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“L’arte mi ha dato una libertà alla quale non sono disposto a rinunciare, e di conseguenza il mio buon senso mi porta a respingere questo premio”. Eccola, l’ultima performance di Santiago Sierra il terribile: rinunciare al Premio Nacional de Artes Plásticas, fra i massimi e più ambìti riconoscimenti spagnoli.
Qualcuno aveva intuito il rischio, ma ormai era troppo tardi: la lettera di rifiuto era già partita, destinatario il ministro Ángeles González-Sinde. “I premi devono essere concessi a chi ha prestato un servizio, come ad esempio ad un dipendente”, scrive ancora l’imprevedibile artista. Che poi però si perde in considerazioni di basso noglobalismo: “Uno stato impegnato in folli guerre allineate con un impero criminale. Uno Stato impegnato a smantellare il benessere collettivo a favore di una minoranza locale e internazionale. Uno Stato che non rappresenta tutti, ma solo voi e i vostri amici. Pertanto, io non sarò dei vostri”.
Parole forti, che udite adesso paiono dare un senso diverso alla scritta “NO” che Sierra portò alla recente Biennale di Carrara. Ma parole che offrono il fianco alla appuntita replica del Ministro: “Quando questo stesso Stato pagava per garantire la sua presenza in biennali ed esposizioni internazionali, lui non si faceva sentire…”.
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