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Un ciclo di quattro performance di Ryan Gander (3 marzo), Pierre Leguillon (10 marzo), Tris Vonna-Michell (17 marzo), Patrizio di Massimo (24 marzo), invitati per la prima volta a Roma a realizzare un progetto per un’istituzione, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma. “Le quattro performance, prodotte per l’occasione, prendono spunto dal luogo in cui verranno ospitate – un edificio dedicato alla formazione – e alla città di Roma, usando diversi linguaggi come il teatro, il racconto, la danza per coinvolgere il pubblico nell’azione”.
Primo appuntamento: mercoledì 3 marzo 2010 – ore 18.30
Accademia di Belle Arti
Via Ripetta 222 – Roma
Info: info@nomasfoundation.com
Web: www.nomasfoundation.com
[exibart]
Accademia di Belle Arti
Via Ripetta 222 – Roma
Info: info@nomasfoundation.com
Web: www.nomasfoundation.com
[exibart]












allora, ilaria gianni sceglie dal suo gruppo londinese (pedraglio,riva, form content) patrizio di massimo. Poi ancora tris-vonna (sempre della T293 come di massimo) che è anche bravo ma si è già visto pochi mesi fa alla gamec di bergamo. Lavora più in italia che nel suo paese. Diciamo che le scelte avvengono un po’ alla bene-meglio.
Poi per di massimo c’è un sistema di sostegno sulla fidcuia. Si è appena diplomato a londra (bene, ma anche immerso nei condizionamenti mainstream)..poi entrato nella T293, spinola banna, ovviamente intervista su kaleidoscope (e aspettiamo ardentemente il supplemento su mousse)…così…
Ma guardiamo il lavoro.
la parte più corposa:
un interessante performace a londra. Passaggio a cavallo vicino a scultura di personaggio a cavallo. Non del tutto chiara anche se frizzantina.
Poi, un lavoro sulla libia, sull’esotico e su certe radici italiane in quei luoghi. Formalizzato tutto in modo ovviamente molto didattico e corretto.
Certo! Patrizio si sta formando! Bisogna avere pazienza. Ma siamo sicuri che in italia non ci siano “formazioni” ad uno stadio più evoluto? Vogliamo veramente inseguire sempre il “giovane-nuovo-nuovo” con il rischio di dimenticare quello che solo ieri c’è stato di buono? In questo modo non si sostiene nulla: nè di massimo (che domani scemerà) nè quello che abbiamo sostenuto ieri. E tutto questo ovviamente schiacciati dal solito passato remoto italico.
Non credo che sia più tollerabile voltare sempre le spalle al passato prossimo. Unire a giovani-nuovi-nuovi: esterofilia (seppur di qualità) e valori consolidati. Non è tollebrabile perchè in questo modo non sosteniamo nè di massimo nè il passato prossimo. Andate a parlare con i “patrizio di massimo” di ieri, o anche solo degli anni 90. Questa forma di superficialità è peggiore della mancata sensibilità per il contemporaneo. Perchè in questo modo si ha la sensazione illusoria di sostenere il contemporaneo quando invece lo sostengono di più (per reazione) le idee reazionari e strampalate di beatrice e sgarbi.
Ora tutti pensano che io stia criticando di massimo, invece lo sto proteggendo. A buon intenditor poche parole.
sono assolutamente d’accordo con le considerazioni di luca rossi
… infatti, sembra quasi che non sia Luca Rossi a fare commenti intelligenti… eh eh…
Caro Luca, hai ragione. Come darti torto? Cerchiamo di non esaurire tutto in ‘aggiungi un commento’. Basta commenti! Alzare al telefono e chiedere direttamente agli interessati il perchè delle loro scelte e, in un secondo momento, renderle pubbliche.
Come dire… rendere la parola azione con un pò di coraggio, altrimenti tutto ‘finisce’ qui.
