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Nato nel 1946 da una famiglia di artisti originaria di Catania, Alberto Abate è scomparso oggi a Roma. Tra i principali ispiratori e protagonisti del movimento del “ritorno alla pittura”, era stato ammaliato dalla fine degli anni settanta dall’idea del recupero delle ragioni della pittura,del valore della manualità e del quadro. Una rivisitazione di forme e miti che ha trovato definizione con gli appellativi “anacronismo”, “Pittura colta”, “citazionismo”, che si poneva contro le regole e i dogmi del concettuale e dell’arte povera e che vedeva, tra gli altri protagonisti, anche Franco Piruca e Ubaldo Bartolini, Marco Rossati e Omar Galliani, Stefano Di Stasio e Paola Gandolfi. Faceva parte, insomma, di quella schiera di temerari controcorrente, che rifuggivano dalle esperienze della avanguardie dell’epoca colpevoli di essersi chiuse nelle loro ripetitività, ispirati dagli storici Maurizio Calvesi e Italo Mussa.
Nella sue figurazioni emergevano e si intrecciavano due vocazioni: da un lato quella del pittore colto e, dall’altro, quella del teorico di estetica. Per lunghi anni docente di Storia dell’arte contemporanea, presso alla facoltà di Architettura dell’Università di Catania e professore di Pittura presso l’Accademia d’Arte di Abadir, a Catania. I funerali si terranno lunedì, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo, alle 12.30.














