16 giugno 2012

L’arte e il parcheggio? Un’altra storia arriva da Strasburgo, dove le piazzole di sosta sono state riconvertite in campi da gioco in miniatura

 

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All’epoca di “Occupy” sembra che il parcheggio sia diventato una sorta di habitat per l’arte per niente disprezzabile: prima una mostra a Los Angeles, la città diffusa dove i parcheggi sono una specie di luogo-monumento, poi c’è “I Park-Art”, situazione itinerante che coinvolge le piazzole delle più svariate città, concepita dall’italiano Mattia Paco Rizzi, che ha portato l’idea anche a Parigi. Ora arriva un l”attivista urbano”, come lui stesso si è definito, Florian Rivière, che ha iniziato a creare in diverse capitali d’Europa  interventi di arte pubblica con pochissimi materiali banali e con le quali il pubblico può interagire. Certo, non aspettatevi chissà quali dimensioni, in fin dei conti un parcheggio è grande quanto un parcheggio!
Uno dei progetti più recenti dell’artista francese è “Don’t Pay, Play” (Non pagare, gioca), dove ha trasformato un’are di sosta di Strasburgo in un campo di gioco per diversi sport, dal basket all’hockey, dal tennis al calcio. Ogni campo campo corrisponde a una piazzola, e l’installazione si compone di un nastro e due carrelli della spesa, a ricreare in miniatura i diversi campi da gioco, Un altro recente progetto di Rivière è stata un’installazione, a Berlino, di una pubblicità-carosello. Tre immacabili carrelli della spesa sono stati fissati a una colonna rotante per la pubblicità, invitando i più piccoli, ma anche i più grandi, a “cavalcarli”, ovviamente gratis. Quando non manca spazio per l’iniziativa.

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