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Dal 7 Febbraio a fine Agosto al Metropolitan, nella Joyce and Robert Menschel Hall for Modern Photography, una serie di artisti contemporanei indagano la vita segreta dei musei e delle loro collezioni.
“Spie nelle case dell’arte” è il titolo dell’esposizione ispirata al romanzo di Anaïs Nin del 1954 “Una spia nella casa dell’amore”, in un’abile equilibrio tra distacco e impegno, tra vigilanza e desiderio. Da Cindy Sherman a Sophie Calle, da Francesca Woodman a Lutz Bacher, Lothar Baumgarten, Tim Davis e Candida Höfer fino a Thomas Struth e Diane Arbus verrà messo in scena il rapporto duale tra artisti e musei nei rimandi e nelle citazioni, nelle ispirazioni e nelle opere create su una serie di suggestioni come accade nelle immagini della Sherman dove l’artista, sempre soggetto dei suoi scatti, si ritrae in figure del Rinascimento. Di Sophie Calle invece è in mostra la serie “Les Aveugles” del 1986, in cui l’artista chiese ad alcuni non vedenti di descrivere il loro concetto di bellezza: Calle ha fotografato i volti dei suoi soggetti e stampato le loro risposte. Un lavoro straniante in cui figura anche la dichiarazione di un adolescente che ammette sfacciatamente il desiderio carnale provocato da un nudo in bronzo al Museo Rodin di Parigi. Una mostra che indaga come i musei siano il tramite privilegiato tra l’arte del passato e le esigenze poetiche del presente, per riflettere sul bisogno inesausto dell’uomo e dell’arte di avere, in qualche modo, la capacità di appropriarsi anche dei propri fantasmi. (m.b.)














