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Dimagrita, selezionata, concentrata, liofilizzata. È questa la fiera d’arte degli anni Dieci: da Artissima ad ArcoMadrid (che ha comunicato da tempo le gallerie partecipanti), fino a Miart 2011, che annuncia la “cura” ma che invece – come da (pessima) tradizione – non anticipa le gallerie presenti.
Cento gallerie: è questa una delle novità – non per i lettori di Exibart, che aveva anticipato due mesi fa – emerse dalla presentazione della sedicesima edizione della fiera milanese, tenutasi oggi nella Sala delle Colonne di Palazzo Reale. L’altra novità più notevole – anticipata pure quella – è che la fiera verrà concentrata in un unico padiglione (pad. 3, fieramilanocity, viale Scarampo, Porta Teodorico), “dove le gallerie invitate alla partecipazione saranno collocate per analogia delle proposte secondo gli ambiti storico, contemporaneo e giovani a favore di una visione complessiva del panorama artistico internazionale”.
Niente rivelazioni sulle gallerie, quindi; ma è il presidente di Fiera Milano Michele Perini a fornire in proposito una chiave di lettura decisamente nuova: “A determinare l’internazionalità di una manifestazione non è la provenienza delle gallerie d’arte ma degli artisti, ed è per questo che MiArt ha deciso di imprimere una caratterizzazione netta alla fiera, ospitando il meglio delle gallerie italiane che rappresentano il meglio degli artisti internazionali”. Chiaro, no? Inutile attrarre grandi player internazionali, basta che qualcuno abbia in stand Ceal Floyer, o Mona Hatoum…
Ma pare essere proprio questo il trend nelle scelte per l’edizione 2011: una fiera d’eccellenza, in primo luogo, delle gallerie italiane. “Milano è il riferimento italiano per il mercato dell’arte – conferma Gió Marconi, membro del comitato -. Miart rappresenta, dunque, un importantissimo punto di incontro per tutti gli operatori – galleristi, collezionisti, artisti, appassionati. La scelta di farne una fiera di eccellenza, riservata alle migliori gallerie italiane, rende questa occasione una vetrina imprescindibile nel calendario fieristico internazionale”.
Un tempo si diceva che ArtVerona bramava di prendere il posto di MiArt, oggi l’impressione è che MiArt cerchi di andare a sfruculiare la nicchia che ArtVerona si è creata. Potere della crisi…
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[exibart]












Oh, ma che bella notiziaaaaa!!! già gli operatori d’arte italiani, in testa le gallerie, sono ammalati di esterofilia acuta, adesso con queste premesse gli artisti italiani saranno sempre più “schifati” per principio.
Ho scritto due volte all’ufficio stampa di Miart per accreditarmi e non ho ricevuto risposta.