01 luglio 2010

Spettacolo al Museion, Nico Vascellari in concerto con Z’ev

 

di

Nico Vascellari (foto Mattia Zoppellaro)
Doppio appuntamento in musica per il Museion, con la facciata trasparente a fare da scenografia ad un evento che si preannuncia di grande intensità. Fin dall’apertura, affidata al camaleontico artista Nico Vascellari – già frontman del gruppo noise dei With Love – in coppia con il percussionista e poeta Z’ev, considerato un pioniere della musica industriale.
E al Museion arriva anche la musica di qualità del Südtirol Jazz Festival alto Adige, con il trombettista francese Médéric Collignon e il suo ultimo progetto, Septik, sviluppo di Jus de Bocse, con cui ha già avuto uno strepitoso successo nel festival dell’anno scorso.

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Venerdì 2 luglio 2010 – ore 19.45
Via Dante 6 – Bolzano
Web:
www.museion.it

[exibart]

31 Commenti

  1. perchè dare spazi così importanti a questo tizio?? ci sarà un motivo politico, economico, ecc?? non ne vedo nessuna potenzialità, nessuna originalità, nessuna ricerca… fa una certa tristezza

  2. Vascellari è bravissimo; fornisce delle soluzioni che attualizzano il meglio dell’arte povera. Dopo micol assael (che potrebbe essere la figlia “ricca” di pier paolo calzolari, che può viaggiare e parlare con ingegneri) il Museion sceglie ancora l’Arte Povera Today. Potete vedere la mostra di NV:

    http://undo.net/eventinvideo/209/

    Vacellari potrebbe essere il figlio di Giuseppe Penone. Il frammento di montagna che diventa campana di bronzo, il rituale, il ritorno alla terra, la casa, il nido scomposto, gli immancabili collage accattivanti; tutto in salsa musica elettronica punkycolta, ammiccante. Vascellari asciuga intelligentemente mat. barney e jon bock, e rimane, ovviamente, la declinazione giovane dell’arte povera.

    Si tratta di “immaginari trappola”, assolutamente interessanti, ruffiani e rassicuranti. E’ come se un certo ordine abbia ormai sviluppato gli anticorpi per certe soluzioni intelligenti che appaiono totalmente funzionali all’ordine stesso.

    Ma non è colpa di vascellari o del museion che lo invita per l’ennesima mostra personale in italia ( dal 2006 al 2010 vascellari ha fatto 10 personali italiane, partendo da viafarini che dovrebbe rappresentare una viatico per la scena internazionale).

    Si tratta di un clima determinato da tante incrinature, singolarmente irrilevanti. Una generazione che non riesce a svincolarsi dal 1900.Un secolo che insieme alle luci, ha portato tante ombre. Si indugia illuminati da queste luci, senza la capacità di entrare nelle ombre e superarle; semmai anche tornando indietro o procedendo obliqui.

    Il punto è perdere l’opportunità per andare altrove, l’occasione di osare. La possibilità di mettere in discussione alcune convenzioni e alcuni codici. Ma questo non in modo didattico, perchè mettere in discussione è anche diventare ottusi e fissati su alcuni valori o codici…

  3. vascellari figlio di Penone??? ma che idiozia, Luca Rossi conosci il lavoro di penone?
    idiozia poi far passare una … per arte concettuale…

  4. bel cioccolatino biologico,
    la natura secondo radical ecolocic chic/
    La vanga e la terra altro che nidi
    arte povera ma vaaa…..

  5. Per fortuna si parla di spettacolo al museion non di arte, questo ci consola, un bel prodotto per allegati “impegnati” e patinati dei quotidiani,
    la scoperta dell’alternativo cool, fa figo parlare di arte durante mentre si beve un aperitivo prima di cenare da Ugo lo chef più trendy del momento,
    che partendo dalla cucina povera del suo paese reinventa il cibo dei nostri nonni e lo attualizza.
    Bene siamo a posto, è così che và, l’importante è voltarsi dall’altra parte e lavorare.

  6. @ vittorio: vascellari fa brillare una montagna e ne prende un pezzo e ci crea una campana vuota in bronzo….penone prendeva il legno e riotteneva gli alberi…vascellaria propone un attualizzazione dell’arte povera…..l’immaginario è il medesimo…

    http://www.contemporaryartdaily.com/2010/06/giuseppe-penone-at-museum-de-pont/

    http://www.undo.net/cgi-bin/undo/pressrelease/pressrelease.pl?id=1248877989&day=1248904800

    TANTO PER FARE L’ENNESIMO ESEMPIO.

