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Nel settembre-ottobre 1967 alla Galleria La Bertesca di Genova veniva messa in scena la prima mostra che avrebbe inaugurato la felice e proficua stagione della corrente tutta italiana dell’Arte Povera.
Genova è stata forse la grande esclusa dall’immenso requiem al movimento che ha imperversato nell’autunno-inverno scorso da Torino a Napoli, da Bari a Milano, tutto dedicato ai poveristi. Eppure non ci si poteva far scappare l’occasione ghiotta e stasera inaugura, a Palazzo Ducale, una mostra che vuole essere la rivisitazione storica della mostra del ’67, risultato dell’attività propositiva del gallerista Francesco Masnata e della ricerche di Germano Celant, entrambi genovesi.
A Palazzo Ducale tutto è nato dalla volontà di ricostruire fotograficamente e in modo documentario, nella maniera più fedele possibile, le opere che furono realmente esposte nel 1967, il loro rapporto con lo spazio e le varie fasi dell’allestimento. Un omaggio che dà la città alla “sua” corrente che si è propagata per il mondo ma che, in qualche modo, l’ha un po’ tradita. E così, a distanza di oltre 40 anni Boetti, ora alla Tate, Fabro, Kounellis, Paolini, Pascali, Prini, Mattiacci e compagni si ritrovano nei ritratti in bianco e nero, ripercorrendo antologicamente una storia ormai sdoganata che torna al punto di partenza.


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