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Qualcuno, ieri, durante l’opening nello spazio che fu della Dia Foundation, parlava di “geniale innovazione”. Per la serie: “finalmente una fiera molla il concetto di stand, mette tutte le gallerie insieme in un palazzo che non ha nulla del quartiere fieristico e impagina una proposta al limite tra il group-show e l’evento di mercato”.
Caspita, qualcuno gli dica che già da qualche anno questa è la formula di Liste, nota fiera di Basilea. Independent, la nuova trovata newyorkese inventata da Elizabeth Dee e da quelli della londinese galleria Hotel, è una fiera che seleziona gallerie tendenzialmente giovani e di alta qualità (solo Zero per l’Italia) e le posiziona nei tre piani dell’edificio di Chelsea a far gara a chi è più snob e trendy.
I propositi del titolo sono imperscrutabili: indipendenti da cosa? Da chi? Sicuramente non dalla moda né dal mercato. Chi è alla ricerca di una fiera sul non profit, insomma, può girare alla larga…
link correlati
www.independentnewyork.com
[exibart]












paracul art fair
L’ennesimo tentativo di riscaldare una minestra. Tentativo sicuramente curioso e aprezzabile. Il punto però si gioca altrove, il punto è sulla reale novità dei contenuti proposti. E da questo punto di vista mi sembra che gli artisti siano come tigri che si dimenano e si contorcono all’interno di gabbie sempre più piccole ed anguste. La critica di “ikea evoluta” non è da sottovalutare. Perchè se il giochino è prendere uno standard e poi esorbitarlo in un senso o nell’altro, siamo messi male. Poi diventa molto facile unire a questo standard evoluto una citazione colta. Alle nostre spalle abbiamo secoli intrisi e pieni di citazioni. Spesso sembra che il gioco sia chi pesca la citazione migliore. Per questo che parlo di burocrazia della creatività.
Questa crisi di contenuti si riverbera nel fatto che (per molti) il valore dei giovani artisti si misura secondo il numero di residenze all’estero, piuttoto che su altri dati marginali. Non si riesce mai ad afferrare il contenuto delle cose.Le urgenze reali.
Tutto questo è destinato a illudere e deludere (a patto che non ci sia la nonni genitori foundation che assicura vitto e alloggio). Ma anche l’attività di questa emerita fondazione (fondata inconsapevolmente negli anni 60) è destinata ad essere una fregatura. Perchè rende molli, e permette al giovane di sedersi sugli allori.
Quindi non c’è scampo se non al di fuori di una certa professionalizzazione burocrate. Il punto è su una riflessione lucida e divergente rispetto linguaggio, ruolo e format.
Grande analisi..perfetta
La mission della fiera dice che sono le stesse gallerie partecipanti a invitare colleghi a partecipare, presumo che Zani si senta così superiore a qualsiasi collega connazionale da non aver invitato nessuno…in compenso Indipendent ha ben 2 sponsor nell’editoria italiana, Flash Art e Mousse, nessun altro straniero…i soliti servi…
Ma sì gli italiani più “attenticool” vivono uno stato di profonda soggezione. Preferiscono il silenzio e il continuo basso profilo così da non sbagliare mai. Spesso questo atteggiamento nasconde solo un vuoto più o meno mediocre. Questo stato di cose, questo snobbismo strisciante fa il male del sistema italia. Nel senso che ci troviamo sempre a seguire vaghi standard internazionali nel pericolo di essere tacciati come i “soliti” italiani tutti “bar sport e cattelan”. Forse bisognerebbe smetterla, e partecipare. Buttare giù le carte. Ma nessuno lo farà. Solo forse questa crisi ha fatto scricchiolare qualche certezza. E anche zero ne esce molto ridimensionata. Insomma quali sono i contenuti? Se su questo fronte hanno problemi tutti, figuriamoci l’italia che tende a ripercorrere (con uno scarto di ritardo) quello che avviene all’estero.
L’ennesimo tentativo di diventare artista, di ris-caldare la minestra. Tentativo sicuramente curioso e aprezzabile. Il punto però si gioca altrove, il punto è sulla reale novità dei contenuti proposti. E da questo punto di vista mi sembra che gli artisti siano geni a cui io mi ispiro cercando un giorno di diventarlo . La critica di “ikea evoluta” non è da sottovalutare. Perchè se il giochino è prendere uno standard e poi esorbitarlo in un senso o nell’altro, perchè io non c’è la faccio ?. Poi diventa molto facile unire a questo standard evoluto una citazione colta. Alle nostre spalle abbiamo secoli intrisi e pieni di citazioni. Spesso sembra che il gioco sia chi pesca la citazione migliore. Per questo che parlo di burocrazia della creatività.
Questa crisi di contenuti si riverbera nel fatto che (per molti) il valore dei giovani artisti si misura secondo il numero di residenze all’estero, piuttoto che su altri dati marginali. Non si riesce mai ad afferrare il contenuto delle cose.Le urgenze reali.
Tutto questo è destinato a illudere e deludere Me (speriamo checi sia i miei nonni genitori foundation che mi assicurano vitto e alloggio). Ma anche l’attività di questa emerita fondazione (fondata inconsapevolmente negli anni 60) è destinata ad essere una fregatura. Perchè rende molli, e permette al giovane di sedersi sugli allori.
Quindi non c’è scampo se non al di fuori di una certa professionalizzazione burocrate. Il punto è su una riflessione lucida e divergente rispetto linguaggio, ruolo e format.
Quanta ignoranza, ma di cosa state parlando?
forse è l’invidia che vi spinge a commentare