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Promuovere la giovane arte italiana tramite il web, con un occhio di riguardo alla regione, attraverso opere pittoriche, scultoree e fotografiche ma anche disegni, multipli e incisioni, rigorosamente di piccole dimensioni. Questo l’obbiettivo della nuova galleria d’arte online Little Room Gallery, iniziativa che si pone come pionieristica provenendo da un’area non sempre al centro delle dinamiche contemporanee come la Sardegna.
La consulenza della galleria è affidata alla critica Roberta Vanali – firma di Exibart, fra l’altro -, che ha selezionato i trenta artisti proposti, alcuni già inseriti nel mercato, altri giovani o esordienti. I nomi sono quelli di Silvia Argiolas, Alice Attanasio, Luigi Bove, Giusy Calia, Marco Carli Rossi, Michel Chevalier, Stefano Cozzolino, Vanni Cuoghi, Emanuela De Notariis, Elisa Desortes, Elisabetta Falqui, Gavino Ganau, Daniele Giunta, Eloisa Gobbo, Monica Lugas, Alberto Marci, Silvia Mei, Nicola Mette, Lorenzo Oggiano, Alessio Onnis, Cristina Pancini, Pastorello, Enrico Piras, Francesco Podda, Andrea Portas, Elena Rapa, Giuliano Sale, Daniele Serra, Siva, Jonathan Solla.












che accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio, la più brava (Silvia Idili) di tutto quel mondo puerile neanche c’è…
proseguiamo a farci male…
Acquistabili via posta elettronica? spese di spedizione che andranno verificate di volta in volta e comunicate all’acquirente?
Ah la tranquillità di acquistare via web…
ahhah, l’ecommerce dell’Alto medioevo
In Sardegna quando si fa qualcosa di buono gli anonimi Sardi buttano merda ,
finalmente qualcuno che fa qualcosa con dignità e umiltà invitando non solo artisti sardi .
BRAVA ROBERTA!!
Silvia Idili chi? La sfigata? Ma poveretta…
Invidia
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
L’invidia è un sentimento nei confronti di un’altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l’invidioso non possiede (o che gli manca).
Psicologia e sociologia
Essa si caratterizza come desiderio ambivalente: di possedere ciò che gli altri possiedono, oppure che gli altri perdano quello che possiedono. L’enfasi,quindi, è sul confronto della propria situazione con quella delle persone invidiate, e non sul valore intrinseco dell’oggetto posseduto da tali persone.
Si può considerare l’invidia come il peccato “opposto” alla superbia: mentre la superbia consiste in un’eccessiva considerazione di sé, l’invidia è caratterizzata da una bassa autostima e da una esagerata valutazione degli ostacoli e delle difficoltà. Spesso, infatti, il soggetto invidioso possiede delle buone qualità che possono anche essere riconosciute, ma non le considera sufficienti e si ritiene un incapace.
L’invidia può avere radici molto profonde nella personalità di un soggetto. Può essere stata causata da una mancanza di affetto in passato, da un’eccessiva competitività o da dei desideri che sono stati frustrati. Essendo le cause così rilevanti, spesso è difficile per un soggetto riuscire a risolvere il proprio problema.
Alla base dell’invidia c’è, generalmente, la disistima e l’incapacità di vedere le cose e gli altri prescindendo da sé stessi: in questo senso, si può affermare che l’invidioso è generalmente frustrato, ossessivo, manipolatore, con pochi scrupoli e talvolta ipocrita.
L’invidioso assume spesso atteggiamenti e comportamenti ben precisi e, quindi, riconoscibili. Tra i più tipici comportamenti dell’invidioso c’è il disprezzo dell’oggetto invidiato (“questa cosa, che io non ho, non vorrei comunque averla perché non mi piace”); una celebre e proverbiale rappresentazione di questo atteggiamento è la favola di Esopo La volpe e l’uva.
L’invidioso può rivolgere la propria invidia non solo verso oggetti materiali, ma anche verso presunte doti possedute dall’invidiato: per esempio, una particolare avvenenza, intelligenza o capacità, uno spiccato fascino; in tali casi, l’invidioso reagisce tentando di disprezzare o di sminuire l’invidiato, perché ai suoi occhi questo è colpevole di evidenziare ciò che l’invidioso non ha. In un certo senso, è come se si sentisse sminuito dall’esistenza dell’invidiato e, in qualche modo, danneggiato da questo.
Se sono pur vere le varie affermazioni che si fanno intorno all’invidia, è altrettanto vero che ultimamente si fa di questo termine un abuso strettamente politico. Infatti, a questo sentimento del tutto personale ed individuale, è spesso associato il normale ed umanissimo bisogno di giustizia tra le varie classi ed i vari ceti sociali. Definire questa minimale esigenza come “Invidia Sociale” è solo un astuto e fuorviante machiavello dialettico tendente a svilire le ovvie rimostranze dei ceti più deboli nei confronti delle classi dominanti. In questo modo si cerca di ridurre a un banale rancoroso sentimento individuale una (del tutto giustificata) istanza prettamente sociale.
