29 agosto 2010

Da Venezia: con Hans Ulrich Obrist l’intervista si fece arte…

 

di


La sua coazione a intervistare diventa un’opera. Da giorni,
l’ormai mitico Hans Ulrich Obrist intervista senza sosta artisti e architetti
invitati alla Biennale, idratandosi con cappuccini Illy e Coca-Light (dovrebbe
farsi pagare come testimonial). Il progetto è semplice ed è allestito in una
sala dell’Arsenale come performance in “differita diretta”, poiché i filmati finiscono
immediatamente sugli schermi (dove resteranno “a memoria”) disseminati a decine
attorno al set allestito con una imponente stazione di regia e di montaggio.

Qui, Obrist sottopone se stesso, e i tecnici che lo assistono, ad un’estenuante
maratona di interviste che danno voce e volto ai protagonisti di un mondo che
mai come oggi “ci mette la faccia”, spiega e dispiega il senso del proprio
operare e dei propri progetti al pubblico generalista. “Obrist meet people in
architecture
”, direbbe Sejima, sorridendo gentile, mentre l’incredibile
Hulk-Obrist salta a Cà Giustinian per intervistare brevemente (un’ora e mezzo)
l’affaticato e sorridente guru dell’architettura Frank O. Gehry. Molti iniziano
a chiedersi “ma come fa?”. Lui non ha tempo di rispondere, deve tornare alla
sua intervista colettiva, la “memorabile”, che ha il sapore di un’orgia
intellettuale, di una performance “fuori scala”… (nicola
davide angerame
)

[exibart]

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