E’ vero “aggiungi un commento” rimane azione limitata. Però non potrei nemmeno sobbarcarmi totalmente la critica e l’approfondimento sulle dinamiche dell’arte contemporanea italiana. Dove sono Flash Art? Arte e critica? Mousse? Kaleidoscope? Per citare le prime riviste che mi vengono in mente.
C’è questa falsa credenza che se si critica sparisce la pubblicità. Invece è l’esatto contrario, basta guardare Exibart. Al contrario riviste come flash art (per non parlare di moussoscope, che sembrano editate sulla Luna) mantengono un profilo pacato , fatto di detti e non detti: la critica viene dal “blog”, pensiero divergente, ecc ecc. Ma poi non si agisce di conseguenza, e si continua a rassicurare lo stesso sistema di valori e atteggiamenti.
E non si tratta di crocifiggere la nomas foundation. Credo che Ilaria Gianni sia amica di Patrizio Di Massimo e stimi il suo lavoro. Perchè non dovrebbe invitarlo? Forse però una professionista dovrebbe avere una visione più ampia ed approfondita, e mettere da parte la solita emotività italiana. Solo in italia si creano rapporti morbosi (quì agisce il concetto di famiglia “volemosebene” come piattaforma affettiva positiva ma anche limitante): curatore-artista, artista-gallerista, ecc ecc. rapporti ambigui che non hanno quel minimo di cinismo sano per distinguere tra sfera umana e sfera professionale. Anche questo è un vantaggio del mondo anglosassone: perchè avere un rigore professionale, alla lunga, favorisce anche la sfera umana. Se i rapporti umani alla base sono veri e sinceri.
Ma che noia! Questi non sono commenti… è aria fritta!
Basta!
Tutti usano tutto quando ci riescono, per i loro scopi.Il valore dell’artista è quello che conta!
Premi, premietti, residenze, fondazioni varie non servono a molto e il valore e la qualità che con il tempo rimane…Ah dimenticavo! Sono serviti a Sissi per aprirsi una nuova carriera da modella…Forse ha trovato la sua strada!
Un esempio: a Kaleidoscope se ne fottono pienamente dell’Italia e delle dinamiche artistiche presenti (a meno che non abbiano subito un formativo lavaggio “dentro e fuori” da qualche parte all’estero, possibilmente nella City…) difatti, correggetemi se sbaglio, hanno eliminato l’italiano dalla rivista…o leggo male?
Luca Rossi ha perfettamente ragione il familismo è la metastasi diffusa nella società italiana e il sistema dell’arte ne è immerso
Ma infatti si tratta di “aria fritta” che ingolfa il sistema. Perchè credi che qualcuno sia in grado di argomentare in favore del lavoro specifico di patrizio di massimo? Io credo di no. Oltre ad un problema formativo e post-formativo, c’è anche un problema pre-formativo. I giovani più brillanti sono disincentivati nell’impegnarsi in campo artistico. Meglio biotecnologia, economia o altro. Anche per questo si procede senza un confronto. Molti si trincerano dietro un silenzio colto che vorrebbe contraporsi alla sindrome da bar sport. Io credo che molti (purtroppo) non sappiano cosa dire; non sappiano nemmeno quali contenuti stanno proponendo. Si fanno scelte alla bene meglio,semmai privilegiando gli artisti più vicini fisicamente o quelli che sono “amici”. In fondo se non esiste un confronto, perchè ilaria gianni o qualunque altro operatore dovrebbero approfondire? Chi glielo fa fare? In arte tutto è permesso..in fondo è solo arte, suvvia…con tutti i problemi che ci sono in italia……………questa è una deriva culturale e mentale prima che politica e pratica. Perchè sono i giovani quelli meno lucidi….sarà un bel problema.
Tutto questa enfasi sulla performace mi fa sorridere. Con Tino Seghal è di nuovo di moda, se ne deve parlare per forza. E vai con musei e collezionisti che comprano (come opere) semplici certificati che attestano avvenimenti o si autorizzano il ripetersi di eventi. Ma possibile che non si ha un minimo di memoria storica ? I giganti della performance e parlo di gente come Vito Acconci che ora per vivere fa l’architetto, o la Abramovisch che se non producesse foto non avrebbe di che mangiare e un genio come Chris Burden (di fronte al quale Seghal fa cagare)fa sculture, avendo abbandonato la performance da anni.