L’invidia può provocare uno stato di profonda prostrazione: in taluni casi, l’invidioso può assumere comportamenti molto aggressivi e il tentativo di sminuire l’invidiato può raggiungere toni esasperati, arrivando anche al pubblico disprezzo e alla pubblica derisione, come a dire: “io sto male per colpa tua, perché tu metti in luce la mia inferiorità; allora devo assolutamente evidenziare le tue mancanze, i tuoi difetti, facendoti sentire ridicolo: farò in modo che anche tu soffra”. In altri casi l’invidioso può maturare in sé un diritto alla rivalsa che subdolamente lo portano a mettere in atto comportamenti mirati a minare direttamente la disponibilità dell’oggetto d’invidia all’invidiato ovvero tendono a indurre disagio e sofferenza nell’invidiato proprio in quanto possessore dell’oggetto d’invidia. Se, tuttavia, il progetto dell’invidioso fallisce, egli si sentirà sempre più debole e ridicolo, ovvero precipiterà in manie di varia natura, anche gravi.
Può essere interessante tentare di caratterizzare l’invidia rispetto al sesso: l’invidia è più maschile o femminile? Non ci sono elementi evidenti per poter affermare che gli uomini siano più invidiosi delle donne o viceversa. Certamente l’invidia è, nella maggior parte dei casi, rivolta verso lo stesso sesso: gli uomini invidiosi lo sono, in genere, di uomini e le donne di donne. E quali sono gli oggetti più comuni dell’invidia? Tra uomini l’invidia verte su aspetti economici, politici, patrimoniali, professionali, culturali, intellettivi, sessuali e, in generale, su tutto ciò che rende un uomo “più potente di un altro”. Dal lato femminile, l’invidia, che per i secoli addietro verteva quasi esclusivamente sull’avvenenza e sulla capacità di seduzione, da qualche decennio a questa parte, con il cambiamento del ruolo che la donna riveste nella società, ha cominciato ad “accostarsi”, per molti aspetti, a quella degli uomini.
L’invidia viene talvolta confusa con l’avidità, ovvero il desiderio di possedere beni materiali (a prescindere che questi appartengano o meno ad altri). Soprattutto in campo sentimentale, l’invidia spesso viene anche descritta come gelosia, sebbene quest’ultima sia generalmente intesa come ostilità nei confronti di chi potrebbe sottrarre al geloso qualcosa che questi già possiede.
In varie culture, l’invidia è associata al colore verde (“essere verdi di invidia”). Secondo alcuni ciò è riferito al colore della bile, la cui secrezione in molte tradizioni è correlata al sentimento in questione. Secondo altri deriva dal fatto che, essendo l’invidia contrapposta alla virtù della speranza in quanto desiderio del male altrui, abbia il suo stesso colore. Un’altra possibile origine potrebbe essere la definizione data da Shakespeare nell’Otello, dove l’invidia viene descritta come un mostro dagli occhi verdi.
Correlati all’invidia sono due sentimenti affini ma di valenza opposta: la Schadenfreude e l’acredine.
Religione
Nella religione cattolica, l’invidia è uno dei sette vizi capitali. L’iconografia tradizionale la presenta nell’immagine di una donna vecchia, misera, zoppa e gobba, intenta a strapparsi dei serpenti dai capelli per gettarli contro gli altri.
Nel Purgatorio, Dante pone gli invidiosi sulla sesta cornice. Qui, i peccatori sono seduti, gli occhi cuciti con del fil di ferro per punirli di aver gioito nel vedere le disgrazie altrui.
La filosofia buddhista la considera uno dei fattori mentali (cetasika) che possono associarsi allo stato mentale (citta) dell’odio.
Aforismi sull’invidia
L’invidia è la base della democrazia (Bertrand Russell)
Il complimento è la veste elegante dell’invidia (Ambrose Bierce)
Il silenzio dell’invidioso fa troppo rumore (Khalil Gibran)
La nostra invidia dura sempre più a lungo della felicità di quelli che invidiamo (François de La Rochefoucauld)
L’uguaglianza è l’utopia degli invidiosi (Jules Renard)
Il Re: “Ho notato che molti dei miei sudditi mi guardano con odio. E forse che li odio, io?”. Lei: “Dev’essere solo invidia”. Il Re: “E nemmeno li invidio, io” (Il mago Wiz di Brant Parker e Johnny Hart)
L’invidioso non riesce a sopportare che tu faccia il passo più lungo della sua gamba (Julien De Valckenaere)
Se a ciascun l’interno affanno si leggesse in fronte scritto, quanti mai, che invidia fanno, ci farebbero pietà!. (Pietro Metastasio)
L`invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto e più torna a galla. (Alberto Moravia)
Solo la miseria è senza invidia (Giovanni Boccaccio)
Ho troppa superbia per invidiare gli altri e troppo poca per pensare d’essere, dagli altri, invidiato. (Anonimo)
La tua invidia è la mia forza (Kaste?)
Il milionario non godrebbe niente se gli mancasse l’invidia del popolo (Alfredo Panzini)
Bibliografia
– Francesco Alberoni, Gli invidiosi, Milano, Garzanti, 1991.
– AA.VV., L’invidia. I vizi capitali, LAB (Giulio Perrone Editore), Roma 2009
ego