-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Daniel Libeskind spezza in due l’arsenale di Dresda prossimo a diventare uno tra i più grandi musei militari del mondo (l’inaugurazione è prevista per ottobre). La facciata schinkeliana dell’edificio verrà appunto divisa da un cuneo di vetro, cemento e lamelle di alluminio progettato dall’architetto americano. In mostra installazioni e effetti visivi interattivi che rappresentano l’orrore della guerra. Il museo della pace è stato interamente finanziato dall’esercito tedesco. (la Repubblica)
L’Independent avrebbe annunciato il ritrovamento a Oxford di una Crocifissione autografa di Michelangelo Buonarroti finora attribuita a Marcello Venusti. Per Il Giornale è l’”ennesima bufala” e se la prende con l’esperto di Rinascimento, Antonio Forcellino, a cui si deve la nuova attribuzione. La sicurezza di Forcellino vacilla. Sembra infatti, documenti alla mano, che il Venusti non fosse un semplice pittore bensì il copista, per così dire, “ufficiale” del Buonarroti.
I 61 quadri di Giorgio De Chirico che andranno a realizzare quello che sarà il più grande ensemble museale dedicato al maestro italiano della metafisica, è segno di un lascito testamentario voluto dall’artista stesso. Ma non è stato facile. C’è voluta una guerra durata vent’anni, piuttosto una “telenovela” come dichiara il critico d’arte Philippe Daverio, perché il trasloco avvenisse. Il Musée d’Art moderne de la Ville ora si appresta ad ospitarle, tutte e sessantuno. Una perdita amara per l’Italia? Un’altra Gioconda che se ne va? Sempre Daverio “non mi sembra che la Francia acquisisca un patrimonio particolarmente importante. I quadri sono opere tarde e minori, le sculture di atelier. Ma capisco che dispiaccia veder sparire sessantun De Chirico. Se la legge lo impone, bene così. Però io li avrei scambiati senza esitazione con due De Chirico buoni”. (La Stampa) (selezione a cura di rebecca vespa)
[exibart]









