25 gennaio 2013

Musei del territorio uniti. E nel Lazio cinquanta direttori creano un documento per sensibilizzare l’opinione nell’epoca dei tagli

 

di

Museo Civico Archeologico di Velletri, Sala dei Sarcofagi
 
Sono piccoli, certo, e ben diversi dalle grandi istituzioni di cui spesso si parla. Sono talvolta messi in ombra dalle manifestazioni mediatiche, ma sono migliaia, sparsi su tutto il territorio nazionale dell’Italia, e contribuiscono a dare vita a quel “territorio” di cui si tanto si parla e che si reclama a gran voce di valorizzare. Nel Lazio cinquanta di queste piccole realtà culturali hanno deciso di consorziarsi e unirsi sotto un unico cappello per una protesta silenziosa, ma in grado di parlare a tutta la popolazione, lanciando un documento da sottoscrivere sul sito www.museinelterritorio.info. Per dare una chance in più al precariato di una serie di realtà che hanno visto l’attenzione, e i fondi, spegnersi quasi completamente intorno alla loro esistenza, sviluppata a partire da una serie di politiche regionali negli anni ’70, per implementare ricerca scientifica, conservazione, valorizzazione e didattica. Attività che oggi potrebbero sembrare al tramonto definitivo, e che per questo, si legge nel documento, devono essere rilanciate. «I musei nel territorio, singolarmente o nella loro organizzazione in reti e sistemi, svolgono una rilevante funzione sociale, ponendosi l’obiettivo di contribuire allo sviluppo culturale delle comunità di appartenenza e, da queste, dell’intera società» si legge nel testo, che prosegue: «Il quasi totale azzeramento dei fondi destinati alla cultura, e in particolare ai musei, agli archivi e alle biblioteche impedisce di fatto la realizzazione delle moltissime attività che questi istituti proponevano nel territorio, a fronte di costi bassissimi (nell’ordine delle poche migliaia di euro); iniziative di grande qualità e impatto che coinvolgevano profondamente le comunità interessate, tanto dal punto di vista della profusione di idee e di energie, quanto, e non ultimo, dell’indotto occupazionale ed economico. Tutto questo accade nel totale disinteresse dei protagonisti del dibattito culturale in Italia». E anche in questo caso si auspica un incontro con i vertici, per poter capire come sbloccare la situazione. L’impressione è che si andrà, se si andrà, sicuramente dopo questa infuocata campagna elettorale e dopo elezioni che si preannunciano altrettanto bollenti. Sperando di riuscire a muovere un po’ di attenzione in più rispetto a quella riservata ad AMACI dal precedente Governo tecnico. Tra i firmatari all’appello i Musei Civici di Rieti, Viterbo e Bracciano,  il Museo Civico di Zoologia di Roma Capitale, l’Archeologico di Velletri e l’Ecomuseo del litorale romano di Ostia. 

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