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All’inizio era pittore, poi si è reinventato cineasta. Martial Raysse, acclamato come geniale precursore negli anni della partecipazione al Nouveau Realisme e poi smarritosi dalle luci della ribalta nei meandri della propria sperimentazione, riflette assieme a Monique Veaute sulla necessità che l’ha spinto a variare il linguaggio espressivo approdando infine al video.
Lo sguardo contemplativo del quadro che si trasforma nella complessità visiva dell’occhio costretto a un “funambolismo” è quello che ritiene essere la chiave della traduzione narrativa poetica in immagine visiva cinematografica.
Occasione di dialogo, sul palco faentino, la proiezione di una selezione dei suoi film che in Francia hanno ricevuto definitiva consacrazione uscendo in edizione cofanetto… (angela pippo)
[exibart]