  7. Caro Luca Rossi, ho visto il lavoro clikkando sul link da te suggerito. E’ un lavoro interessante, davvero… suggestivo, evocativo, pregnante… complimenti a Vascellari.
    Ma dateli a me i fondi necessari per far “brillare” una montagna (in realtà la montagna non “brilla”, come dice Vascellari, casomai brilla la carica, la montagna si disintegra) e per far fondere una tale quantità di bronzo…
    vedreste che lavoro! è facile fare bei lavori con tanti soldi…

  8. Caro Piero,

    francamente non so se la montagna è stata fatta saltare veramente. Credo che parte dell’opera sia ,in fondo, il racconto di questa cosa straordinaria. La mostra è evocativa e interessante nella misura in cui fa leva su un certo immaginario riconducibile all’arte povera e alla post produzione. Il rituale anni 70+ ritorno atavico+ DJ in sala+ collage accattivanti+ opera feticcio. Ci piace perchè la conosciamo già; in definitiva è funzionale ad un certo ordine precostituito. Quindi non crea reale energia, ma una cosa fine a se stessa.

    Il punto infatti non è criticare Vascellari ma evidenziare come ,in italia, non ci sia un contesto capace di innescare una riflessione sul linguaggio. Preferiamo la “moda” perchè ci rassicura, senza lavorare su quello sfasamento con il presente di cui parla Giorgio Agamben (citazione abusata ma che nessuno prende in considerazione). Questo sfasamento, “non essere totalmente funzionali ad un certo ordine” darebbe al lavoro un ‘energia più vera.

    Inoltre la possibilità di fare 10 personali in 4 anni e tante altre cose in italia permette anche di sbagliare. Anche questp è importante, e guarda il risultato:

    http://www.youtube.com/watch?v=vL4X54oCkQo

  9. il video è incommentabile…

    cmq per rispondere a te, luca, penso che in realtà non sia molto difficile trovare delle soluzioni originali e innovative. basta guardare un pò di più dentro di noi e un pò meno fuori.

  10. Il video che ti ho linkato prima da una parte è incommentabile, dall’altra mi pare un’utile momento di fallimento che è difficile potersi permettere. La cosa negativa è che viene vissuto attraverso codici linguistici ruffiani e in definitiva rassicuranti.

    A mio parere in italia c’è un problema di volontà e interesse degli operatori ( critici, curatori, galleristi,collezionisti) nel definire un contesto formativo e critico. Praticamente tutti vivono uno stato di precarietà; nel migliore dei casi c’è un rapporto di amore-odio o di disinteresse verso la scena italiana. Ognuno pensa solo a se stesso, potremo dire che i critici-curatori sono in competizione con gli stessi artisti. Alcuni sono curatori con intenti dichiaratamente artistici. La cosa è legittima e corretta visto l’affaticamento di certe definizioni di artista; ma allora i presunti “artisti” dovrebbero rivedere il proprio ruolo, pena la trasformazione in burocrati della creatività o in artigiani conto terzi.

  11. Andrè Cadere/Brody & Paetau
    (intaccare i protocolli espositivi di gallerie musei spazi no profit / poetica dell’outsider)

    +

    Grimaldi
    (artista critico: livellamento omologazione del sistema)

    +

    Luther Blissett
    (anonimato/”nome multiplo”/ bufale media)

    +

    Mario Pesce a Fore
    (blog / parainterviste / contributi flash art)

    +

    Cavallucci alter ego
    (CattelanGioni)

    =

    luca rossi

  12. Luca Rossi sta dando i numeri come un robot impazzito..

    il fumo dalle orecchie.. è vicino alla fine

    R.I.P.

    ha! HA! HA!

  13. Francamente il commento precedente, dove addiziono quei personaggi, non è così fuori luogo. Francamente preferisco il sottrarsi di cattelan alla pesantezza no global di pesce a fore.

    Comunque non è preciso; questi personaggi non hanno mai pensato di sintetizzare ogni ruolo in uno..e quindi anche lo spettatore/pubblico. Ogni operatore è certamente spettatore di se stesso, ma se la cosa viene portata ad un cretinismo estremo, con sincerità, ogni ruolo basta a se stesso. Questo permette di bypassare serenamente alcune problematica di crita istituzionale. Anche artisti colti come grimaldi o similari vivono dinamiche di incagliamento con il sistema, che non possono superare perchè sono dipendenti (anche se l’ultima mostra di Grimaldi è stata una delle miglioi mostre giovani in italia).

