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Troppo golosa, l’occasione, per farsela sfuggire. Ovvero per far passare il momento magico di Venezia – sotto gli obbiettivi di tutto il mondo per la Mostra del Cinema e la Biennale Architettura – senza sollevare agli occhi del mondo i problemi dell’inquinamento, in particolare del recente disastro petrolifero in Louisiana.
E puntualmente, approfittando questa mattina di un ulteriore momento di mobilitazione generale, per la Regata Storica in Canal Grande, c’è stato chi lo ha fatto. È l’artista italo-cubano Bobo Ivancich de la Torriente, autore di un centinaio di papere dipinte di nero che sono state “liberate” di fronte alla Fondazione Guggenheim, presenti fra gli altri Vittorio Sgarbi, lo scrittore-critico Alan Jones, l’ex assistente di Peggy Guggenheim Paolo Barozzi.
“Bobo Ivancich è un artista che non smette mai di sorprendere, come la sua famiglia – dice Alan Jones -, negli anni 50 Hemingway andava a caccia all’anatra in laguna con la famiglia Ivancich, ora lui libera cento anatre in laguna”. Le papere nere sono stare ripescate dalla laguna per non inquinare e firmate dall’artista: saranno vendute come multipli e parte del ricavato andrà in beneficenza per disinquinare dal petrolio la Louisiana.
[exibart]










Ma è mai possibile che si continui a chiamare arte qualsiasi intervento pubblicitario,promozionale dise stessi!Non devono poi lamentarsi gli addetti ai lavori,”artisti”,operatori culturali e chi piu’ ne ha piu’ ne metta,se la loro reputazione,il livello artistico e la stima che raccolgono è prossima allo zero.Ma d’altronde probabilmente a loro questo non interessa niente.L’importante è che il loro cachet,i valori dei loro prodotti industriali continuino a lievitare,cosi come i loro conti in banca.E’questo il fine dell’arte contemporanea,un grandissimo e rumorosissimo carrozzone pubblicitario che genera falsi valori ma veri soldi,meglio se fatti con fondi pubblici
Sai com’è, gli interessi, i portaborse… nell’arte è come ovunque.
concordo pienamente
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