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“È un edificio che si relaziona in modo vivace con i volumi della città. È come un Guggenheim srotolato in percorsi di spazio continuo […] un edificio di cui si parlerà ancora nella storia dell’architettura dei prossimi 50 anni”.
Dopo lo Stirling Prize del RIBA – il prestigioso premio assegnato lo scorso 2 ottobre dal Royal Institute of British Architects -, un altro importante riconoscimento internazionale si aggiunge dunque al palmares del Maxxi. Si tratta del World Building of the Year 2010, titolo assegnato al Museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid dalla giuria del WAF – World Architecture Festival – di Barcellona, presieduta da Paul Finch.
Tra gli edifici selezionati, molto diversi per funzioni e finalità, da una casa privata a un parco pubblico, al Maxxi, anche opere di architetti di fama internazionale quali, oltre a Zaha Hadid, Norman Foster e Daniel Liberskind.
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Mi sembra una esaltazione esagerata, quella del Maxxi e se nei prossimi 50 anni dovremmo parlare di questo masso o (Maxx) di cemento, complimenti.
1° Si parla tanto in architettura di sfruttare la luce esterna… in questo, non esiste.
2° Mentre la luce interna mi sembra un vero disastro, riferendomi a tutte quelle opere viste di riflesso lungo i corridoi (De Dominicis) se fosse in vita penserebbe ad una nuova performance sulla morte.
3° Interno pian terreno, vicino al bar, la scultura a forma di imbuto sonoro, viene cancellata dalla bella scala imponente.
4° L’installazione nel 1° piano (non ricordo di chi)… viene soppressa dalla finestra lunga, (vista spettacolare dall’alto, verso l’esterno dell’entrata), forse, era meglio opacizzarla con una pellicola.
5° Praticamente Zaha Hadid è stata si, brava, ma… egoista, ha pensato solo alla sua opera.
6° Non so, se questo edificio era adatto a un museo.