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Se ne era interessato anche Charles Saatchi che l’aveva rilevata nel 2000 per fare nuovi film che però non sono mai stati realizzati. Stiamo parlando della casa di produzione Hammer, piccola industria inglese del cinema horror, salita alla ribalta alla fine degli anni Cinquanta cavalcando l’onda gotica di Frankenstein e Dracula (interpretato spesso da Christopher Lee). Ha resistito fino a metà degli anni Settanta, lottando strenuamente a livello finanziario come un vampiro contro la luce del sole. Il genere orrorifico in qualche modo è stato superato. Nel 2007 arriva però la mano di Simon Oakes, dirigente di una tv via cavo che rileva Hammer con un somma di cinquanta milioni di dollari per nuove produzioni. Il nuovo magnate della vecchia compagnia ha dichiarato che non si realizzeranno film sulle vecchie orme degli horror degli anni Sessanta, né tantomeno robaccia agghiacciante come i sanguinari film sul genere presentati in sala in questi anni. Ma si vaglieranno sceneggiature più lievi, sulle orme di Hitchcock. Una doppia sfida al sistema per fare nello scontato mercato “di cassetta” un prodotto non banale sulla scia di quello che aveva rappresentato la Hammer qualche decina d’anni fa: una serie di film a basso costo, molto d’avanguardia, ma con ottimi attori. Si inizia con “The woman in black”, con l’ex Harry Potter Daniel Radcliff nella parte di un uomo, avvocato e padre con sensi di colpa, che inizia a vedere fantasmi dopo aver attraversato la casa di una donna recentemente scomparsa. «Per avere successo – ha detto Oakes – Hammer deve onorare le sue origini». A quando nelle sale italiane? (m.b.)




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