979

    http://www.marcomisheff.com/hosted/alzekmisheff/ITA/mfs.html

    … dunque i palloni sono stati smontati secondo la stampa “in tempo di record” e poi l’artista Nicolai chi sa perché ha dato la colpa al tempo, ai ragazzi che si arrampicano e alle transenne mancate… e dice di uscire più ricco interiormente da questa forte esperienza. Adesso esce del fumo fortemente illuminato e il sonoro dicono è lo stesso e naturalmente… comunque vada sarà un successo.

  5. Leggo questo come l’ultimo di una serie di sintomi. L’arte contemporanea sta tenendo duro e ,a volte, scappa e sborda qualcosa. Tiene duro l’artigianato, il mobilificio, l’azienda che stampa alluminio, l’inps, ma questo tipo di arte si caratterizza per avere gli anticorpi per evitare di tenere duro, e mettere in discussione un modello in crisi. Basta tenere duro. Abbandoniamoci ad una punto di vista diverso. Fino a quando “si terrà duro” si perderà denaro inutilmente e capiteranno questi scivoloni. Se la barca affonda va abbandonata e non serve rimanerci stringendo i denti.

  6. Si possono trovare artisti locali semisconosciuti capaci di far di meglio, dando loro appena i soldi per i materiali e un giusto compenso, risparmiando poi un patrimonio!

  7. Appello a Eduardo Eduardo Cicelyn
    La cultura per essere tale deve essere dinamica, mobile, in continuo aggiornamento di idee e contenuti , deve dare e ricevere ma soprattutto deve generare “innovazione”. Da tempo il mondo conviene sul fatto che i musei non debbano essere più deposito/cimitero delle opere ma dei luoghi “coinvolgenti” in cui “avviene qualcosa” ed infatti i musei contemporanei si aprono alla musica , ai laboratori, alla sperimentazione e perché no ..alla ristorazione. Quello però che si fatica oggi a fare è applicare questo concetto di “energia e innovazione ” anche “all’aperto” ed infatti le installazioni e gli allestimenti temporanei previsti sul territorio sono ancora radicati ad una polverosa logica barocca monodirezionale, in cui si applica la seguente formula: Le Istituzioni chiamano un Artista di Grido , lo pagano profumatamente , Egli porta in piazza un’opera magari già vista , la gente guarda e critica e le istituzioni difendono la loro scelta facendosi scudo con la fama internazionale di cui gode il loro “chiamato”.
    Forse è giunta l’ora di prendere il coraggio in spalla ,liberarsi del passato e attraverso l’innovazione ed il dinamismo ,“alimentare realmente la cultura dell’arte” magari invitando annualmente un Artista Internazionale non a “mettere un suo pezzo in piazza” ma a presiedere una commissione esaminatrice di quello che potrebbe diventare un importante vetrina internazionale : “il concorso internazionale per l’installazione in piazza del Plebiscito” aperto a Artisti, Architetti e designer di tutto il mondo.
    Puntando su una commissione ,”quella si…di fama internazionale (!)” si potrebbe aprire il concorso a tutte le forme di creatività “anche non di chiara fama “ perché la differenza la farebbe la validità del progetto e non il curriculum. Magari, se proprio si volesse essere innovativi fino in fondo, si potrebbe concepire una commissione “solo di creativi”(penso a Renzo Piano piuttosto che Cattelan o Takashi Murakami…) e in una logica di Arte per l’Arte …distaccarsi per una volta, almeno in questo evento, dalle figure dei Critici/ Curatori troppo legati a questa o quella corrente, questo o quell’artista, questa o quella politica !
    C’è tutto…ci sono i soldi (a quanto pare..) , ci sono le idee, le persone e le capacità organizzative…manca solo il coraggio di uscire da un convenzionale circuito logoro e ridondante.
    Cordiali saluti.
    Marco Adinolfi

  8. In italia ci sarebbe l’opportunità di osare e innovare realmente. Un po’ come sta succedendo con i paesi “late comers” che, partendo da situazioni di “non sviluppo”, possono “copiare” e migliorare il modello occidentale. Invece vogliamo sempre scimmiottare quello che avviene all’estero, condannati ad arrivare sempre com un momento di ritardo.
    Dagli operatori senior a quelli più giovani chi riesce a conquistare un piccolissima fetta di potere, cerca di conservarlo con le unghie e con i denti, a costo di rendersi un servomeccanismo di un sistema astratto e inutile. Il “potere” tende a paralizzare la mente. Solo alcuni fortunati riescono a mantenere lucidità e onestà.

