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Il messaggio è abbastanza chiaro, per non dire scontato e banalotto: l’uomo contemporaneo – in questo caso il professionista, forse il travet – vive una realtà precaria, popolata di nuovi senzatetto, ma per paradosso continua ad essere “armato” degli strumenti della tecnologia, il notebook, l’iPhone. Quindi si arrangia a vivere dove capita, anche in un museo.
Il museo è l’ARQVA – Museo Nacional de Arqueología Subacuática di Cartagena, l’artista è l’egiziano Mahmud Khaled, che però ha delegato la fastidiosa incombenza – vivere per due settimane, dall’8 al 24 ottobre, accampato fra le sale – al collega murciano Aitor Pellicer. Performance conto terzi…
[exibart]











