13 maggio 2012

Saluti dall’Habana. Inaugurato oggi il padiglione italiano all’undicesima Biennale

 

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Oggi, 13 maggio, si è inaugurato il padiglione italiano della Biennale dell’Avana. Con Raffaele Gavarro, che l’ha curato, c’erano gli artisti Flavio Favelli, Valerio Rocco Orlando, Piero Mottola e Giuseppe Stampone. Tutti, tranne Marinella Senatore, l’unica a non essere presente e che all’Avana ha mandato un video già realizzato per la scorsa Biennale di Venezia. “L’etica prima della forma”, questo il titolo della mostra, è ospitata presso la Galeria Galiano, un posto un po’ sgangherato sull’Avenida de Italia, nel centro dell’Avana. I lavori realizzati dagli artisti hanno cercato di interagire tutti con la realtà cubana, anche grazie alla scelta di Gavarro di realizzarli qui, partendo da lavori precedentemente fatti in Italia ma che qui dovevano trovare la loro naturale continuazione. È dal 23 aprile, infatti, che los Italianos sono all’Avana, «quasi una residenza, sia pure breve ma molto intensa, specie perché fatta insieme al curatore», racconta Valerio Rocco Orlando. Un periodo in cui hanno incontrato diverse difficoltà, «dal reperimento dei materiali per realizzare le opere ai permessi per poterle fare», sottolinea Flavio Favelli. Ma i risultati ci sono.
Pietro Mottola ha sintetizzato i suoni della città passandoli attraverso una griglia sonora e di rumori legati alle emozioni che Mottola ha messo a punto in Italia e che qui ha fuso con la realtà cubana. Favelli non ha smentito la cifra del suo lavoro e anche qui ha cercato vecchi oggetti, lattine di bibite, una ringhiera, una sedia e poster fatti a mano da un uomo che lavora nel teatro America proprio di fronte alla Galeria Galiano. Un bric a brac di cose legate da un filo comune, come la stella rossa di Che Guevara, che compare anche sulla bottiglia d’acqua San Pellegrino (molto gettonata dall’alta borghesia cubana) e le lattine della birra Heineken.
Valerio Rocco Orlando ha continuato il suo lavoro di interviste a studenti fatto a Roma, incontrando studenti dell’Avana, che però non ha potuto proiettare in video per il divieto del Governo. La censura qui non scherza per niente e ogni lavoro deve essere anticipatamente comunicato e approvato.
Giuseppe Stampone ha riproposto parte del suo lavoro Saluti dall’Aquila, ampliandolo con una mappa dell’Avana disegnata sul muro della galeria alla quale ha aggiunto molte foto della città. Quando tornerà in Italia completerà il lavoro, realizzando Saluti dall’Avana.
Il dato più interessante, in una Biennale che vuole legare le pratiche artistiche all’immaginario sociale (questo il tema dell’undicesima edizione della Biennale dell’Avana) è lo sforzo fatto da un gruppo di artisti insieme al curatore di misurarsi con la realtà locale, senza abbandonare le proprie origini. Ma portando qui il lavoro artistico su cui investono di più nell’ultimo periodo, sottoponendolo allo sguardo altro di un pubblico nuovo.

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