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Il critico e storico dell’arte Raffaele De Grada – chiamato anche Raffaelino, per distinguerlo appunto dal padre – è morto il 1 ottobre nella sua casa milanese. Nato a Zurigo nel 1916, si era laureato nel 1939 a Milano, pubblicando nel frattempo saggi e scritti d’arte sulle principali riviste del tempo e fondando nel 1938, con un gruppo di giovani intellettuali milanesi, Corrente, rivista di espressione culturale antifascista. Arrestato per attività politica contro il regime nel 1938 e nel 1943, negli anni successivi era stato commentatore politico e dirigente Rai, dove aveva svolto il ruolo di critico d’arte; nel 1959 era stato eletto deputato al Parlamento italiano.
Dal 1965 al 1986 fu titolare della Cattedra di Storia dell’Arte all’Accademia di Brera, e dal 1971 al 1976 aveva diretto l’Accademia e la Pinacoteca Comunale di Ravenna, passando del 1989 al 2000 a dirigere l’Accademia di Arte e Restauro Aldo Galli Como. Ha organizzato e curato grandi mostre di analisi storica e critica a partire dagli anni cinquanta, scrivendo saggi fondamentali fra gli altri su Boccioni, L’Ottocento italiano, L’Ottocento, quattro volumi di storia dell’arte per i licei, Boldini, I Macchiaioli.
La camera ardente sarà allestita lunedì mattina nell’Accademia di Brera. Alle 11 è prevista la commemorazione funebre, ed in seguito la salma verrà probabilmente tumulata nella tomba di famiglia a San Gimignano.
[exibart]












rispetto per una persona morta, sempre. però un pensiero: alzi la mano chi può dire che questo signore ha vinto qualche concorso per tutti gli incarichi che ha ricoperto…
meriti partigiani e politici, e via andare…
IN Italia il potere si trasmette per successione, di padre in figlio di partito di mafia ecc ecc.
due considerazioni veloci veloci:
1) almeno nel caso di raffaelino i meriti politici hanno coinciso con le qualità professionali. al giorno d’oggi, invece, sono condizione necessaria e sufficiente
2) credi davvero che il “concorso” sia la strada migliore per evitari nepotismi e paraculi? davvero lo credi? DAVVERO?
Lorenzo Bonini
Ogni messaggio è un tassello di una memoria, incompleta parte di una storia rilevante fuori del comune, ne evoca l’epilogo facendo riaffiorare il passato di chi la vissuto con valore. Un Bella Ciao! Dal profondo del cuore,
grazie per tutto quello che ci hai insegnato.
Alle fronde dei salici
di Salvatore Quasimodo
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
…UN ALTRO GRANDE CRITICO E STORICO DELL’ARTE CI HA LASCIATO…I SUOI ARTICOLI ED I SUOI LIBRI CI MANCHERANNO…PER LA MILITANZA…HA FATTO BENE A LASCIARCI…IN ATTESA CHE PASSI QUESTO MOMENTO DI BARBARIE POLITICA.UN PENSIERO DI AFFETTUOSITA’ AII SUOI CARI. MARIO RAVIELE
Incontravo talvolta questo gentile signore a passeggio,di sera, quando accompagnavo la Lunella Romagnoni col cane Ovidio, in p.za San Simpliciano. Sapevo perfettamente chi fosse, e lui aveva conosciuto e stimato Bepi Romagnoni, ma mi piaceva la sua affabilità così poco professorale, e pensavo che mi sarebbe piaciuto essere suo allievo, avrei potuto parlare con lui di pittura e cose simili, invece di sentire i convenevoli di tempo e di salute di due rispettabili conosccenti. Spesso sono personaggi mediocri a vincere i concorsi, l’aver cercato luce in tempi bui credo sia merito sufficiente per cattedre ed incarichi.
Del resto nanche nel buio attuale vedo florilegio di primi in graduatoria, in più, personaggi sbagliati occupano cattedre e ministeri.