29 ottobre 2010

All’ombra dello zafferano. Eco-Vitone in Toscana, alla Fattoria Montellori…

 

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Se ne parla, in questi giorni, come possibile “piano B” per tanti contadini del Sud Est asiatico, come via di uscita da una realtà che li vede ormai prigionieri spesso inconsapevoli delle coltivazioni di oppio. Ma lo Zafferano – di questo si parla – ha ancora nell’Italia la sua patria d’elezione, tanto come produzione che come consumo, ad esempio nel famoso risotto alla milanese.
Ora la preziosa spezia diventa protagonista di un’installazione artistica: a realizzarla Luca Vitone, nell’antica aia della Fattoria Montellori a Fucecchio, che per la sua opera ha utilizzato 570 bulbi di zafferano, piantati in un’aiuola circolare in muratura – nella foto sopra – con una seduta in mattoni lungo il suo perimetro, posizionata nel centro dell’aia adiacente alla villa.
Un’occasione – recita la presentazione – di sederci in un luogo importante per la memoria della cultura contadina”, che offre “la visione della crescita di questi fiori utili allo spirito e conviviali all’ombra, per metafora, dei loro petali”…

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www.fattoriamontellori.it

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4 Commenti

  1. queste iniziative, anche utili, sono abbastanza diffuse. L’artista non è altro che una persona dotata di buon senso, che semmai si prende un attimo di tempo per pensare cosa piantare “di intelligente” in un aiuola. Questo buon senso ormai pervade la realtà stessa e mette sempre di più in crisi un certo ruolo di artista. Tale ruolo è difeso a spada tratta da tutto un sistema di operatori che gravitano intorno. Mettere in discussione un certo ruolo non significherebbe delegittimare questo contorno.

    Il lavoro di Vitone riflette spesso e volentieri sulle radici, sulle tradizioni locali. A volte però in modo un po’ didascalico: spesso si tratta di ready made presi da Linea Verde sulla Rai. Forse sarebbe utile praticare un metodo piuttosto che rappresentarlo in modo didascalico.Esempio: non voglio un quadro sull’amicizia, voglio provare l’amicizia.

  2. La creazione artistica esige il massimo interesse del pubblico, poiché con essa si identifica il messaggio di chi esperisce l’arte. Piantare lo zafferano o altri semi di piante è un azione nobile. Bisogna dire che non è una novità. Molti artisti, da tempo, operano è diffondono una nuova consapevolezza rispetto all’ambiente, sia esso identificato in una pianta, in un fiore, in un paesaggio, in un animale o in un intero ecosistema. Questo approccio, conduce all’operare verso un rispetto degli elementi della natura. Altri esempi di comportamento creativo di artisti legati a queste tematiche, sono da ricercare negli anonimi e grigi agglomerati urbani periferici. Sono artisti “clandestini” – che si cimentano in una sorta di sfida nei confronti della speculazione edilizia e di rivincita, in senso allegorico della natura sulla cementificazione selvaggia. L’asfalto e il cemento, si caricano così di ogni connotazione negativa possibile, metafora di un territorio selvaggiamente offeso, dall’insensatezza dell’uomo che ha sfidato e sfida ogni legame con la natura.

  3. ma perchè il lavoro di Vitone mi ha sempre fatto cagare? il mio è un appello aperto per capire se la mia sensazione è veritiera. grazie

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