28 febbraio 2012

Mentre in Italia si taglia a Francoforte lo Städel Museum raddoppia con l’arte contemporanea. Grazie a una catena esemplare di finanziamenti divisi tra enti pubblici e semplici cittadini

 

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Städel Museum, il giardino

Crisi su crisi, tagli, chiusure e opere che vanno a fuoco. Non a Francoforte però, dove il museo Städel inaugura un nuovo edificio destinato ad accogliere la collezione di arte contemporanea, finanziato da una partnership tra enti pubblici e privati a dir poco esemplare. Basti sapere che lo scorso week end, data dell’inaugurazione, sono stati registrati 18mila visitatori.
Un ampliamento di un museo storico che raccoglie, tra gli altri, quadri di Dürer, Holbein, Rembrandt, Vermeer, Rubens, Mantegna, Botticelli e Tiepolo, che ha costruito uno spazio di 3mila metriquadrati sotto il giardino illuminato da 195 lucernari rotondi. 52 milioni di euro di spesa complessiva, di cui circa la metà proviene da donazioni private da parte di cittadini, imprese e fondazioni e l’altra metà da fondi pubblici. «È un esempio brillante di finanziamento della cultura anche in tempi economici difficili» ha detto Nikolaus Schweickart, presidente dell’amministrazione dello Städel. E noi non stentiamo a crederlo, anzi, restiamo a bocca aperta. Il circolo virtuoso di donazioni, prima per il restauro e poi per l’ampliamento della struttura, è iniziato nel 2007, con la donazione di 7 milioni da parte della Hertie-Stiftung, fondazione nata per volontà di Georg Karg (1888-1972), proprietario dei grandi magazzini Hertie, oggi parte del gruppo Karstadt. Da qui in poi sono arrivati, l’anno successivo, 3 milioni da parte dell’istituto bancario B. Metzler seel. Sohn & Co e poi ancora, tra gli altri, la Deutsche Bank, la società immobiliare americana (500.0Tishman Speyer, la fondazione del giornale “Frankfurter Allgemeine Zeitung” e la Royal Bank of Scotland.
Dal 2009 poi tutto è diventato un affaire pubblico cittadino: iniziative per la raccolta di fondi, aste di disegni di oltre mille studenti, famiglie in vista della città che hanno dato in concessione opere delle loro collezioni private, l’associazione “amici del museo Städelsche-Verein” ha raccolto dai suoi membri 3 milioni e lo stato del Bundesland Hessen ha contribuito con altri 5.
Un circolo virtuoso innescato anche grazie alle deducibilità fiscali tedesche.
E così ora lo Städel ha oltre 300 opere esposte nelle nuove gallerie (su circa 1200 presenti nella collezione permanente) di artisti come Donald Judd, Blinky Palermo, Imi Knoebel, Isa Genzken, Gerhard Richter, Sigmar Polke, Andreas Gursky, Wolfgang Tillman. Un vero sogno.

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