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Inaugura oggi presso il Beirut Exhibition Center la mostra Glasstress Beirut. L’iniziativa fa parte del l’iniziativa più ampia denominata “Glasstress” e ideata da Adriano Berengo, imprenditore culturale veneziano fondatore nel 1989 della Berengo Studio Projects, che ha deciso di dotare il famosissimo vetro di Murano di un’immagine innovativa. Attraverso questo ambizioso progetto infatti, il vetro è stato liberato dalla tradizione veneziana della mera decorazione e funzionalità, ed è diventato un materiale dinamico utilizzato per creare l’arte contemporanea. Per raggiungere questo obiettivo, Berengo Studio ha regolarmente invitato artisti affermati ed emergenti a lavorare al fianco di maestri vetrai, incoraggiandoli a interpretare in maniera creativa le loro opere in vetro. Negli ultimi venti anni, oltre 140 artisti provenienti da tutto il mondo hanno contributo alla realizzazione di “Glasstress”, che ha partecipato alle Biennali di Venezia del 2009 e del 2011, ed in seguito a questi grandi successi, è diventata un evento itinerante ospitato da importanti musei internazionali come il Museo Millesgården di Stoccolma, il Museo Nazionale di Arte – Rīgas Birža in Lettonia, e al Museum of Arts and Design di New York. Da oggi approda anche in Libano, un paese il cui passato è indelebilmente legato l’uso e la diffusione del vetro nel bacino del Mediterraneo. Gli artisti libanesi Marya Kazoun e Nabil Nahas sono stati invitati a creare per la Glasstress Beirut nuovi impianti che dialogheranno con le opere di importanti artisti internazionali invitati per la prima volta alla Mostra Beirut Center (BEC) quali Joost van Bleiswijk, Sergio Bovenga, Soyeon Cho, Kiki van Eijk, Antonio Riello, Silvano Rubino, Andrea Salvador, Thomas Schütte, Joyce Scott, Zhang Huan e numerosi altri. Questa opportunità rappresenta un inizio importante per ciò che si spera diventi uno scambio duraturo con il mondo arabo, mostrando come la tradizione e il passato possano creare un discorso fertile con il presente mettendo insieme culture apparentemente distanti. (Francesca Iani)











