07 marzo 2010

Da New York: tempi duri (e bassi escamotage) per le micro-fiere a latere

 

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All’arrembaggio dei visitatori. C’è la fiera principale (Armory Show), ci sono le fiere a latere più importanti (Volta, di proprietà dell’Armory stessa, e poi Pulse, Scope e Independent), e poi c’è un’ampia e patetica teoria di fiere ultra ultra minori.
È una moda che è nata a Miami (durante ArtBaselMiamiBeach) e si è subito diffusa a Manhattan. Ma se già le fiere più consolidate (come Scope, ad esempio) fanno fatica ad avere sufficienti flussi di pubblico, figuriamoci le altre che rispondono ai bizzarri nomi di Dutch, Fountain, Red Dot, Verge e Korean Art Show.
Proprio quest’ultima (di cui abbiamo già detto del volantinaggio tra le gallerie di Chelsea qualche giorno fa) si piazza con la sua sgangherata navetta (un pullman anni cinquanta, ma semplicemente vecchio, non d’epoca!) davanti alle altre fiere di maggior successo, tentando invano di sottrarre pubblico.
Mentre Red Dot dopo qualche giorno di magra ha definitivamente rinunziato a far pagare l’ingresso ai più: per entrare era sufficiente dimostrare di aver ricevuto una mail che l’ufficio stampa della fiera invia a profusione a tutti i suoi contatti. Ma vale davvero la pena andare a cercare un posto dove stampare…?

[exibart]

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