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Figura chiave dell’Arte Povera, attivo fin dalla metà degli anni sessanta a Torino, dove espone alla Galleria di Gian Enzo Sperone, Alighiero Boetti è diventato negli ultimi tempi un’icona della recente storia dell’arte, osannato da schiere di giovani artisti che guardano al suo suggestivo lavoro.
La mostra alla Tate Modern di Londra è la prima esposizione d’oltremanica dedicata ad un’artista Poverista. E quando si tratta di Tate ovviamente le mostre sono “in grande”, ovvero vi sarà una vasta selezione di opere che vanno dai lavori a biro ai tappeti Kilim di Alternando da uno a cento e viceversa realizzati in Afghanistan, così come la serie delle Mappe e l’autoritratto del 1993 in cui è riprodotta, a grandezza naturale, la figura dell’artista che si bagna la testa, al cui interno vi è una resistenza che la rende incandescente, con un getto d’acqua che genera vapore. Pensieri fumanti e sempre in movimento omaggiati anche dalla galleria londinese Sprüth Magers, che ha collaborato con l’artista per oltre 20 anni. Realizzata in collaborazione con Pasquale Leccese, la mostra si sviluppa su tre piani della galleria. Al piano terra un grande disegno a penna a sfera e un’opera “postale” datata 1969-70.
Al livello inferiore invece Il Muro, un’installazione site specific che l’artista aveva iniziato nel 1972 nella sua casa romana di Trastevere -in mostra alla Sprüth Magers ci sarà invece quello costituito nella casa di Todi. Un progetto che nasceva come una sorta di quadreria su un’unica parete in cui Boetti attaccava disegni, cartoline, calendari, biglietti di amici e oggetti rinvenuti che in qualche modo diventavano una dichiarazione implicita dei propri pensieri, delle sue ispirazioni. In più sarà visibile il film di 12 minuti Kabul Kabul Roma Roma, del 2010, che include un’intervista con Salman Ali, rifugiato afgano che ha incontrato l’artista italiano a Kabul, mentre lavorava come cameriere al One Hotel, il progetto che Boetti portò avanti dal 1971 al 1979. Ali racconta la sua vita come assistente e amico dell’artista, mettendo in luce i processi creativi e le attività quotidiane dell’italiano. Completa la mostra un catalogo a cura di Amedeo Martegani e Luca Pancrazzi con diversi materiali inediti. La pubblicazione contiene pagine di corrispondenza, memorie, idee e progetti, alcune incompiuti o mai realizzati, dagli inizi della sua carriera artistica a Torino, ai suoi viaggi in Africa e in Asia.


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