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Il divoratore della propria ombra, “ombrofago” appunto. Così l’aveva definito in un saggio Francesca Alinovi, riferendosi ai tableau vivant in cui rivestiva i panni di Dracula, Onan, Bacco. Stiamo parlando di Luigi Ontani, poliedrico artista su cui quest’anno cade la scelta dell’evento clou di Arte Fiera in collaborazione con Comune, UniboCultura e il Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna. Nella Sala Borsa scorreranno video di performance storiche dagli anni settanta in poi, commentati dalla voce suadente di Ontani che risponde alle domande di Renato Barilli (curatore dell’iniziativa) e del pubblico. Uno spettacolo da non perdere – è il caso di dire – per la sottile ironia e la profondità con cui Ontani è uso parlare di se stesso e del mondo, non solo dell’arte.
Dopo Bill Viola nel 2010 e Marina Abramovic lo scorso anno, la performance resta il cuore anche di questa edizione. Con un artista che ha lunga consuetudine in questo campo: già nella Settimana della Perfomance del 1977, alla vecchia GAM di Bologna contigua allora ai Padiglioni della Fiera, offrì al pubblico “Il sonno di Endimione”, ponendosi al centro del vasto salone nei panni di un pastore arcadico con accanto una pecorella imbalsamata. L’invito di quest’anno suona come l’ennesima dimostrazione di affetto all’artista dalla sua terra d’origine. Da anni residente a Roma e in giro per il mondo, con una particolare predilizione per l’Oriente, Ontani è nato a Montovolo, sui colli bolognesi, nel 1943. (m.b.)










