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Gallerie contente, tanta gente, pubblico che ha ravvisato un buon livello di qualità e atmosfera realmente magica grazie alla primavera romana ed all’allure irripetibile degli ex mattatoi di Testaccio. Insomma buona la prima per l’inaugurazione della fiera Roma – The Road To Contemporary Art che è quest’anno un po’ meno ‘road’ e un po’ più stanziale nell’unico spazio del Macro Testaccio.
E proprio questa compattezza, dopo due anni di esperimente di “fiera diffusa”, ha permesso a pubblico e gallerie di ritrovarsi in un contesto unico e di ‘contarsi’. E la massa critica di pubblico non si è fatta attendere ed ha affollato spazi espositivi, concerti e ristoranti fin oltre le due di notte. Alcuni galleristi hanno notato con piacere la presenza di pubblico internazionale “in aggiunta” a quello calato in città per le aperture di Maxxi e Macro.
“Sono venuti da me dei belgi e dei francesi che erano a Roma per la fiera e che neppure avevano gli inviti per i due musei”, ha dichiarato ad Exibart una gallerista.
[exibart]












sarà, ma alcuni grossi difetti, nonostante le due precedenti edizioni, rimangono. primo fra tutti, la gran confusione della dislocazione delle gallerie: di molte non si rintraccia il nome, di altre non si capisce il confine con la successiva, altre ancora devono essere attraversate. di positivo infatti c’è lo sforzo per migliorarsi c’è stato.
La fiera è pessima, se ne può fare a meno e nessuno ne sentirà la mancanza
caro “giardino delle rose”, io credo invece che la fiera si rifarà, eccome, e sicuramente di te non sentiremo proprio la mancanza.