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«Ho passato tutta la vita guardando la televisione. Adesso è lei che guarda me». Sono le parole di Mario Schifano, qualche mese prima di scomparire, dedicate al mezzo sui cui aveva più intensamente, quella televisione che nel suo studio era sempre accesa, che filmava, ri-fotografava, dipingeva insieme alle stelle, alle palme, ai simboli di un’epoca e di Roma. Stasera, al MACRO, Luca Ronchi, già autore di “Tutto -Mario Schifano”, edito nel 2009 da Feltrinelli Real Cinema, presenta il secondo capitolo dedicato al controverso e contraddittorio artista, inaugurando una nuova collana di biografie, promossa da Johan & Levi. Insieme a Ronchi, nato a Milano nel ’56, ma a Roma dal 1973, anno in cui aveva anche conosciuto Schifano, parleranno del “Re di Roma” Achille Bonito Oliva, Fulvio Abbate e Stefano Chiodi.
«Mi conoscono anche quelli che non mi conoscono, quindi inventate quello che volete»: “Mario Schifano. Una biografia” racconta anche le intemperanze della vita di uno degli artisti più prolifici e amati, nonché falsificati e chiacchierati, ma anche paradossalmente poco conosciuti del panorama italiano, dove la capitale era anche la protagonista silenziosa che ha affiancato Schifano durante tutta la vita, il suo scenario naturale. A parlare di quest’uomo che “non stava mai fermo, cambiava macchine, abiti e televisori con una rapidità sconvolgente”, che conosceva intellettuali, aristocratici e malavitosi e che di continuo scattava polaroid, che dipingeva rapido spremendo direttamente il colore dal tubetto e che forse è stata l’ultima incarnazione perfetta di “genio e sregolatezza” saranno anche le voci di Furio Colombo, Maurizio Calvesi, Anita Pallenberg, Giorgio Marconi, Fabio Mauri, Marco Meneguzzo, Monica De Bei e Sandro Chia. Ricordi, documenti, aneddoti, racconti: un mosaico di testimonianze ritraggono in modo anche romantico la figura dell’uomo che ripeteva sempre: «the man is nothing , the work is everything».












