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L’antefatto, per chi non ne avesse sentito parlare, è la mostra della super-collezione del greco Dakis Joannou, che il museo ospita fino a giugno. Una mostra speciale, perché a curarla è nientemeno che la superstar Jeff Koons. Ma una mostra controversa, visto che fin dai primi annunci ha seppellito il New Museum di polemiche.
Perché? Per diversi motivi. Primo, perché Joannou fa parte del board del museo, e la mostra delle sue opere crea un conflitto di interessi senza precedenti. Poi, perché un’operazione così smaccatamente glam – opere di big come Chris Ofili, Kiki Smith, Maurizio Cattelan, Nathalie Djurberg, Kara Walker, Pawel Althamer, per fare qualche nome – manda definitivamente in soffitta l’allure di spazio alternativo e di ricerca che era nel Dna del New Museum alla sua nascita.
Ecco allora la provocazione, opera di tre giovanotti – Adam Wissing, Kenny Komer e Boris Rasin – non nuovi a gesti simili. Un poster affisso in giro nei giorni della turbolenta Armory Arts Week, dove si vede il New Museum “rivestito” della stessa “pelle” dello yacht di Dakis Joannou, decorato proprio da Jeff Koons. Con uno slogan che la dice lunga: Anti Establishment…
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[exibart]












Ho visitato la mostra collettiva curata da jeff koons al new museum di new york.
La mostra è una sorta di magazzino; di riassunto delle collezione greca. Dicono che questa operazione serva per aumentare il valore di certe opere. Nel vedere la mostra lucidamente, la sovrapposizione e la ripetizione imbarazzante di alcuni codici, sembrerebbe diminuire il valore delle singole opere. In ogni caso questo grande market mi sembra riflettere la fase di affaticamento che stiamo vivendo, e soprattutto, la fase appena trascorsa. Fase forse troppo euforica e sovrastimata. A me sembra che la mostra ammetta che qualcosa non è funzionato. Non mi sembra una mostra che mostra i muscoli, ma (forse consapevolmente) un piano fitness venuto male. Non so se Koons abbia voluto comunicare questa ironia amara. A vedere l’allestimento sembra di sì.
La mostra di koons è molto “iconica”. Viene presa bonariamente in giro dal new york times come : la mostra mainstream del museo anti-mainstream. Da segnalare l’opera del nostro Roberto Cuoghi (artista che apprezzo anche) e che ha presentato la riproduzione gigante di un dio assiro presente in piccole dimensioni al Luovre. Opera che potrebbe appartenere a circa 200-300 artisti nel mondo. Nel senso che si tratta (anche quì) di esorbitare un buon riferimento colto, arrivando ad una sorta di spettacolarità ambigua e lugubre, tipica del nostro roberto cuoghi. Devo dire ottima scelta del riferimento colto. Mi sembra che vince chi pesca la citazione colta più interessante. Cosa succede se esorbitiamo una piccola riproduzione di un dio assiro? Visto che gli assiri sono stati una civiltà che dicono essere molto evoluta e quasi-sconosciuta?
più o meno quanto successo,in piccolo, al macro con la mostra NY minute..ma qui naturalmente nessuno ha aperto bocca..non sia mai
Ma il banner della mostra a Bologna nella otto gallery nothing to hide non presenta il nome sbagliato dell’artista?non mi pare si chiami urs luethi