  9. La vicenda è triste. E non per la scelta dell’artista e dell’installazione (condivisibile o meno).
    E neppure per l’incidente di percorso che, purtroppo o per fortuna, è sempre dietro l’angolo.
    Quello che è successo mi rattrista perché restituisce in uno sgonfio di pallone tutta la pochezza dell’impegno napoletano verso la cultura. Penso che sarebbe più utile fare circolare l’arte tra la gente, nelle scuole, nelle periferie. Attuare strategie per coinvolgere un pubblico fatto di non soli addetti ai lavori, catturare i giovani fin dentro le scuole, dove il grigiore delle menti li rende, quasi tutti, ottusi e uguali. Utilizzare il danaro pubblico per diffondere la voce della letteratura, dell’arte, della musica, del teatro per renderci migliori e più robusti i pensieri di fronte alle difficoltà della vita. Lasciando così emergere i talenti, che continuano a nascere tra noi.
    Per l’anno che verrà mi auguro qualcosa del genere. Buon anno a tutti.
    ivana porcini

  10. Per Marco Adinolfi
    il tuo appello arriva con 15 anni di ritardo, e comunque le commissioni che scelgono gli artisti o le opere da inserire in un evento importante non sono una novità. Il problema è che danno esattamente gli stessi risultati, con l’aggravante che poi non puoi individuare con chiarezza il “mandante” di certe scelte.

    Quando invece è una sola persona che fa la scelta, essa se ne assume anche tutta la responsabilità (o eventualmente si prende buona parte dei meriti), e a me sembra un sistema più limpido.

    Se il creativo o l’architetto o l’artista appena diplomato all’accademia intende presentare un suo progetto per Piazza Plebiscito, dovrà darsi da fare per diventare prima un nome affermato nel campo dell’arte contemporanea e poi forse riuscirà nel suo intento.
    Ovviamente diventare un nome affermato non significa necessariamente avere un ottimo lavoro, realizzare delle opere interessanti, opere che siano spunto continuo di riflessioni o polemiche, perchè a certi livelli è molto importante anche sapersi relazionare con i galleristi, collezionisti, curatori e direttori di museo.
    E magari, solo per simpatia o convenienza momentanea, da uno di questi incontri verrà fuori l’opportunità per fare una grande installazione di arte pubblica tipo Piazza Plebiscito.

    Quindi a cogliere questa opportunità non è sempre la persona con il lavoro migliore (anzi quasi mai), ma la persona che magari ha un lavoro appena spendibile, ma con una solida base di relazioni.

    Non chiedermi perchè, ma ti assicuro che è così.

  11. Aggiornamento: adesso al posto dei palloni gonfiati, c’è del fumo che esala dai tre piedistalli. In fin dei conti il “rimedio”, pur non essendo particolarmente originale (WOW! le fumarole del Vesuvio!), è piuttosto emblematico…

  12. per Gianni V.
    Francamente fermarsi all’analisi sulle anomalie del mondo (dell’arte e non solo)non ci porta lontano anzi alimenta solo un’ inutile frustrazione . Sapere che “con una solida base di relazioni”( magari intendendo il termine “relazioni” nella più ampia possibilità di significati immaginabili) si arrivi ad essere famosi nell’arte , nella politica o in qualsivoglia ambiente non mi spinge ad essere spettatore di quel che accade , non frena la mia creatività e non modifica il mio modo di essere (dentro e fuori “l’arte”). Meglio essere propositivi che piangersi addosso.
    Entrando nello specifico, la mia proposta di cambiamento relativa all’evento artistico previsto per Piazza del Plebiscito è semplice e concreta

