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Arriva dalla direzione del museo Egizio di Torino una breve, ma secca, nota che respinge le accuse al mittente, ovvero ai firmatari della petizione contro la nascita di una fondazione di diritto privato che tenterà di sbloccare l’intricata bolla di caos e incertezze che aleggia da anni sulla Pinacoteca di Milano.
Il gruppo di intellettuali, che ha bollato nei giorni scorsi la gestione del Museo Egizio piemontese come un grande “pasticcio”, chiede che il MiBAC non abbandoni l’istituzione milanese in mani “economiche”, ma che continui a riconoscere la paternità alla struttura, come del resto è sempre stato. Nonostante l’azzeramento dei fondi e le fumose prospettive future.
La risposta dei vertici dell’Egizio non si è fatta attendere e in una nota diffusa si legge: “In merito all’appello contro la privatizzazione della Pinacoteca di Brera, prendiamo atto della posizione degli illustri intellettuali che hanno firmato il documento ma riteniamo totalmente inappropriato il coinvolgimento della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino citato come “pasticcio” e come esempio di cattiva gestione. Respingiamo le critiche al mittente ricordando che il patrimonio del Museo Egizio di Torino è e resterà sempre dello Stato. È stato conferito in comodato d’uso per 30 anni con l’obiettivo (fissato dal MIBAC) di valorizzare un patrimonio attraverso uno strumento – la Fondazione – che, oltre ad essere stata riconosciuta ente di ricerca, è senza scopo di lucro”.
Una fondazione che, attiva dal 2004, ha negli anni portato il museo egizio di Torino nella top ten dei musei italiani più visitati, piazzandolo quest’anno al settimo posto, con circa 570mila presenze registrate nel 2011.







