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É l’ora di occuparsi di come mettere in salvo e tutelare l’arte contemporanea, deperibile per definizione e non destinata a durare per scelta degli stessi artisti. Ci pensa il Castello di Rivoli che, con un convegno internazionale curato da Maria Cristina Mundici e Antonio Rava, “Cosa Cambia”(10 e l’11 Febbraio), ne affronta il tema del restauro. Una disciplina sfaccettata e in qualche modo pionieristica, ancora in realtà con un tocco da work in progress – tante sono le nuove nozioni e scioperte che si apprendono via via – la cui promozione è iniziata anche grazie al Castello di Rivoli qualche decennio fa. Il convegno è gratuito e aperto al pubblico.
Nei due giorni della manifestazione sono chiamati ad alternarsi relatori dalle professionalità più disparate, divisi in “gruppi di analisi”, che intervengono su temi come come l’evoluzione delle tecniche e dei materiali utilizzati dagli artisti, il concetto di conservazione preventiva, le nuove tecniche di restauro e la movimentazione e l’installazione delle opere. Ovviamente ampio margine anche per la ricerca scientifica nel campo dei materiali sintetici.
E visto che anche Rivoli è stato partner della grande mostra sull’Arte Povera il secondo collettivo di relatori, formato da Lydia Beerkens, Grazia De Cesare, Barbara Ferriani, Luisa Mensi, Antonio Mirabile, Galileo Pellion di Persano e Chantal Quirot, si occuperà proprio di raccontare come vengono conservate le opere della corrente italiana teorizzata da Celant alla fine degli anni 60.
Un movimento “didattico” a conclusione del quale verranno pubblicati gli atti del convegno del 1987 “Il restauro del contemporaneo”, rimasti finora inediti, associati agli atti di “Cosa cambia”. Due convegni non solo scientifici, ma che intendono mettere al centro del discorso l’opera d’arte, assumendosi la responsabilità di rendere più solido e duraturo l’oggetto della cultura. Con buona pace dei tanti artisti che affermano di non preoccuparsi della durata dell’opera – da Schifano con i suoi quadri bruciati a Vascellari con le sue fascine precarie – e per abbandonare l’idea che il contemporaneo sia inafferrabile e transitorio. (m.b.)


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Mi chiedo e vi chiedo perchè preoccuparsi se artisti come Schifano e tutti quelli dell’arte povera non si preoccupano della deperibilità dlle loro opere? Iteressi di mercato?Il restauro si basa sulla conservazione dei materiali e supporti utilizzati, sulla l’interazione tra loro e l’ambiente, non vedo cambiamenti ma solo nuovi supporti e materiali chimici di cui conosciamo provenienza e utilizzo. Però spesso l’artista, utilizza mescolanze improprie, che rendono più fragile la conservazione, e pare che non sia tenuto ad avere conoscenza.”Chi è causa del suo mal pianga se stesso” G.Brizio