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Si vocifera la questione da molto tempo, ma in questi giorni i media locali hanno parlato insistentemente di nuovi passi possibili verso una fusione del LACMA, Los Angeles County Museum of Art, che ha proposto l’acquisizione del Museo d’Arte Contemporanea, il MOCA, per mettere fine al suo travagliato percorso, che ha perso recentemente anche un altro curatore. Una possibilità che dovrà in qualche modo fare i conti con Eli Broad, il milionario che ha aperto il suo museo ad East Lansing, nel Michigan, ma che nel 2008 finanziò il museo losangelino con 30 milioni di dollari.
L’offerta, che non si potrebbe rifiutare, del LACMA, offrirebbe al MOCA qualcosa come 100 milioni e Michael Govan, direttore esecutivo del Los Angeles Country Museum ha dichiarato che la fusione creerebbe uno dei musei d’arte più grandi e più importanti negli Stati Uniti.
Dopo l’allontanamento forzato di Paul Schimmel, su posizioni diverse rispetto a quelle di Jeffrey Deitch, il direttore non particolarmente bravo nella pratica del fund-raising, e le dimissioni di John Baldessari dal consiglio di amministrazione del museo, che aveva azzardato anche un paragone col Metropolitan di New York, nel caso di un’unione delle due realtà di L.A., il MOCA in questi mesi è inesorabilmente caduto verso il basso. Anche il sindaco Antonio Villaraigosa, riporta il Los Angeles Times, si è detto favorevole all’unione delle due istituzioni, «che potrebbero portare in città un nucleo fatto della cultura più vibrante e ricca delle arti. La municipalità è pronta ad assistere in qualunque modo possa essere più utile».
Il LACMA, finanziato in modalità pubblico-privata, riceve il 40 per cento dei suoi fondi dalla contea di L.A. Fondi che non andrebbero a intaccare il futuro del museo nel possibile finanziamento del MOCA, che verrebbe solo da privati. Le spese annuali? Il LACMA gioca su 87 milioni, il MOCA su 14, la cifra più bassa dal 1990.
Sospesa pare anche la partnership tra MOCA e l’University of Southern California e i fondi di Broad, ex finanziatore anche del LACMA, finiranno al termine del 2013.
Insomma, secondo Govan e i membri del consiglio del MOCA la fusione offrirebbe una possibilità molto “complementare” che, se unita, potrebbe raccontare la storia dell’arte del XX secolo. Govan ha inoltre fatto notare che il LACMA «negli ultimi 10 anni ha raccolto 640 milioni di dollari in capitali privati . È più facile raccogliere soldi se vi è una organizzazione congiunta». Ditelo a Broad, che magari aggiunge al gruzzolo i suoi finanziamenti. E forse per il MOCA si aprirà una nuova strada.












