15 marzo 2012

Al via, domani, la 25esima edizione di Tefaf a Maastricht. Una fiera d’eccellenza dove convivono antico e contemporaneo. 3 domande a Michele Casamonti

 

di

Lucio Fontana,Concetto spaziale, attese (1966). Idropittura su tela, rosso, cm. 60 x 55, Courtesy Tornabuoni Art, Paris

“Durante la settimana della fiera, chiunque sia qualcuno nel campo delle belle arti sarà a Tefaf Maastricht”. É  questa l’introduzione alla fiera delle fiere olandese.
Da Bruegel a Bacon, dall’art nouveau al design scandinavo, da Noguchi a Giacometti. Al Tefaf ce n’è per tutti. “Oggetti che riflettono 7mila anni di storia” si legge sull’home page della manifestazione, e c’è da crederlo visto che si tratta di una selezione di oltre 250 gallerie d’arte e d’antiquariato provenienti da 18 paesi. E tra i partecipanti anche una galleria dalle diverse sedi italiane: Tornabuoni Arte, alla sua prima partecipazione a Tefaf, aperta a Parigi dal 2009, dopo le postazioni di Firenze, Milano, Portofino, Forte dei Marmi e nella località svizzera di Crans-Montana. Abbiamo rivolto alcune domande sulla manifestazione e sul suo “profilo” al direttore Michele Casamonti.
Tefaf. Perché partecipare? Quali sono le differenze riscontrabili rispetto al pubblico delle fiere di sola arte contemporanea?
«Tefaf è una grande vetrina internazionale che raccoglie i 250 migliori specialisti al mondo in diversi settori, dall’arte moderna e contemporanea ai dipinti antichi, dagli argenti ai disegni fino ai gioielli. E’ un’esposizione dell’eccellenza capace di attrarre collezionisti da tutto il mondo, dall’Asia agli Stati Uniti e ovviamente gli appassionati d’arte europei.
Il pubblico di Maastricht ha interessi più eterogenei ed è alla ricerca dell’oggetto d’eccezione molto spesso senza preclusioni di epoca»
Che pezzi presenterete? Su quali parametri avete basato la selezione?
«Tornabuoni Art sarà presente con una mostra eccezionale di 30 opere di Lucio Fontana. Abbiamo scelto il solo show ispirati dalla logica di creare l’evento nell’evento con la finalità di distinguere la galleria per il lavoro straordinario che facciamo da anni sull’arte italiana del Dopoguerra».
Come prevedete la fiera di Maastricht in questo suo 25esimo anno?
«Credo che sarà un’ottima fiera, il miglior termometro per capire come gli investitori d’arte reagiscono ai dati poco confortanti o contradditori che provengono dalla macroeconomia».

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