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Ormai pare proprio essere una scelta ponderata, una vera e propria sfida sul filo della polemica e del senso comune. Non soltanto quella di portare l’arte contemporanea fra le “sacre” mura della reggia di Versailles, ma di scegliere artisti che spesso fondano la propria espressione proprio sulla provocazione.
Era accaduto lo scorso anno con Jeff Koons, il cui nome evocava – magari con parziale obbiettività – le immagini porno-iperrealiste di Ilona Staller. Ora per il 2010 arriva un altro nome che dovrà faticare a vincere la “censura” dei francesi più conservatori: quello del giapponese Takashi Murakami.
I curatori della mostra, programmata fra settembre e dicembre prossimi, assicurano tuttavia che fra le opere che riempiranno le 15 sale della reggia cercheranno di evitare le più estreme…
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