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Torino, tarda
mattinata. Con un eloquente tempismo, si svolgono in contemporanea due
conferenze stampa. In via Palazzo di Città, alla presenza del sindaco uscente
Chiamparino, si illustra il faraonico progetto di riqualificazione delle OGR –
Officine Grandi Riparazioni. Sì, proprio quelle al centro dell’annoso dibattito
in merito all’ampliamento della GAM.
Progetto faraonico perché, dopo aver ospitato le mostre per i 150 anni dell’Unità,
le OGR diverranno il fulcro di un investimento di ben 100 (cento) milioni di
euro erogati dalla Fondazione CRT. Per far cosa? Ebbene, le OGR disegnano una
H: la prima “stanghetta”, verso la
Spina 1, sarà rivolta in tutti sensi alla ricerca applicata,
visto che a pochi passi c’è una parte del Politecnico; il raccordo sarà adibito
ai servizi, con ovvio focus sull’enogastronomia, fiore all’occhiello della
riconversione terziaria del Piemonte; e la seconda stanghetta sarà invece
dedicata alla cultura creativa “pura”. Insomma, quel che praticamente da
nessuna parte al mondo è funzionato: un centro polifunzionale, per di più
“accentratore”. Si pensi a Londra, che con gli Idea Store sta dimostrando a
suon di numeri incredibili che il modello da seguire è ben diverso, e fa segno
verso micro-realtà ben radicate sul territorio e capillarmente distribuite,
altroché 104 parigini o pelande romane, progetti nati infattibili e presto
trasformatisi in flop bisognosi di un cambio di mission. In ogni caso, i tempi
sono stretti: si è parlato del 2015 per consegnare il tutto a pieno regime, per
non parlare dell’idea di espandersi verso ovest con un centro congressi che
dovrebbe/potrebbe far concorrenza a Milano (ma di concorsi pubblici e magari
internazionali ancora non se ne son visti).
le OGR diverranno il fulcro di un investimento di ben 100 (cento) milioni di
euro erogati dalla Fondazione CRT. Per far cosa? Ebbene, le OGR disegnano una
H: la prima “stanghetta”, verso la
Spina 1, sarà rivolta in tutti sensi alla ricerca applicata,
visto che a pochi passi c’è una parte del Politecnico; il raccordo sarà adibito
ai servizi, con ovvio focus sull’enogastronomia, fiore all’occhiello della
riconversione terziaria del Piemonte; e la seconda stanghetta sarà invece
dedicata alla cultura creativa “pura”. Insomma, quel che praticamente da
nessuna parte al mondo è funzionato: un centro polifunzionale, per di più
“accentratore”. Si pensi a Londra, che con gli Idea Store sta dimostrando a
suon di numeri incredibili che il modello da seguire è ben diverso, e fa segno
verso micro-realtà ben radicate sul territorio e capillarmente distribuite,
altroché 104 parigini o pelande romane, progetti nati infattibili e presto
trasformatisi in flop bisognosi di un cambio di mission. In ogni caso, i tempi
sono stretti: si è parlato del 2015 per consegnare il tutto a pieno regime, per
non parlare dell’idea di espandersi verso ovest con un centro congressi che
dovrebbe/potrebbe far concorrenza a Milano (ma di concorsi pubblici e magari
internazionali ancora non se ne son visti).
Tutto questo proprio mentre, come si diceva, a Rivoli si inaugurava per la
stampa una straordinaria mostra dedicata a John McCracken, la prima antologica
museale al mondo, degna di entrare di diritto nella storiografia dell’arte
contemporanea. Avveniva al Castello di Rivoli, il “papà” dei musei d’arte
contemporanea italiani. Un museo che rischia di collassare sotto la scure dei
tagli. Tagli non soltanto “istituzionali”, ma anche della stessa Fondazione
CRT. Che toglie le briciole – salvifiche però! – da una parte per distribuire
caviale dall’altra. In uno scenario che pare – a pensar male ci si azzecca
quasi sempre – mettere politicamente a confronto, o meglio in scontro, Comune e
Regione. A questo punto la domanda è: saranno 100 milioni elettorali o 100
milioni reali?
stampa una straordinaria mostra dedicata a John McCracken, la prima antologica
museale al mondo, degna di entrare di diritto nella storiografia dell’arte
contemporanea. Avveniva al Castello di Rivoli, il “papà” dei musei d’arte
contemporanea italiani. Un museo che rischia di collassare sotto la scure dei
tagli. Tagli non soltanto “istituzionali”, ma anche della stessa Fondazione
CRT. Che toglie le briciole – salvifiche però! – da una parte per distribuire
caviale dall’altra. In uno scenario che pare – a pensar male ci si azzecca
quasi sempre – mettere politicamente a confronto, o meglio in scontro, Comune e
Regione. A questo punto la domanda è: saranno 100 milioni elettorali o 100
milioni reali?
[exibart]












di intervento sull’arte non sono chiare
Si parla sempre dei tagli che il governo ha fatto, non si parla mai di quanto guadagnano tutti i grandi GEGNI che ruotano attorno agli enti culturali. RIUCIREMO A SAPERLO?
Tranquilli !
Non si farà un bel niente. Dei 100 milioni ne rimarranno 20-30 …si faranno un paio di mostre e poi tutti a casa.
Spot elettorale.
A quanto ne so non sarà un centro tipo 104, e i fondi sono stati accantonati nel passato, e non dovrebbero intaccare le erogazioni, così dicevano i vertici della fondazione. Sarà una nuova istituzione, pare che abbiano coinvolto i nomi formidabili a livello internazionale, ma ne parlava già lo spiffero qualche settimana fa…