03 febbraio 2012

Brooklyn in declino? Impossibile! Se non ci pensa l’arte c’è sempre la TV

 

di

Brooklyn Public Library
Davvero la new wave creativa che ha coinvolto Brooklyn negli ultimi dieci anni è destinata ad affievolirsi e a spostarsi nel Bronx come ci si domanda in un articolo apparso sul New York Times? Forse, ma per ora il neighboorhog di New York City è ancora in ascesa. Anche se le istituzioni lamentano, guarda caso, carenza di fondi: alcuni mesi fa il Brooklyn Museum aveva annullato un’esposizione sui graffiti proprio per questo motivo e il direttore Arnold Lehman, aveva dichiarato: «senza grandi finanziamenti in atto non possiamo andare avanti». E se l’arte non è sostenuta adeguatamente, dopo la rinascita di Greenpoint, Williamsburg e Red Hook con le loro gallerie, i ristoranti e i prezzi degli affitti tranquillamente arrivati ai livelli di Manhattan, ci pensa la TV a catalizzare l’attenzione sulla zona. Con buona pace delle quattro sfaccendate di Sex & The City che mai sono uscite dalla “city”.
“Gossip Girl”, in cui il padre di uno dei ragazzi protagonisti si occupa d’arte in un loft di Dumbo, e “Flight of the Conchords”, fiction interpretata dai chitarristi dell’omonimo duo, sono solo un paio dei serial che hanno recentemente utilizzato Brooklyn come set di ambientazione per storie che mischiano le esistenze dei protagonisti alla vita fuori da Manhattan, in una Brooklyn a scelta tra lo squallido e il romantico. É stata poi la volta di “Bored to Death”, ambientato nella zona di Cobble Hill e Park Slope, residenza eletta della Brooklyn bene e degli scrittori newyorkesi, uno tra tutti l’inimitabile Paul Auster, che nei pressi di Prospect Park ha ambientato decine di romanzi. L’ultimo arrivato, “Pants Back” è in linea con la programmazione di Mtv (che lo trasmette): discretamente volgare, è la storia di quattro amici a Greenpoint che parlano per lo più di sesso, farmaci, lavoro e delle terribili conseguenze della mezza età nell’uomo bianco. Lo show televisivo si è aperto all’insegna dello choc, in un refrain che ricorda da vicino Andy Warhol e la sua autobiografia: il protagonista del telefilm al telefono attacca: «Non mi sto toccando. Non alzo il telefono quando mi masturbo. A meno che non sia al lavoro».
Insomma, in attesa di scoprire quali saranno le sorprese relative alla zona calda dell’arte newyorkese, al di là dell’East River e dell’inarrivabile Chelsea, si può sempre puntare sui serial a basso impatto mentale che contribuiscono a rendere Brooklyn meno “periferica”, ma più hipster (di quanto già non sia) e più adolescenziale. (m.b.)

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