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La Cacciata dei progenitori dall’Eden di Masaccio e la testata di Zidane durante la finale dei mondiali di calcio, La zattera della Medusa di Géricault e un barcone di immigrati in vista delle coste italiane, l’urlo di Psycho e una fotografia di bambini nudi in fuga durante la guerra del vietnam. Qual è la relazione tra elementi apparentemente così diversi? Il repertorio composito e curioso della memoria visiva di Francesco Bonami, che da curatore e da spettatore compila il libro Dal partenone al panettone (editore Electa), presentandolo in prima persona all’interno del ciclo di incontri coordinato da Monica Zanfini e Sergio Risaliti in occasione di Florens 2010. (matteo innocenti)
– Prima di tutto: qual è il rapporto tra Partenone, panettone e gli incontri inaspettati nella storia dell’arte?
Potrei spiegare tutto con l’immagine iniziale: l’identificazione tra l’igloo di Mario Merz e la forma del panettone (sorride). Da lì ho proseguito alla ricerca di altri accoppiamenti possibili, per cui si è trattato di un processo inaspettato anche per me. In fondo il libro è una storia dell’arte, ma molto personale: proprio come ho fatto io, chiunque abbia interesse e disponga di un bagaglio visivo – cosa prevedibile, se pensiamo che un americano contemporaneo nel corso della sua vita vede alcuni milioni di immagini – può costruirsi il proprio volume.
– Però tu affermi di non essere uno storico dell’arte. Consideriamo “Lo potevo fare anch’io”, “Dopotutto non è brutto”, “Si crede Picasso”: come definiresti i tuoi libri e il tuo approccio critico?
È vero che io non sono uno storico dell’arte, la mia formazione in tal senso consiste in alcuni esami sostenuti all’Accademia di Belle Arti. E in sincerità non so darti le definizioni che mi chiedi. Dirò più semplicemente, senza volere essere arrogante, che utilizzo la mia esperienza di professionista e di visitatore per mettere in evidenza aspetti dell’arte contemporanea che sfuggono a chi non se ne intende granché. Aggiungo anche che questo libro, nello specifico, l’ho scritto perchè mi serviva concretamente; in questo devo aver acquisito una parte della mentalità americana.
– A un fiorentino, una domanda d’obbligo: ti sembra che l’arte contemporanea stia iniziando a trovare possibilità e stabilità nel contesto cittadino?
A poco a poco, sgomitando, stanno emergendo delle realtà importanti, penso per esempio al progamma di alto livello proposto da EX3. Il problema è che la visibilità è ancora limitata, e una parte del mondo dell’arte considera valido soltanto ciò che si traduce in affluenza di pubblico, risonanza mediatica ecc… Non dico certo che la popolarità sia negativa, altrimenti sarei in contraddizione con me stesso. Però la città deve imparare a distinguere tra la curiosità momentanea e l’interesse scaturito da una riflessione più complessa e che necessita di tempi più lunghi.
[exibart]












In Italia ci sono tre sciagure: il dissesto idrogeologico, lo stato del patrimonio archeologico artistico e la casta dei notabili curatori.