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Scroscio di applausi al termine dell’intervento di Marina Abramovic a Villa Reale di Milano, per la presentazione di “The Abramovic Method”. Una lezione di vita, sull’importanza dell’arte come mezzo per cambiare la percezione dell’esistenza. Stefano Boeri attacca con «L’artista inizia la sua carriera proprio da Milano, nel 1974, alla galleria Il Diaframma, ed è ancora una volta Milano che segna una tappa importante nella carriera dell’artista». Dal canto suo la Abramovic non nega, anzi, parla di Milano e del suo “metodo”, come un’eredità fondamentale per la Performance Art quando lei “non sarà più presente”. E rimarca la posizione dell’artista al centro della società, come portatore di valori e rabdomante per il futuro.
Domani inoltre la mostra personale da Lia Rumma, allestita per l’occasione. E ancora, in conferenza, la Abramovic fa un resoconto del suo essere una sorta di ambasciatrice della cultura. Un esempio? In Montenegro una vecchia fabbrica di frigoriferi sarà riconvertita a centro culturale e porterà il suo nome. A partire dal prossimo 2013.
«Il metodo Abramovic è l’idea del futuro dell’arte, un’idea che si comincia oggi da Milano, a partire dall’esperienza del MoMA (con “The Artist is present”) che ha cambiato la mia vita e la mia percezione dell’arte» chiude Marina. E tra poco meno di un’ora la prima performance a cui parteciperanno venti giornalisti guidati dall’artista. Vi racconteremo tutto più tardi perché per poco più di due ore, come da contratto di “collaborazione”, Marina toglierà ai presenti ogni tecnologia, in cambio di una nuova esperienza.