E allora direte voi ??
Semplice, se questi GIGANTI dopo 50 anni di lavoro sono ancora misconosciuti, che volete possa fare un Patrizio di Massimo ?
Non è solo questione di performance o altro. Patrizio Di Massimo è sicuramente un ottimo artigiano dell’arte contemporanea. E’ un genio se paragonato ad alcuni sussulti dell’ultimo padiglione italia. Il punto è che viviamo un problema di sistema (in italia) e un problema di linguaggio-ruolo-format (nel monddo e in italia). In italia il problema sistemico ricade e aggrava fatalmente il problema del linguaggio-ruolo-format. Inoltre non si riesce neanche a trovare luoghi e momenti per un confronto approfondito, visto che tutti sono legati con tutti. Non si vuole capire che un confronto potrebbe migliorare la situazione generale. Nel migliore dei casi (penso ad cluni articoli usciti su flash art) si non si riesce a passare dalla teorica alla pratica.
Francamente non capisco questo “blocco”.
Detto questo, una riflessione su linguaggio-ruolo-format avrebbe ricadute a cascata sul sistema. L’italia sarebbe nella condizione ideale (late comers) per osare/innovare. Strutture estere, sulla carta molto blasonate, hanno impostazioni molto rigide. Penso a germania, svizzera, inghilterra, USA. L’italia partirebbe da una piacevole tabula rasa poco strutturata.
Si! Si! Concordo con voi e specialmente con Luca Rossi infatti avete visto quel matto che venerdì 26 all’AUDITORIUM – PARCO DELLA MUSICA di Roma durante una performance musicale al pianoforte di “FLUXUS BIENNIAL” si e messo a saltare strillando “E MENO MALE CHE C’è MAURIZIO CATTELAN…. E MENO MALE CHE C’è MAURIZIO CATTELAN” per 4/5 minuti? Ma chi era? Fortissimo era l’unica cosa Fluxus che c’era nella mostra, e sarebbe piacita agli artisti Fluxus. Ma chi era? A un certo punto stava quasi svenendo per la fatica e nessuno lo ha interrotto fino alla fine anzi quando ha improvvisamente smesso tutti hanno applaudito. Ho avuto anche il dubbio che fosse programmato ma mi hanno detto che non lo era, ma è un artista? Se qualcuno sa qualcosa potrebbe farmi sapere qualcosa sarebbe molto utile, grazie.
Ehilà Ester. Quel matto è Pino Boresta uno dei pochi artisti interessanti usciti dalla scuderia di Cesare Pietroiusti che proprio quello stesso giorno presentava una performace all’Auditorium dal titolo “ Una lezione”. Ho infatti assistito a entrambe e ho anche notato Cesare arrivare tutto trafelato nella sala nel tentativo di assistere al blitz del suo discepolo che però aveva appena terminato la performance. Infatti il Boresta non è nuovo a queste azioni clandestine infatti lui è lo stesso che l’anno scorso ha creato un putiferio al Festiva d’Arte Contemporanea di Faenza strillando qualcosa del tipo “Voglio essere invitato alla Biennale di Venezia” o “Cosa deve fare per essere invitato alla Biennale di Venezia” e nonostante i serrati controlli della sicurezza e riuscito ha ripetere la stessa azione a Venezia con un blitz proprio durante la presentazione ufficiale della Biennale. Io ero presente anche la e per un Baratta che saltava sulla sedia (in quel momento stava parlando proprio lui) mi sono gustato un Birnbaum che divertito sorrideva sotto i baffi. Respect to Borest.
Eh no questo luca rossi, non lo condivido. che noia…
Grazie! Ho trovato pure questo video dove l’urlo credo sia proprio suo.
http://www.mefeedia.com/watch/25512997