    1) La manifestazione diventa un concorso internazionale che ha un curatore che attualmente è Eduardo Cicelyne (quindi già c’è ) il quale si assume la responsabilità di nominare come Presidente di giuria un Artista/Architetto/creativo/designer di fama internazionale.
    2) L’artista (es. Richard Serra) nomina una commissione di tot persone che in un periodo circoscritto di tempo valuterà gli elaborati dei partecipanti decretando un vincitore.
    3) Il premio consta nella realizzazione dell’opera e nella visibilità che essa avrà anche in virtù dell’avallo e supporto di “cotanta Commissione”.

    Quando parlavo di concorso aperto a tutte le forme di creatività mirato anche a coloro che non hanno un curriculum internazionale volevo dire dare l’opportunità a tutti i “professionisti” (studi di architettura, designer, scultori… giovani non solo anagraficamente ma anche per curriculum) di far conoscere il proprio lavoro e di evolversi (non pensavo alla possibilità che vi partecipassero casalinghe o scolaresche con spiccato senso artistico).Se il lavoro è valido lo stabilirà la selezione.
    Ripeto, la Cultura è un processo dinamico fatto di Scambio e io credo che l’unica maniera per non lasciare che un paese “Invecchi” (politicamente, mentalmente, artisticamente) sia quello di creare opportunità di confronto tra realtà consolidate e potenziali eccellenze.Un po’ più di ottimismo innanzitutto ..!

    Buon Anno

  13. Trovo condivisibile quanto dice Gianni V.
    Ma poi perché Napoli non dovrebbe avere grandi nomi in Piazza Plebiscito? Non dimentichiamo che Napoli è una città stupenda, piena d’energia, che merita molto, al di là dei suoi limiti. Il problema è vigilare sull’onestà di curatori e artisti. Il curatore (o i curatori) deve preoccuparsi di non farsi rifilare ‘pacchi’ dagli artisti, i quali devono lavorare appositamente PER Napoli, e non presentare una minestra riscaldata. Soprattutto, ci deve essere un’assoluta trasparenza nei costi dell’operazione. In ogni caso, questa pare sia l’ultima edizione dell’opera in piazza: non so se Cicelyn lo abbia detto ‘per bussare a denari’, ma certo ritrovarsi piazza Plebiscito invasa di auto o desolatamente vuota il prossimo Natale sarebbe davvero molto triste.

  14. E’ il solito impegno delle istituzioni napoletane verso la cultura. Penso che sarebbe più utile fare circolare l’arte tra la gente, nelle scuole, nelle periferie. Coinvolgere il pubblico e non i soliti addetti ai lavori e soprattutto i giovani dentro le scuole. Utilizzare il danaro pubblico soprattutto in questo momento di risorse ridotte mi indigna profondamente.Penso che i napoletani perbene dovrebbero protestare verso i loro amministratori che non hanno avuto il coraggio di dimettersi al momento opportuno e continiano a fare danni

  15. Mi trovavo a Napoli per una visita e sono andato anche a Piazza Plebiscito. I “tre contenitori” da €500.000,00 pensati e fatti installare da Carsten Nicolai in sostituzione delle “mongolfiere” sono uno degli episodi più tristi e offensivi che ci è toccato vedere in questi anni, utilizzando fondi pubblici. E’ stato consigliato al “curatore” Cicelyn di dare almeno le dimissioni, che sarebbe stato un atto di civiltà e di responsabilità. Ma purtroppo non sarà così. Si è difeso in una delle sue lunghe e inconcludenti risposte, citando la buona riuscita di altre similari manifestazioni. Ma è sotto gli occhi di tutti che questo signore per un 80% ha fatto mostre e continua a fare, prima al Museo Archeologico, poi al Madre, poi a Capodimonte e infine in Piazza Plebiscito, attingendo gli artisti da due gallerie: Christian Stein di Milano e per un breve periodo, Gagosian di New York. Un clientelismo peggiore trova l’equivalente solo in quello politico di più becera amministrazione. Che si dimetta subito, è il minimo che può fare!

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