11 dicembre 2010

Il Cadeo furioso. Triste epilogo a Milano per il “giallo di Piazza Cadorna”…

 

di

L’Ago e Filo di Claes Oldenburg e, a destra, l’intervento ora rimosso
Cupio dissolvi. O anche, fra le varie accezioni, “desiderio di operare il disfacimento di sé stessi”. Questo sentimento deve animare l’agitatissimo assessore milanese al Decoro urbano, Maurizio Cadeo, che ha perso una clamorosa occasione per tacere ed uscire senza danni gravi da una situazione imbarazzante.
La vicenda è ormai nota: quella della famosa scultura Ago e Filo di Claes Oldenburg, a Piazza Cadorna, entrata nelle cronache per essere stata utilizzata come “supporto” per una criticatissima operazione decorativa/natalizia, nell’ambito del LED Festival.
Le polemiche sono montate presto, e anche noi di Exibart ci siamo fatti portatori dello sconcerto: ora l’intervento luminoso della giovane Ginevra Formaglio è stato rimosso, e la cosa potrebbe finire qui, lasciando soltanto un po’ d’amarezza per la superficialità con la quale è stata condotta l’operazione.
Ma a rinfocolarla giunge appunto il cupio dissolvi di Cadeo: che ha voluto appagare il proprio malriposto orgoglio, rispondendo ai detrattori – su tutti Gae Aulenti, la prima a protestare per l’inopinata “aggressione” artistica – con argomenti davvero scioccanti. “Da parte di Gaetana Aulenti detta Gae – riporta il Corriere della Seraè un vero gesto di violenza. Quell’opera è di una giovane e questi architetti della vecchia guardia l’hanno spenta per una loro presunta egemonia, una prepotenza culturale”. Finito qui? Nemmeno per idea, in conclusione arriva il trionfo cadeano: “Le luminarie non apportavano nessuna modifica permanente, sarebbe stato soltanto per il periodo natalizio: l’arte che gioca per alcuni giorni con l’arte”. In fondo, l’arte è un gioco no?

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[exibart]

2 Commenti

  1. Io proprio non capisco. Ce la metto tutta, ma si vede che qualcosa mi sfugge. Da una parte c’è una Gae Aulenti che attacca furiosamente l’installazione luminosa sull’opera di Oldenburg, dall’altra un sindaco che ancora una volta prende una decisione per poi cambiarla all’improvviso.
    La cara vecchia Gae si è forse sentita colpita nell’orgoglio quando il Comune ha provato ad addobbare la sua piazza con qualche led colorato…la sua presa di posizione non si può spiegare in altro modo.

    Innanzitutto: l’ago e filo è il simbolo della laboriosità milanese e omaggio alla cttà come centro della moda, ma in primis è un’opera pop. E cosa c’è di più pop di un’opera d’arte pop ricoperta di luci natalizie? Senza contare che l’installazione non va assolutamente a modificare il senso dell’opera e nemmeno la rovina. Ma a parte questo bisogna ricordare che la stessa Gae Aulenti al momento dell’inaugurazione della piazza, di fronte allo sconcerto di molti cittadini, dichiarò che l’opera di Oldenburg voleva essere un “primo tentativo di modernità”…lascio a voi le considerazioni. Ma pensiamo per un attimo d’esser d’accordo con la signora Aulenti: a questo punto dovremmo anche acconsentire di togliere le luci dalle vetrate del Duomo e l’anno scorso avremmo dovuto protestare per la facciata del castello ricoperta da un tappeto di luci. Secondo me l’illuminazione in Cadorna non ha fatto altro che ridare vita ad un’opera d’arte che i milanesi quasi non guardano più perché troppo presi dalla frenesia della città.
    Per quanto riguarda Comune, assessori e sindachesse, dovrebbero smetterla di approvare progetti che poi vengono attuati attaccati e infine disapprovati. Era giusto che venisse chiesto il parere di Gae Aulenti (e non solo) PRIMA di montare l’illuminazione, in modo da evitare putiferi del genere che costringono l’amministrazione pubblica ad un dietro-front. Mi ricorda vagamente l’episodio di Cattelan con il suo Him, lo scorso settembre…

    Ormai è fatta, ma vorrei esprimere nuovamente la mia disapprovazione e sono dalla parte della giovane designer che si è vista realizzare e ditruggere un sogno.

  2. Da Milanese “arius”,Penso che p.za Cadorna possa, da sempre, competere per bruttezza con la piazza della stazione di Porta Genova, nè ha tratto giovamento da saggezza architettonica, o dalla presenza del suggestivo lavoro di Oldenburg pigiato in uno spazio angusto, quando avrebbe fatto un figurone in spazi più distesi, diciamo all’ingresso in città di qualche autostrada, o a Molino Dorino, a salutare ed accogliere nell’operoso villaggione il fecondo viandante.
    La polemica sulle luminarie, qindi, fa venire in mente la storiella scurrile di quello che si sdegna per un capello in un piatto di mmerda.
    Fra l’altro, avrete saputo che, in Galleria, Swarosky è riuscito a far di meglio, rischiando di accoppare una signora con un fronzolo a cuore crollato dal celabro.
    Sorvolando sullo stop per le scritte straniere in via Padova, ed alle citazioni dal repertorio brillante del compianto M. Bongiorno al Giambellino, mi aspetto altre succulente performances in questo periodo d’Avvento.

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