    Una sorta di processo “tra se e se” che viviamo tutti quotidianamente. Lasciamo da parte il narcisismo, la foga di esposizione, la foga di mostrare e di esserci. Forse servirebbe mettere finalmente in discussione una certa definizione di artista; questo non significa smaterializzazione. L’artista potrebbe arrivare alla mostra in un momento più opportuno che non sia l’inaugurazione, ecc ecc.

  14. non male davvero la sommatoria. Però forse non c’è solo il crogiuolarsi in determinati atteggiamenti “sommati”. C’è la volontà di sostenere una distanza reale dal sistema dell’arte come ambito parziale. Piuttosto che presenzialismo e PR ci sono viaggi puntuali organizzati mantendendo un distanza salutare e più naturale da certi protocolli.

    Il punto sono anche i contenuti stessi dei progetti. Penso a ONE CALDER in zona ventura o I’m not Roberta al whitney e in varie sedi. Altro punto è la volontà di assorbire realmente una certa superficilità di fruizione. Quindi diventa sufficiente un ‘immagine o una documentazione parziale. Prendere sul serio questa documentazione significa dare un giudizio su una cosa realmente accaduta. Quindi quella stanza vuota ,quell’input parziale, ti hanno già intrappolato in una determinata realtà. Ogni intervento ha tanti livelli; anche i più stupidi livelli vengono considerati. Però c’è anche il livello reale, per la quale il blog è solo un principio organizzativo come una pubblicità o un catalogo…

  15. luca rossi, non ce ne frega un cazzo di chi tu creda di essere.. se leggiamo questo articolo e’ perche’ evidentemente ci interessa vascellari.
    lo sfortunato giorno in cui qualcuno considerera’ la tua farsa interessante abbastanza da scriverci un articolo, potrai gongolare dietro al tuo monitor e davanti alla tua coda di paglia; ora pero’ scansati.

  16. ragazzi che dite se a Luca Rossi gli mettiamo un petardo nel culo? così la fa finita con le sue idiozie psicanalitiche

  17. caro mauro, perchè parli al plurale? quanti siete? questo è un blog creato apposta per lasciare commenti, se non vuoi leggere quelli di luca rossi non sei obbligato. è facile evitare di leggere se non ti/vi frega.

  18. se siamo tutti non siamo nessuno, un regalo alla sparizione dell’autore.
    facciamo che per qualche giorno firmiamo tutti i post come luca rossi, così non si capisce più un cazzo, o almeno vediamo che succede ( poi lui, quello vero più del vero, è contento e va a letto sereno).

  19. francamente non so perchè vi appassionate tanto su questa cosa identitaria….qualsiasi commento è potenzialmente anonimo…la cosa mi appassiona zero. Più interessante il confronto (ormai in fondo alla pagina) su vascellari.

  20. luca rossi appassiona perché ha messo in moto le parole, scrive sempre in ogni post, è in ogni dove, quindi alla fine si parla e scrive anche di lui, forse perché è un po’ tutti noi. Tutti i confronti che si fanno mi sembrano interscambiabili, ci si appassiona, ma dopo le prime 100 righe stufano, prendiamone uno di un’altro post e lo mettiamo qui, che cambia? si parla e si leggono le stesse cose.

  21. ripeto luca rossi è veramente poco interessante, se lo fosse si chiamerebbe Friket Atay. Mi vengono in mente quelle lepri posticcie nelle corse dei cani; è un ‘identità suggerita e sacrificale. In ogni caso non è questione di competizione, ma di confrontarsi su i contenuti proposti. A mio parere stiamo vivendo una fase di affaticamento del linguaggio, storicamente, unica. Visto un secolo “carico” come il 1900. Questo gli operatori del sistema non lo possono dire e va anche bene. Quello che non va bene è bypassare il confronto e il pensiero divergente, semmai riparandosi dietro una rassicurante retorica del fare.

    Ecco la differenza con altri paesi: non è questione di strutture inadeguate e mancanza di fondi. Gli operatori stranieri, in generale, sono più aperti e sereni perchè non hanno dovuto formarsi in contesti in cui il contemporaneo è sistematicamente osteggiato. In italia si preferisce scegliere la mediocrità generale, tanto per rassicurare tutti e compiacere. Semmai puntando (parlo di curatela e linguaggio) ad un buono standard mainstream; ovviamente mal sostenuto; ovviamente copia sbiadita dell’originale; ovviamente poco appetibile per la scena sovranazionale.

    Detto questo, un confronto reale non può prescindere dal sistema internazionale, ma ovviamente ci sono operatori che tendono ad agire come dogana/muro invisibile, altro che turchia.

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