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“Io non l’ho conosciuto personalmente, ma credo che se fosse nato a Napoli, sarebbe sorto dalla lava del Vesuvio. La lava, l’insieme degli elementi, come una forza capace di scuotere la terra”. A pochi giorni dalla sua “scomunica” dell’ambiente partenopeo – “Un drappo nero sulla mia opera perché a Napoli la cultura muore”, ha tuonato dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno -, Mimmo Paladino corre a San Patrignano per riconciliarsi con la vita. E lo fa dedicando al fondatore della comunità Vincenzo Muccioli, oltre alle parole riportate sopra, una sua grande installazione, la Corale per Vincenzo, sui 40 metri della parete della sala da pranzo di San Patrignano.
L’opera, donata per celebrare il 15° anniversario della scomparsa di Muccioli, è stata pensata proprio per la sala da pranzo, “luogo dove si incontrano l’anima e il corpo, dove i ragazzi possono riposarsi, rifocillarsi, ma anche confrontarsi su quella che è stata la loro giornata. Nell’antichità nei refettori si dipingeva l’ultima cena e questo vuole essere qualcosa di simbolico per chi vive ogni giorno questo luogo”.
Per la comunità questa è solo l’ultima delle collaborazioni con importanti artisti. L’etichetta del vino dedicato a Vincenzo Muccioli, Avi, ogni anno viene disegnata da un grande pittore: l’hanno già ideata Sassu, Schnabel, De Maria, Colson, Gilmore, Muniz, Bianchi, Bertozzi e Casoni, Canevari.
[exibart]










vergogna. si eleva agli altari uno che santo non è certo stato. vi dice qualcosa il nome di roberto maranzano?
no (sorry..)