19 luglio 2012

Festival della Filosofia di Modena. Portate “qualcosa” a Claudia Losi e la renderà un’opera permanente, a Palazzo dei Musei

 

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Il terremoto degli scorsi mesi non solo ha messo in crisi l’economia di una piccola zona che però è in grado da sola di produrre il 2 per cento del Pil italiano, ma anche gli eventi culturali, con chiusure anticipate di mostre ed edifici storici che ancora sono chiusi al pubblico e in attesa di importanti restauri. Stiamo ovviamente parlando dell’Emilia, della provincia di Modena, Bologna, Ferrara e Mantova. Ma c’è un’eccellenza che resiste, e che lancia i suoi primi programmi: è il Festival della Filosofia, che come da tradizione, si svolgerà il prossimo settembre (14,15 e 16) a Modena, Carpi e Sassuolo.
Quest’anno il tema sarà proprio “Cose”, e Claudia Losi, invitata a realizzare un’opera che diverrà un’installazione permanente a Palazzo dei Musei di Modena, ha lanciato un appello alla cittadinanza: «Porta una “cosa” di cui sai e vuoi poterti privare e raccontaci il tuo legame con essa. L’ingombro massimo è quello che puoi tenere in mano o sottobraccio». Gli oggetti pervenuti (le consegne si possono effettuare fino a domenica 16 settembre proprio a Palazzo dei Musei) saranno avvolti in una serie di sfere di filato, fino a scomparire. Insieme al personale del Museo, parteciperanno alla fase di raccolta e catalogazione anche studenti dell’istituto Cattaneo-Deledda e del liceo Muratori, che registreranno la storia dell’oggetto e rilasceranno al proprietario una ricevuta. Un’iniziativa che da un lato rispecchia la volontà dei Civici di puntare sul coinvolgimento attivo della popolazione, dall’altra c’è la volontà poetica e filosofica di definire, fissare, le qualità sensibili di cui sono inevitabilmente portatrici le “cose” rispetto agli oggetti, la storia e i significati affettivi che proiettiamo su di esse e che vanno ben al di là del semplice valore d’uso.
Avvolgere in un bozzolo protettivo la memoria, preservarla: come ha ricordato la curatrice Cristina Stefani «le cose donate, dissociate dall’aura affettiva di chi le ha possedute, ma di cui resta testimonianza scritta nell’atto della consegna, si trasformano in spoglie di un uso e al contempo elementi strutturali per una nuova vita delle cose, dotata di una rinnovato slancio». Quello slancio vitale che l’Emilia non ha perso dopo il terremoto, ma che anzi potrebbe metaforicamente essere il senso di una rinascita. Nella nuova forma delle “cose” dei modenesi, affidate all’arte.

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